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166 Parole

7 Di notte in notte, d’estate e d’inverno, il tormento delle tempeste e la placidità del bel tempo (rigida come dardo) tennero corte senza inconvenienti. Se qualcuno avesse potuto porsi in ascolto dai piani superiori della casa vuota, avrebbe udito soltanto un caotico rombo solcato dai rulli e dalle scosse del tuono; perché i venti e i marosi ruzzavano come masse amorfe di leviatani senz’alcun lume di ragione nella testa, si montavano addosso, cozzavano, s’azzuffavano in giochi stolti, al buio o al sole, durante un informe accumularsi di giorni e di notti, di mesi e d’anni; sì che alfine il mondo intero parve in baruffa e subbuglio, per disordine bruto d’incoerenti cupidigie. Durante la primavera le urne del giardino, verdeggianti a caso di pianticelle seminate dal vento, erano gaie come

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