Trascorse più tempo possibile sotto il getto ghiacciato, focalizzandosi su tutto ciò che fosse in grado di deprimerlo e di spegnere i suoi bollori. Quando ritenne di non correre più alcun rischio di mettere entrambi in imbarazzo, si avvolse un telo lungo e spesso sui fianchi e uscì. Magari era andata via, stanca di aspettarlo, vinta dalla letargia che colpiva i vampiri prima dell’alba.
Macché, Brianna era ancora là. Non solo: con una notevole audacia, si era sistemata sotto le lenzuola, dal lato del letto che lui, guarda caso, non usava, come se fosse il suo posto. Suo e di nessun’altra.
Il telo che gli copriva il bacino si tese e rischiò di aprirsi sul davanti, così ci poggiò sopra entrambe le mani: proprio mentre lei distoglieva lo sguardo dal libro ora aperto e lo volgeva su di lui.
I suoi curiosi occhi verdi, screziati di grigio, splendettero nell’accorgersi del suo arrivo ma, quando scesero per forza di cose sul suo bacino, baluginarono di rosso. Brianna, in evidente imbarazzo, chinò subito il capo.
“Scu… Scusami” balbettò Gus, “non pensavo fossi qui. Mi dispiace, sono troppo stanco per leggere. Facciamo un’altra volta?” le propose, mentre cercava senza successo un pigiama.
Brianna scosse la testa e un barlume di sorriso comparve in maniera inaspettata sulle sue labbra, un attimo prima che spegnesse la lampada sul comodino e si sdraiasse del tutto.
Gus, che ormai sentiva di andare a fuoco, non seppe cosa pensare di quel suo rifiuto. Non era mai successo che avessero trascorso le ore di riposo insieme e, sebbene lui si considerasse un gentiluomo, non trovava opportuno che condividessero uno spazio tanto ristretto con lui in quelle condizioni.
Tornò in bagno per indossare una maglietta e un pantaloncino, anche se di norma avrebbe preferito dormire nudo, e decise di essere più chiaro.
“Bree, non credo che dovremmo… Sono esausto e se entrasse qualcuno…”
Lo scuoierei, se solo osasse sfiorarti con lo sguardo! pensò sconcertato, notando che lei indossava una leggera maglia di cotone, bianca e a maniche corte, sotto cui si intravedevano i piccoli, delicati capezzoli rosa.
Lei però scostò le lenzuola e con la mano batté sul materasso. Il suo mutismo ostinato complicava le cose, però Gus sospettava che, al di là della sua naturale timidezza, la caparbietà fosse un elemento preponderante del suo carattere. Lo dimostrava il fatto che nessuna delle sue scuse servì ad evitare che salisse sul materasso e si sdraiasse accanto a lei.
Brianna, inoltre, si assicurò che fosse coperto e comodo, poi avvicinò il proprio cuscino al suo e iniziò a fissarlo con intensità.
Non sapendo come mettere riparo a quella situazione potenzialmente catastrofica, Gus decise che sarebbe stato meglio leggere, dopotutto. Allungò il braccio verso il libro, riaccese la luce per farla sentire più a suo agio ma non poté sollevare la schiena, perché lei gli si era appiattita sul petto. Il suo braccio si mosse in maniera quasi involontaria per accoglierla e i capelli di Brianna finirono proprio sotto il suo mento.
Per tutti i fulmini di Giove! Il profumo di mughetto della sua chioma lo faceva impazzire. Avvertirne la morbidezza ma non poterla annusare meglio, col naso affondato in quella cascata di lucentezza, rischiava di mandarlo al manicomio!
La sua erezione pulsò tra le gambe e sollevò il lenzuolo, intromettendosi in modo brusco nei suoi vaneggiamenti. Con voce inferma, cominciò la lettura in fretta e accavallò le gambe, nella speranza di coprire le proprie vergogne. Solo dopo alcune pagine, quando riuscì a trovare un ritmo più pacato, si rese conto di quale libro tenesse in mano.
