2 L'aggressione
Nel momento stesso in cui Gus dischiuse gli occhi, dopo oltre dodici ore di meritato riposo, seppe dentro di sé, con certezza quasi assoluta, che Brianna non era più al suo fianco.
Si trattava, però, di una consapevolezza solo mentale, poiché il suo corpo, disteso sonnolente sotto le lenzuola, era convinto che lei fosse ancora là, con i capelli ingarbugliati sul cuscino vicino, il viso rilassato, il braccio adagiato sulla sua pancia.
La udì quasi subito muoversi in bagno e, compiaciuto, se ne restò a oziare, domandandosi quale miracolo fosse avvenuto perché si comportasse in quella maniera, come se fosse a suo agio nel suo letto.
Un senso di piena realizzazione si diffuse nei suoi muscoli simile a un sensuale formicolio. Era incredibile che si fosse tanto aperta, che avesse mostrato di avere una tale fiducia in lui da trascorrere tutto quel tempo tra le sue braccia. Proprio lei che, al minimo sentore di intimità altrui, si allontanava come se le effusioni la mettessero a disagio. In alcuni casi, erano bastate alcune battute piccanti tra Alice e Tom a farla scappare a gambe levate. Stavolta, invece, era rimasta e si era addirittura imposta.
E che dire di quel bacio? Aveva temuto fosse stato frutto della propria immaginazione, una proiezione dei suoi desideri più profondi, ma le sue labbra recavano ancora l’impronta unica che solo Brianna, con la sua dolcezza, poteva imprimervi.
Si chiese se fosse stato merito del romanzetto. In fondo, era piaciuto anche a lui e, soprattutto, era servito a farlo rilassare come non accadeva da prima che tutto quel delirio avesse inizio.
Su quella nota distorta, il cellulare sul comodino vibrò di nuovo. Era stato il suono insistente a svegliarlo ma non aveva alcuna intenzione di rispondere. Di sicuro il mondo non sarebbe stato divorato dal fuoco dell’inferno, se lui fosse rimasto a sonnecchiare per qualche minuto in più.
Era immaturo, finanche scortese da parte sua, ignorare le chiamate dei colleghi ma, quando all’improvviso la porta del bagno si riaprì, d’istinto chiuse gli occhi e si dimenticò di loro. Udì Brianna scivolare tra le lenzuola e tornare a poggiare la testa sulla sua spalla, come se fosse un’azione naturale, perciò ricorse al suo Dono e spense quel dannato aggeggio.
Ecco, adesso esistevano solamente loro due e la loro preziosa intimità.
Tuttavia, quando provò a cambiare posizione e le sue dita le sfiorarono l’omero, realizzò che in bagno dovesse essersi sbarazzata della maglietta e, di botto, il piacevole intontimento post risveglio fu rimpiazzato da puro terrore.
Spalancò gli occhi e la trovò intenta a studiare il suo viso da una distanza tutt’altro che di sicurezza. Lo sguardo di lei era ancora assonnato, dolce come un tardo pomeriggio estivo e altrettanto pigro, privo di malizia.
Gli angeli non ne possiedono, pensò, ma a rovinare l’interludio poetico intervenne quel traditore del suo pene, che ritenne opportuno ergersi come la piramide di Cheope.
Non sapendo in quale modo reprimere l’eccitazione senza muoversi e strofinarsi inavvertitamente su di lei, Gus decise di concentrarsi sul suo volto. Non poteva fare altro, visto che la ragazza era davvero nuda.
Ignara sia del suo conflitto interiore sia dei suoi sforzi titanici per trattenersi, Brianna rimase in contemplazione per alcuni minuti, passando dallo studio minuzioso del suo naso dritto, un po’ arrotondato in punta, a quello del suo mento, con quella piccola fossetta vezzosa che per lei rappresentava una tentazione, per poi focalizzarsi sulla barba, bionda e lunga. Non era stata tagliata nell’ultima settimana e si era estesa fino al collo, ma una breve carezza le consentì di constatare quanto fosse morbida.
Oddio, se mi tocca un po’ più in basso sono morto! pensò Gus, iniziando a sudare freddo.
Le rivolse una supplica tanto silenziosa quanto accorata che lei, quando infine riportò i suoi luminosi fari verdi nei suoi occhi, non colse affatto. Al contrario, sulle sue labbra si tratteggiò un sorriso quasi intrigante, più che innocente.
Buongiorno! sembrò sussurrargli, mentre le calde dita leggere gli sfioravano una guancia.
