XXVIII. A sedere sul letto, bianca come le lenzuola che l’avvolgevano, i capelli sciolti sparsi sul guanciale, Nora si guardava intorno sbalordita, nulla ricordando, non raccapezzandosi. Dove si trovava?... Che era il senso di debolezza, di stanchezza immensa, che le rendeva difficile ogni movimento che le impediva di tenere il capo eretto?... Perchè le sue mani erano affusolate, magre, di una bianchezza di cera?... Che era l’immensa bianchezza immobile folgorata dal sole, in cui i suoi occhi vagavano al di là dell’ampio finestrone non difeso da tende e cortine! Nora ebbe l’impressione di trovarsi in un luogo inverosimile, fuori della realtà. Forse sognava e nel sogno aveva una visione strana, argentea, smagliante; forse era morta ed il suo spirito si smarriva nel mondo misterioso dell’