Non era la solita poesia, tanto per cominciare, e la cosa lo stupì parecchio. Si trattava di un romanzo rosa intitolato God of l**t. Il dio della lussuria.
Sono fottuto pensò, preparandosi ad affrontare narrazioni succose ed esplicite.
Sapeva benissimo chi ringraziare per quella lettura edificante: la diabolica Alice. L’aveva vista mentre, in maniera furtiva, passava a Brianna alcuni di quei libri tascabili, con Tom che, consapevole sia dei suoi pensieri sia delle sue vere intenzioni, se la rideva in disparte. Quei due erano pericolosi e, adesso che formavano una coppia anche sul lavoro, inarrestabili.
“Quando lo vide scendere dal suo maestoso cavallo” lesse, trattenendo a stento la voglia di sbuffare, “Teresa avvertì con distinzione le ginocchia cedere. Un desiderio cocente e selvaggio si abbatté su di lei come una scudisciata e, quando Aidan impugnò con forza il frustino tra le mani, seppe che quell’uomo l’avrebbe domata, resa docile quanto lo stallone da cui era appena smontato.”
Non ne uscirò vivo pensò e tentò di saltare qualche pagina ma Brianna, divertita dai suoi goffi tentativi, lo riportava ogni volta al punto esatto della lettura.
“Ah è così?” le disse, meravigliato da quell’atteggiamento disinvolto e sfrontato. “Guarda che posso fare anche di meglio, se mi impegno!”
Per dimostrarlo, iniziò a interpretare ogni personaggio con la voce che, secondo lui, più gli si addicesse. Aidan finì per squittire come un pappagallo, mentre Teresa si beccò un vocione da camionista. Un camionista mafioso dell’est Europa.
Brianna se la rideva a crepapelle e, più lei si divertiva, più Gus finalmente si rilassava.
Era così facile starle accanto che, spesso, gli sembrava che lei fosse sempre stata là, con lui. Non comprendeva la difficoltà né gli scrupoli degli altri. Il fatto che ancora non parlasse rappresentava un ostacolo non indifferente nella creazione di rapporti sociali, ma era una donna dai gusti semplici, diretta, sincera e questo era facile da dedurre: bastava guardarla mentre rideva di ogni sciocchezza che uscisse dalla sua bocca.
Quando l’allegria le illuminava il viso, ringiovaniva e sembrava davvero la ragazza ingenua, poco più che adolescente, che doveva essere stata un tempo. Arricciava il naso spruzzato di efelidi e stringeva gli occhi, quando Gus descriveva delle scene molto intense, ma non smetteva né di ascoltare con attenzione né di strofinare i piedi sui suoi.
La sua espressione mutò solo quando, a un certo punto, Gus riprese a sbadigliare. Era distrutto ma per lei avrebbe proseguito ancora per ore. Brianna però decise che potesse bastare, quindi gli tolse il libro dalle mani, lo poggiò sul comodino e si ridistese su di lui.
Gus, che pure era turbato da quella insperata intraprendenza, toccò il cielo con un dito. Spense la luce e la sentì muoversi per trovare una posizione migliore, sotto le lenzuola. Quindi Brianna sollevò il viso verso di lui e rimase immobile.
Ah Gina, quanto ti sbagli! pensò il legionario, richiamando alla mente il loro dialogo precedente e, al tempo stesso, imponendosi di non muoversi.
Giovane e inesperta com’era, la sua amica non aveva ancora compreso cosa fosse davvero l’amore, altrimenti avrebbe saputo che il sesso non era niente, niente, in confronto a ciò che lui provava adesso, nello stringere la donna che amava al proprio petto.
Nonostante fosse un vampiro, per lui l’amore non era fatto solo di carne e sangue. Non poteva essere giudicato dalla quantità di amplessi né con parametri tanto superficiali come l’attrazione fisica e il mero desiderio.
Il rispetto reciproco, la capacità di ascolto, il piacere di condividere il silenzio di un momento… Erano tante le caratteristiche che lui preferiva inseguire, quindi di certo l’avvenenza e il sesso passavano in secondo piano.