Per lo stupore, Gus spalancò la bocca come un imbecille, salvo richiuderla nel vederla ridere di lui con gusto. La fissò intontito e perplesso, mentre nella sua mente si affastellavano mille teorie differenti.
Come diavolo aveva parlato senza muovere le labbra? Se l’era sognato? Stava perdendo la testa o era una ventriloqua? Fece per mormorare che sarebbe stato meglio alzarsi e raggiungere gli altri per la colazione ma lei si protese e, andando a colpo sicuro, finì con la bocca sulla sua.
Incantato e ugualmente terrorizzato, Gus s’impose di restare fermo e, negli istanti che seguirono, evitò di distrarsi. Se quella che stava vivendo era un’illusione, per nulla al mondo avrebbe corso il rischio di interromperla. Se invece non lo era… Be’, tanto valeva aspettare di capirci qualcosina in più.
Proprio allora, Brianna si scostò appena e, con una leggera grattatina sul mento, lo indusse a riaprire gli occhi. Non fece in tempo a risollevare le palpebre che lei, senza neanche un briciolo di esitazione, lo baciò di nuovo, appoggiandosi con maggiore vigore e dischiudendo le labbra. La punta della sua lingua guizzò nella bocca del vampiro che, sentendo venire meno la sua fermezza di spirito, iniziò a pregare in tutte gli idiomi a lui noti.
Non si rese conto di averlo fatto anche a voce alta, se non quando Brianna cominciò a ridacchiare e, con maggiore intraprendenza, intrecciò una mano alla sua, per poi portarsela inaspettatamente sul torace. Troppo vicino ad uno dei suoi seni, a stento coperto dal lenzuolo.
Il borbottio ansioso di Gus si tradusse in un immediato mormorio di piacere. Un grugnito, più che altro, ma lei fu tanto gentile da soprassedere. Le carezzò la pelle vellutata, muovendo un solo dito in un circolo eterno, sotto la clavicola. Non osò davvero avventurarsi oltre, per rispetto nei confronti della sua fragile emotività, eppure…
Avvertiva qualcosa di diverso in lei. Quel suo continuo ridacchiare senza apparente motivo, il calore intenso che emanava, l’irrequietezza che sentiva scorrere dentro di lei erano caratteristiche nuove, che non si erano mai presentate prima. Inoltre, poiché era sempre bastato poco per farla ritrarre, Gus non aveva mai neanche sperato che il loro primo approccio fisico potesse rivelarsi tanto passionale né che lei avrebbe preso l’iniziativa. Magari la lontananza degli ultimi giorni aveva avuto un effetto benefico, comunque qualcosa doveva essere cambiato, in meglio.
E mentre lui cercava una spiegazione logica per non cedere agli impulsi, Brianna insisteva senza pietà. Gli offriva la bocca, gli scompigliava i capelli, gli graffiava la schiena… Resistere diventava sempre più arduo finché Gus, dopo tanta indecisione, mise a tacere ogni remora e capitolò.
Ricambiò quel primo, speciale bacio con ogni grammo di desiderio che avesse dentro, temendo che svanisse, fugace quanto un sogno. Assaporò la morbida pienezza delle sue labbra con un entusiasmo quasi febbrile, come se non avesse mai baciato nessuno prima di lei. Si dimenticò di ogni cosa e di ogni persona che non fosse Brianna, stringendola a sé con l’entusiasmo di un ragazzino alle prime armi, perso nell’emozione di un momento irripetibile.
La sentì mugolare di piacere e solo allora la sua mano, rimasta in attesa di ulteriori ordini, osò avventurarsi in basso e richiudersi appena sul seno, strappandole un lungo, smanioso gemito. Sentì il capezzolo turgido sotto il palmo e lo strofinò col pollice, seguendone il contorno, pregustando l’attimo in cui lo avrebbe leccato e mordicchiato tanto a lungo da procurarle un lentissimo, devastante orgasmo.
La bramava fino a stare male, fino a sentirsi scosso nelle fondamenta. Si era trattenuto così a lungo dal toccarla che la sua sofferenza aveva trasceso i limiti fisici per infiltrarsi nell’anima, pungolandola senza sosta, esigendo una ricompensa per tutta quella pazienza.
Era come se il dolce Gus, quello dall’animo sensibile e la battuta pronta, fosse stato di colpo soppiantato da un uomo irruente, in preda alla passione più smodata, il cui unico scopo fosse fare godere la sua compagna.
Non era però sicuro che lei avrebbe gradito un simile approccio, specialmente durante la loro prima volta, così iniziò a reprimere l’istinto, allontanando le mani, rifiutando i baci.
