16. L’automobile, lasciati i sobborghi di Ramleh, correva sulla via di Abukir. Le dune cominciavano a mareggiare, come onde contro gli scogli, biancheggiando e sfuggendo, per riunirsi più lontano. S’infiltravano fra gruppi di case, frastagliavano i campi verdi, si stagliavano contro il mare e contro il cielo, così azzurri tutti e due, che anche a guardare verso l’interno non si poteva dire se fosse mare la linea dell’orizzonte. De Vincenzi aveva lasciato Alessandria dietro di sé, infuocata dal sole meridiano. Il vento di mare, contro cui era lanciato in corsa, placava l’arsura del suo corpo in traspirazione. Ma non placava il tumulto del suo cervello. Gli avvenimenti delle ultime ventiquattr’ore si erano svolti con rapidità così violenta e bruciante, che egli ora, solo nella vettura con l