Inoltre, ad essere onesti, in secoli di vita non era mai stato altrettanto a proprio agio con nessuno. Si era innamorato centinaia di volte, goduto del corpo femminile in migliaia di modi e tempi, eppure una parte della sua coscienza si era sempre tenuta in disparte, separata dalla realtà. In attesa di qualcosa che lui non aveva mai saputo ben definire né come trovare.
Tuttavia, alla vista di quella giovane donna dall’aspetto fragile e indifeso, quella sensazione vaga si era dissipata come nebbia sotto i caldi raggi del sole, trasformandosi in una concreta, tangibile certezza.
Era lei, e lei soltanto, la donna che avrebbe voluto accanto a sé.
Talvolta, pur non desiderando rievocare eventi così tragici, Gus tornava con la mente a quel loro primo, orribile incontro. La pelle gli si accapponava ancora, al ricordo di quella creatura straziata, mortificata nella carne quanto nello spirito, che non aveva la forza di camminare perciò strisciava per terra, dentro la vita stessa, procurandosi piaghe che il sangue di Gina aveva poi guarito.
Eppure, già da allora, Gus aveva compreso che fosse lei l’unica cui fosse destinato. Era lei la persona per cui aveva aspettato tanto a lungo e mai perso le speranze. Non importava in quale difficile situazione versassero, perché il suo istinto gli diceva che un giorno sarebbero stati insieme per sempre. I loro percorsi di vita si sarebbero uniti in qualche gloriosa, magica maniera. Come per Teresa e Aidan.
Sorrise tra sé per quello sciocco romanzetto e si abbandonò al richiamo di Morfeo ma, proprio quando fu sul punto di chiudere fuori il mondo reale, udì un breve fruscio. Brianna si sporse su di lui e, lieve come un respiro, lo baciò sulle labbra. Solo un leggero sfioramento, un tocco quasi immaginario.
Era l’inizio del suo sogno? Forse sì. Fu vinto dalla sonnolenza e si addormentò.
Cercando di muoversi il meno possibile, lei rimase in quella posizione un po’ rigida, con la testa ora sul cuscino, a vederlo perdere coscienza. In fin dei conti, era grata alla stanchezza che lo aveva fatto assopire tra una pagina e l’altra e che, anche se lui non poteva saperlo, le aveva fornito l’occasione perfetta per farsi avanti.
Certo, doveva riconoscere che non fosse stata un granché come avance. E che espressione sorpresa aveva assunto Gus, nel trovarla stesa sul suo letto! Sembrava avesse visto un fantasma. Era sbiancato e si era affrettato a coprirsi, ma non prima che lei avesse notato la forma definita dei suoi addominali e la pigra lascivia con cui le fortunate gocce d’acqua scivolavano lungo il collo, sui muscoli tesi e glabri, fino a raggiungere la vita stretta.
Inoltre, con i capelli biondi bagnati e tirati indietro, il verde intenso dei suoi occhi spiccava ancora di più, rafforzando la somiglianza con un famoso attore che lei adorava. Ecco perché, alla fine, aveva dovuto distogliere lo sguardo. Non era ancora pronta a fargli intuire quanto lo desiderasse.
Lo scopo di quella sua presenza inattesa, comunque, non era certo stato spiarlo a bocca aperta, sbavando senza ritegno, né sedurlo. Aveva solo voluto assecondare un desiderio che si era addensato nelle sue vene un po’ per volta, sin dal primo momento in cui si erano conosciuti, e che adesso non riusciva più a fingere di non sentire né a reprimere.
Ogni volta che le osservava, pensava che le labbra di Gus fossero fatte per regalare piacere e lei ne aveva un bisogno tale da non potersi più controllare. Ormai sognava di sfiorarle con le dita e morderle con lussuria in ogni istante delle sue giornate ma, ogni volta che si decideva a fare un passo nella sua direzione, la vergogna tornava a risalire rapida dallo stomaco, diramandosi nel petto fino a soffocarla e a spegnere ogni sua iniziativa.