Separarsi da lei era l’ultima cosa che avrebbe desiderato fare ma, in fondo, non era il piacere fisico l’unico che volesse soddisfare. Non nell’immediatezza.
“Bree” mormorò, sentendosi in colpa per l’inevitabile delusione che le avrebbe causato, “ti prego, fermiamoci. Stiamo correndo un rischio enorme!”
E non solo perché, come due calamite, i loro corpi continuavano comunque ad attrarsi, sfregando con insistenza l’uno sull’altro, ma anche perché lui non si nutriva in maniera decente da oltre una settimana. Non poteva garantire di potersi trattenere a lungo dal morderla, come invece il suo istinto voleva che facesse.
Quella naturale necessità iniziò a trasparire sia dai canini, scesi puntuali dalle gengive, sia dalla tensione dei muscoli del collo, che sentiva irrigidirsi e puntare alla gola di Brianna, come un cane con l’osso. Ma lei, perfettamente consapevole di aver scatenato quel tipo di tormento, si inarcò sotto di lui, gli afferrò la testa per le orecchie e, con inaspettata veemenza, se la portò alla gola.
“No, piccola, credimi…” provò a spiegarle per dissuaderla.
Le sue mani lo spinsero allora più giù, poco sopra un’areola e, prima che Gus potesse obiettare, gli artigliò i dorsali per tenerlo fermo.
Di nuovo, il desiderio viscerale che lui nutriva ebbe il sopravvento sui suoi scrupoli. Assecondò con entusiasmo crescente ogni sua sollecitazione, lasciando che la sua bocca si dirigesse là dove bramava di essere. Succhiò il tenero bocciolo come fosse fragrante ambrosia. Roseo e piccolo, si ispessì sotto i guizzi della sua lingua fino a che morderlo non divenne una necessità impellente.
Il corpo di Brianna rispose fremendo di impazienza, ondeggiando sotto i suoi fianchi, invogliandolo a continuare.
Gus comprendeva bene quell’appassionata inquietudine. Condivideva la voglia di dare una svolta decisiva al loro rapporto, di spalancare una buona volta la gabbia di quelle continue restrizioni in cui si erano rinchiusi da soli, per liberare finalmente i loro spiriti affini ma…
Non pensare! udì nella propria mente e, questa volta, il vampiro sussultò. Si scostò e la guardò stupefatto, quasi la vedesse per la prima volta.
“Che diavolo… Sei stata tu, vero? Non c’è altra spiegazione, non posso averlo immaginato.”
Per esprimere il suo assenso non verbale, Brianna sollevò e spinse in fuori il bacino, mordendosi le labbra. Lo implorò di toccarla con occhi lucidi e penetranti, il viso arrossato, le labbra turgide per i baci. Sembrava che si apprestasse addirittura a replicare, quasi avesse ritrovato la voce, quando qualcuno picchiò forte sulla porta e la spalancò con irruenza.
In pochissimi secondi si scatenò il finimondo.
Insospettita dal suo vistoso ritardo, Gina entrò con prepotenza nella camera da letto per dare a Gus una strigliata ma rimase impietrita nel ritrovarsi di fronte al suo partner e alla sua protetta a letto, insieme. Poi la sua pelle sembrò sbiancare fino ad assumere una gradazione di pallore preoccupante. I lineamenti del suo viso si tesero, raggelandosi come se ciò che vedeva non fosse reale. Non fosse possibile né accettabile.
Un attimo dopo, però, i suoi occhi vitrei si rianimarono e cominciarono a dardeggiare fuoco e fiamme in direzione del letto. Senza riflettere, con i canini estesi in un ghigno feroce, prese la rincorsa e si lanciò sul vampiro.
Sembrava che qualcosa si fosse rotto dentro di lei, ma l’unico ad averne reale percezione fu Tiberius, che le era corso dietro per tentare di impedirle di irrompere così ma che fu ugualmente colto alla sprovvista dalla sua violenta reazione.
Gus, che era ancora troppo eccitato nonché concentrato su Brianna, sentì qualcuno saltare sulla sua schiena e spingerlo con forza spropositata dall’altro lato del letto, oltre il bordo del materasso. L’aggressore gli afferrò i capelli e gli sbatté la testa sullo spigolo del comodino per intontirlo, poi prese a picchiarlo nei fianchi, sul viso, ovunque.
Nella confusione del momento, nessuno dei due si accorse che Brianna, nuda, fosse stata sbalzata per terra e che, terrorizzata al punto da ansimare ed essere impallidita, fosse arretrata, finendo con le spalle al muro e le ginocchia raggruppate al petto.