Lezione numero 3: scenari

758 Parole
  Rose Avrei risposto diversamente se solo avessi potuto, - ma come posso minimamente pensare di dirle che seppur la conosca da così poco mi sta insegnando tutto ciò che in trent'anni di vita ho tenuto nell'ignoto per paura di sbagliare? La lezione finisce poco dopo. Aspetto che tutti gli altri escano e resto sola con lei. "Scusami per essere arrivata in ritardo oggi. Ieri sono stata da Jack.", le dico. "Lo so, ti ci ho accompagnata io.", risponde. "Giusto, giusto." – le sorrido, - "è solo che vuole affidare la gestione del ristorante a me, almeno sino a quando non si sistemano le cose.", le confesso preoccupata. "E come farai a studiare?", mi chiede. "Beh, un modo lo troverò. Però dovevo assumere qualcun altro, così stamattina ho esaminato un bel po' di curriculum, e ho trovato la persona giusta.". "Sono contenta, almeno non farai tutto da sola.", dice aggiustandosi il collo della camicia. Inizia a crearsi una situazione di imbarazzo tra di noi. "Sarah, io...", dico. Mi interrompe e avvicina un dito alle mie labbra – "non dire niente. Dimentichiamo, okay? E' stata colpa mia." "Ma...", cerco di obiettare. "Non aggiungere altro, e adesso vieni con me. Oggi abbiamo la terza lezione, e ho in mente qualcosa di particolare." , ammicca lo sguardo ed esce dall'aula, trascinando anche me. "Oggi non ho la macchina, per cui dovremo camminare un po'" – dice – "a meno che tu non ne abbia voglia." "Certo che ne ho voglia", dico senza esitare. Così, incuriosita e nel contempo sorpresa mi lascio guidare da lei. Attraversiamo le piazze più importanti, facciamo slalom tra i turisti e dopo non molto tempo arriviamo a destinazione. "Ecco qui. Il pomeriggio lo trascorreremo qui.", afferma entusiasta. "Dove siamo?", le chiedo non ricordando minimamente questa zona di Londra. "Benvenuta a St. James's Park!", esclama prendendomi il braccio e conducendomi dentro. Quello che ho davanti è meraviglioso. C'è una fitta vegetazione, sembra di essere in un film. È tutto curato nei minimi dettagli, e osservo miriadi di bambini che giocano a palla e cani che scodinzolano felici da una parte all'altra del parco. "E'... è stupendo.", esclamo estasiata. "Non hai visto ancora la parte più bella. Vieni". Poco dopo siamo di fronte ad una distesa d'acqua: il lago! "Cosa ne pensi?", mi chiede. "Non so cosa dire.", le rispondo, perché in realtà è davvero così. "Benissimo, non dire niente. Scrivi." Mi porge un taccuino con una penna. "Ma io non so scrivere.", le dico. "Non ha importanza. Scrivi ciò che senti: basterà. Io vado a fare due passi.". La guardo allontanarsi e resto sola con un taccuino e una penna in mano. Premo la penna sul foglio e cerco di trarre ispirazione da quello che ho davanti. "Non sono mai stata brava con le parole. Preferisco ascoltarle, leggerle, sapere che appartengono a qualcun altro e non a me. L parole sono preziose, possono essere fiori o lame acuminate – dipende dai casi. Sento di voler trovare le parole giuste per descrivere dettagliatamente cosa sento mentre sono qui, seduta su questo prato verde, mentre osservo questa vasta distesa d'acqua, i bambini che giocano e la vita che va avanti. Non c'è tempo per fermarsi – no. Se penso alla mia vita qualche giorno fa di sicuro l'avrei definita monotona e noiosa, eppure da quando ho iniziato a frequentare il corso di letteratura all'università sento di star attraversando una fase di metamorfosi. E non posso far altro che contemplare la bellezza della natura, che ci offre così tanto in cambio di nulla. Donare – non è forse questo il senso della vita? Non so cos'altro dire. Mettersi a nudo su un foglio è così dannatamente complicato, - e penso agli scrittori, a come, a differenza mia, loro siano riusciti a scoprire le carte, descrivendo ogni attimo della loro vita. Perché quando vivi lasci un segno dentro te, le esperienze, gli avvenimenti, si aggiungono al peso dei tuoi anni, ma quando scrivi quel peso lo condividi con altri come te e diminuisce, sempre di più, sino ad azzerarsi quasi completamente. Eppure non c'è parola che possa aggiungere o togliere alla bellezza di questo posto. Voglio pensare che i più grandi poeti siano passati di qui, abbiano trascorso del tempo in calde giornate estive al riparo di questi alberi rigogliosi, e che si siano lasciati ispirare dal canto di madre terra." Chiudo il taccuino e lo poggio sull'erba. Cerco Sarah con lo sguardo e la trovo qualche metro più in là, seduta all'ombra di un albero, - non ha mai smesso di guardarmi. 
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