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2441 Parole

13 Non sapevo se precipitarmi da lui, rimanere dov’ero, oppure strisciare al piano di sotto e rannicchiarmi su uno dei divani. Il mio sguardo rimase incollato alla porta chiusa. A parte l’acqua della doccia che scorreva, nessun altro rumore s’insinuò nella camera. Mi infilai la maglietta, scivolai giù dal letto e raccolsi il mio vestito. Lo strinsi al petto per un momento, poi lo appoggiai su una sedia nera. Con la coda dell’occhio, notai un quaderno, sulla cassettiera. Alzai lo sguardo verso la porta chiusa, tentennai, poi afferrai il quaderno e una penna e tornai sul letto, tirandomi la coperta sulle gambe nude. Dal momento che non avevo il diario con me, ma sentivo un disperato bisogno di evadere, decisi di annotare i miei pensieri sulla carta e trascriverli in seguito. La mia mente

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