17. Le ultime ore d’attesa, dopo che il greco gli ebbe portato il pranzo, furono per De Vincenzi interminabili. L’albergatore era entrato nella camera coi cibi, assai prima delle otto, quando ancora la luce del giorno era chiara. “È necessario”, gli aveva detto, “che rimaniate al buio. Questa finestra dà proprio sulla piazza e, se accendeste la luce, chiunque vedrebbe che qui dentro c’è qualcuno. Perciò ho creduto di far bene a farvi anticipare il pranzo.” De Vincenzi aveva mangiato, senza appetito, per quanto fossero già trascorse parecchie ore dalla sua colazione di Alessandria. Poi, di dietro alle tende, si era messo alla finestra a spiare. Soltanto il chiarore della luna e delle stelle illuminava la piazza. Qualche fanale a petrolio era acceso all’imbocco delle strade; ma spandeva u

