Le ruote toccano la pista d'atterraggio, e dopo qualche secondo sento la brusca frenata del veicolo, che decelera rapidamente inchiodandomi al sedile.
È stato un viaggio tranquillo, tenendo in considerazione che non ho mai fatto un volo così lungo.
Forse le diciotto ore di viaggio sono state addolcite dalle coccole, che ho ricevuto viaggiando con un volo business class della Emirates.
Mentre mi servivano flûte di champagne e aragosta, ho riflettuto a lungo su tutta la faccenda di mio fratello John, dell'Osservatore, e del gruppo Penta.
Non ho la più pallida idea di cosa mi aspetti in questa missione, e di cosa farò se dovessi incontrare mio fratello.
Perchè è stato rapito proprio lui? Cosa c'è sotto tutta questa storia?
Sono nervosa e tesa come una corda di violino, esattamente come se fossi alla mia prima missione.
《!صلح با تو 》
《Gentili viaggiatori siamo appena atterrati all'aeroporto Internazionale Imam Khomeini di Teheran La temperatura esterna è di ventotto gradi, il tempo è soleggiato e privo di nuvole. Speriamo abbiate gradito il volo e vi auguriamo una buona permanenza.》
Ci siamo! Quando l'aereo attracca al gate, prendo il mio bagaglio a mano e mi dirigo all'uscita.
Adesso dovrò affrontare il primo momento critico della missione; dovrò presentarmi alla dogana con il mio bel passaporto falso, e la mia finta identità d'ispettrice della AIEA.
Per l'occasione ho studiato la parte e mi sono vestita come si conviene, con un lungo tailleur beige e pantalone dello stesso colore, ai piedi dei comodi mocassini bianchi.
L'unico elemento che stona un pochino con il mio ruolo d'ispettrice per l'agenzia internazionale dell'energia atomica, è il mio trolley rosa "Party Prince"; almeno lo vedo subito sul nastro trasportatore del ritiro bagagli!
Eccomi pronta ad affrontare la dogana.
Appena mi presento davanti all'ispettrice, lei mi squadra dalla testa ai piedi e ovviamente fissa lo sguardo sul mio trolley rosa, storcendo la bocca.
Poco male! L'agenzia mi ha insegnato che attirare l'attenzione dell'interlocutore, su un elemento insolito per sviarlo da ciò che si vuole realmente nascondere, è una strategia che funziona.
《صبح به خیر》
《Salve. Buongiorno!》rispondo cercando di simulare un forte accento russo.
Lei prende il mio passaporto, che gli porgo con disinvoltura.
L'ispettrice è la classica donna persiana: pelle scura, capelli neri con il velo che li copre, e occhi nerissimi molto pungenti.
《Signora...Anastasia Sukinova.》
《Signorina! да, конечно! Sono io!》 Sorrido mansueta. Sono ancora un po' indispettita perchè sul passaporto mi hanno messo cinque anni di più, ma alla fine chi crederebbe ad un ispettrice internazionale ventunenne.
Lei mi scruta ancora di soppiatto; già mi odia!
Meglio! L'esperienza mi insegna che in questi casi più ti odiano, e meno c'è rischio che ti scoprano.
《Ha con lei frutta o verdura?》storce la bocca e guarda la mia borsa sgargiante.
《No!》
《Quanto ha intenzione di rimanere in Iran?》
《Tre giorni!》rispondo, mentre la donna sfoglia le pagine del mio passaporto, e controlla il visto.
L'agenzia ha riempito il mio documento di timbri: Cina, Stati Uniti, Pakistan, Israele, India, Ucraina.
Non riuscirei a visitare così tanti posti neanche se avessi iniziato a viaggiare a otto anni!
《Benvenuta in Iran, signorina Sukinova!》 timbra il passaporto e me lo restituisce sorridendo; è andata!
Attraverso la dogana e mi dirigo verso l'uscita del aeroporto.
Mi fermo appena prima delle porte scorrevoli, ed estraggo dal mio bagaglio a mano uno scialle nero che utilizzerò come hijab.
