29 nero De Vincenzi e Curti Bò, nel caffè di fronte al Casino, parlavano. Il commissario, appena tornato da Mestre, era andato nel suo alberguccio di Rialto e si era coricato. Soltanto temporaneamente distaccato a Venezia da Milano, egli viveva in albergo. Aveva lasciato a Milano la sua vecchia governante, che gli era stata balia, e il suo arioso appartamento, dove tante mattine il fedele Cruni era andato a destarlo, magari soltanto un paio d'ore dopo ch'egli si era addormentato. La sua vita era quella! Ma egli l'amava e il corpo gli si era abituato a resistere alle privazioni e i nervi gli reggevano anche allo strapazzo del non dormire. Quella sera aveva imposto il sonno a se stesso. L'imbroglio di quel delitto, come lo chiamava Curti Bò, Io ossessionava. Le rivelazioni e i fatti nuovi