E le parole… Be’ quelle finivano puntualmente annegate nella timidezza, che anche adesso, dopo tutto ciò che le era successo, riusciva a paralizzarla, facendole perdere concentrazione e coraggio.
Non dubitava, comunque, che prima o poi sarebbe tornata a parlare. Doc le aveva assicurato che si trattava di un blocco psicologico e lei, più di tutti, ne era consapevole. Il medico era ricorso a un parolone per spiegarglielo: effetto pav… pavloviano. Una specie di riflesso condizionato, sviluppatosi in seguito alla prigionia. E Brianna, in effetti, ricordava ancora le punizioni che aveva subìto, ogni volta che, durante le innumerevoli t*****e, le era sfuggito un singulto di dolore o di disperazione. Forse era quella la ragione per cui adesso le mancava la forza di parlare. Si aspettava di essere colpita all’improvviso, maltrattata e seviziata, non appena avesse aperto bocca.
Tuttavia non poteva negare di essere stufa di quella assurda mancanza di controllo sulle proprie reazioni fisiche. Sulla propria vita. Non provava più la paura dei primi giorni, quella che la sopraffaceva in modo irrazionale al minimo rumore, inducendola a trovare riparo sotto i tavoli, ma era davvero stanca di aspettare. Stanca di notare come le cose, specie quelle belle, capitassero solamente agli altri.
Si accucciò pian piano al suo fianco e rimase a riflettere. A volte, le sembrava di essere stata tutta la vita in attesa di qualcosa, di qualcuno che vedesse in lei il suo spirito affine, la sua anima gemella. Ma chi mai sarebbe stato tanto sciocco da innamorarsene senza sentirla spiccicare parola? Chi mai avrebbe potuto essere attratto solo dal suo aspetto poco appariscente, quasi adolescenziale?
Il nuovo, impellente bisogno di esprimersi, di farsi conoscere e apprezzare, era divenuto ancora più urgente dopo aver incontrato Gus. Ad essere onesti, il vampiro si era fatto un’idea poco realistica di lei e del suo carattere. Era probabile che la credesse un angelo e infatti, a volte, la chiamava così. Lei abbozzava un sorriso e chinava il capo. Non amava quel nomignolo, non si confaceva per niente alla sua vera natura, ma era sempre meglio che passare inosservata.
Non voleva tornare ad essere una donna invisibile. Il che, riflettendoci, era davvero ridicolo, visto che quello era proprio il suo Dono come vampira.
In realtà, invisibile lo era sempre stata, anche da umana. La gente si accorgeva di lei per via di quei maledetti capelli rossi, delle odiose efelidi che, per giunta, in estate si triplicavano, e della sua magrezza fisiologica. Mai nessuno la notava per le sue opinioni, i suoi interessi, le sue scelte.
La colpa, però, era sempre stata sua. Non si era mai sforzata quanto avrebbe dovuto per farsi degli amici, ma si era seppellita nel suo mondo fantastico, credendosi al sicuro. Finché, un giorno, lupi travestiti da agnelli avevano fatto di lei l’oggetto delle loro abiette attenzioni.
In quale modo fosse sopravvissuta, ancora non lo sapeva. L’importante, però, era che fosse stata salvata. Tutto il resto poteva essere dimenticato e sepolto, come i resti di Victor, il suo folle creatore.
Confortata dal buio e dal silenzio rilassante, allungò una mano e la poggiò lieve sul petto immobile di Gus, quindi chiuse gli occhi. Le serviva un po’ più di audacia: il resto sarebbe dipeso da ciò che lui nutriva nei suoi confronti e, a giudicare dal modo in cui spesso la fissava inebetito, c’erano buone speranze che quel suo azzardo ripagasse. O così le aveva assicurato Alice.
Forse, dopo mesi di frequentazione, di sguardi rubati, di attesa impaziente, la loro platonica amicizia si sarebbe evoluta nell’amore travolgente che tanto bramava.