Copro il mio capo e esco.
Dovrò cercarmi un taxi per raggiungere il mio hotel.
Lancio delle rapide occhiate alla zona tutta intorno a me.
Ci sono molti viaggiatori che entrano ed escono dalle porte scorrevoli, autobus e taxi che partono e si fermano; c'è molto trambusto e confusione, e non riesco ad orientarmi.
Tutto d'un tratto un taxi si fa strada tra la folla e il marciapiede, fermandosi a qualche metro davanti a me.
La vettura è un vecchio modello di BMW degli anni ottanta, e dopo aver frenato in malo modo ed essersi rigirata quasi di novanta gradi, la portiera si apre e l'autista scende di fretta dall'abitacolo.
Scende dall'auto un ragazzo di piccola statura, più basso della mia altezza di circa una mano. Si lancia verso di me, cercando di aiutarmi con il mio bagaglio. Porta la barba e i capelli molto lunghi, ed è difficile intravedere i suoi lineamenti. Ha gli occhi leggermente di taglio e il suo sguardo ha un qualcosa di familiare.
>
Parla come i tassisti di Sydney, solo che è molto più volenteroso ed efficiente, e forse lo capisco anche meglio.
> Dichiaro mentre cerco di far scudo con il mio corpo, alla mia valigia rosa Party Prince per non fargliela afferrare.
>
Non è che questo ragazzo mi metta proprio tanta fiducia, ma se posso saltare giù da un grattacielo di venti piani e sopravvivere, non dovrei avere grossi problemi!
> Annuisce almeno venti volte, mentre mi carica il bagaglio dietro la macchina.
Partiamo a tutta velocità dall'aeroporto; per poco non investiamo un gruppo di turisti giapponesi; iniziamo bene!
> si gira quasi completamente per guardarmi.
Ma cazzo guarda la strada o ci farai ammazzare!
>
> ancora con questa lingua persiana!
>
> reciterò la mia parte.
> Lo dico con un elegante accento russo.
Alla mia risposta l'autista ride come uno scemo e di gran gusto; ma cosa ci sarà da ridere?
> sono allibita dalla risposta.
>
Il ragazzo rapidamente si strappa via la lunga barba nera e i lunghi capelli ricci che lo fanno assomigliare ad un soldato talebano; è tutto finto! Lo riconosco subito, mentre tira via quello che rimane dei baffi appiccicati al viso con la colla.
>
Il mio stupore è grande; non so se essere felice poiché forse l'agenzia mi ha dato un agente di supporto, oppure avere timore per la sua presenza così distante da Sydney!
> proprio come pensavo. L'agenzia mi manda un aiuto davvero insperato.
> Sorrido maliziosa e crudele al ragazzo che mi guarda dallo specchietto retrovisore. Scoppia a ridere fragorosamente, e la cosa mi lascia di stucco.
>
> dire che la cosa mi ha fatto infuriare è poco. Vorrei sbranarlo! Lui si accorge della mia faccia indispettita e ritorna a ridere sommessamente ma di gusto.
> Incrocio le braccia e giro la testa; ma questo non basta a farlo smettere.
>.
L'hotel Espinas Palace è proprio davanti alla mia faccia e lo vedo bene dal finestrino.

E' un edificio bello alto e maestoso, in pieno stile mediorientale e con un bel colore salmone. L'ingresso è sontuoso, con delle alte colonne e dei marmi come pavimenti. Jonny Chang parcheggia proprio di fronte all'ingresso, nei posti riservati ai taxi.
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>
> immaginavo! Sbuffo ed apro la portiera.
> Mi porge un piccolo telefono nero degli anni novanta. Lo afferro in malo modo; poteva almeno scegliere un modello più alla moda!
> esclamo visibilmente sarcastica
>
Prelevo il mio bagaglio da dietro l'automobile, e mi dirigo verso le ampie vetrate delle porte scorrevoli all'ingresso. Non vedo l'ora di farmi un bagno, sono esausta!