Sarah
Sono le nove e mi dirigo a passo svelto verso l'aula 12.
Poco dopo entro e noto con sorpresa che Rose non c'è.
Vago con lo sguardo, ma di lei nemmeno l'ombra.
"Buongiorno ragazzi. Siete carichi?" , domando sfregandomi le mani.
Silenzio tombale.
"Bene, lo prendo come un sì " - continuo dirigendomi verso le prime file.
"Oggi tralasceremo per un attimo "Cime tempestose" e approfitteremo di questo tempo per conoscerci meglio.
Mi schiarisco la voce.
"Qualcuno ieri ha detto che l'amore é una grande cazzata, qualcuno invece ha affermato il contrario"- resto in silenzio un attimo pensando a Rose.
"Oggi vorrei chiedervi questo. Quanto sareste disposti a rischiare per amore?"
"Tutto.", risponde una ragazza.
"Niente.", risponde un altra.
"Bene, bene. Noto con una certa consapevolezza che avete opinioni differenti. Quindi voglio fare un sondaggio." - continuo - "chi rischierebbe per amore alzi la mano".
Metà dell'aula alza la mano.
"Chi non ci crede e non rischierebbe niente può cortesemente alzarsi e uscire da quest'aula."
Boato. Brusio di sottofondo.
"Ma non é giusto!", esclama un ragazzo.
"Io credo proprio che lo sia.", sottolineo.
"Amare é il principio base di questo corso. Cosa state a fare qui se mettete in dubbio il sentimento per eccellenza dei grandi letterati?"
"Ma non ci crediamo noi, però crediamo al loro. ", dice una ragazza.
"Sbagliato. Le due cose sono concomitanti. Per studiare letteratura serve avere consapevolezza dell'amore che si può donare. Voi dovete entrare nei panni di chi scrive, e come fate a dare il meglio di voi stessi se non ci credete?".
Si fa nuovamente silenzio.
"Adesso vi faccio un altra domanda: quanti di voi che non credono nell'amore mi daranno possibilità di farvi cambiare idea?".
Risate di sottofondo.
"Silenzio, silenzio. Dico sul serio".
Si alzano poche mani.
"Bene", esclamo soddisfatta - "gli altri possono tranquillamente uscire."
Ragazzi ancora titubanti escono in fila indiana, raccogliendo le loro cose dai banchi.
"Non sanno cosa si perdono.", dico sorridente.
"E adesso possiamo iniziare." - continuo - "oggi parleremo di Charles Dickens. Chi lo conosce?"
Tutti alzano la mano.
Mi pulisco gli occhiali con la manica della camicia.
"Dovete sapere che Dickens oltre "canto di Natale" ha scritto altri libri", dico ironica.
"Analizziamo "grandi speranze". Estraggo dalla borsa delle fotocopie e ne distribuisco una per studente.
"Tu, lì in fondo, leggi.", ordino ad un ragazzo dalla carnagione mulatta.
"Il vero amore è devozione cieca, è umiliarsi senza fare domande, è sottomettersi completamente, è avere fiducia e confidare a dispetto di te stesso e a dispetto del mondo intero, concedendo tutto il tuo cuore e tutta la tua anima al tuo tormentatore."
Recita.
Restano tutti a bocca aperta.
Proprio quello che volevo.
"Grazie...", lo indico cercando di ricordare il cognome
"Gazi", risponde
"Grazie, Gazi".
"Ebbene, come vedete l'amore vero non è solo un sentimento da femminucce.", esclamo ironica
"Charles Dickens é un amante dell'amore vero."
"Ma cosa significa?", chiede una ragazza.
"Significa che il centro e l'oggetto della letteratura é stato e sempre sarà la ricerca folle dell'amore originale. " - continuo - " per alcuni questa ricerca comporta sacrificio, dolore, tribolazioni di ogni genere, per altri invece resta una musa da contemplare, da cui trarre ispirazione."
Silenzio assoluto.
"Pensate anche solo per un momento a cosa ne sarebbe stato dello scrittore se non avesse creduto nell'amore."
"Non avremmo studiato letteratura?", esordisce ironico un ragazzo.
"Quasi" - ribatto gesticolando con la mano - "l'amore è considerato da sempre la forza ispiratrice del poeta, del letterato, del regista... é quel sentimento per eccellenza che spinge la creatività ad uscire fuori dal recinto che gli abbiamo costruito intorno."
"È la speranza!", esclama Rose improvvisamente apparendo dietro la porta.
"Altman, é in ritardo"- dico cercando di simulare un tono autoritario.
La verità é che sono felice di vederla.
"Mi scusi, problemi con il lavoro.", si giustifica.
"Prego, si sieda', le indico un posto vuoto due file più in là.
Fa come le ho detto e riprendo a parlare.
"Proprio come ha detto la signorina Altman, é la speranza dell'amore che rende vivo l'uomo."
Mi guarda soddisfatta.
"Potremmo stare qui a parlare per ore della relazione che c'è tra amore, desiderio e uomo. Sono tutti collegati tra loro, ma avremo tempo." - continuo.
M'interrompo improvvisamente.
"Ah, signorina Altman.", mi rivolgo a lei.
"Si?"
"L'ho già chiesto ai suoi colleghi e lo chiedo anche a lei." - prendo un respiro profondo.
"È disposta a concedermi una possibilità perché possa spiegarle l'amore?" - la guardo attentamente.
Resta un attimo in silenzio.
"Si!", esclama poco dopo con gli occhi lucidi.
E non so perché adesso ripenso al sapore delle sue labbra sulle mie.
cambiare idea?".
Risate di sottofondo.
"Silenzio, silenzio. Dico sul serio".
Si alzano poche mani.
"Bene", esclamo soddisfatta - "gli altri possono tranquillamente uscire."
Ragazzi ancora titubanti escono in fila indiana, raccogliendo le loro cose dai banchi.
"Non sanno cosa si perdono.", dico sorridente.
"E adesso possiamo iniziare." - continuo - "oggi parleremo di Charles Dickens. Chi lo conosce?"
Tutti alzano la mano.
Mi pulisco gli occhiali con la manica della camicia.
"Dovete sapere che Dickens oltre "canto di Natale" ha scritto altri libri", dico ironica.
"Analizziamo "grandi speranze". Estraggo dalla borsa delle fotocopie e ne distribuisco una per studente.
"Tu, lì in fondo, leggi.", ordino ad un ragazzo dalla carnagione mulatta.
"Il vero amore è devozione cieca, è umiliarsi senza fare domande, è sottomettersi completamente, è avere fiducia e confidare a dispetto di te stesso e a dispetto del mondo intero, concedendo tutto il tuo cuore e tutta la tua anima al tuo tormentatore."
Recita.
Restano tutti a bocca aperta.
Proprio quello che volevo.
"Grazie...", lo indico cercando di ricordare il cognome
"Gazi", risponde
"Grazie, Gazi".
"Ebbene, come vedete l'amore vero non è solo un sentimento da femminucce.", esclamo ironica
"Charles Dickens é un amante dell'amore vero."
"Ma cosa significa?", chiede una ragazza.
"Significa che il centro e l'oggetto della letteratura é stato e sempre sarà la ricerca folle dell'amore originale. " - continuo - " per alcuni questa ricerca comporta sacrificio, dolore, tribolazioni di ogni genere, per altri invece resta una musa da contemplare, da cui trarre ispirazione."
Silenzio assoluto.
"Pensate anche solo per un momento a cosa ne sarebbe stato dello scrittore se non avesse creduto nell'amore."
"Non avremmo studiato letteratura?", esordisce ironico un ragazzo.
"Quasi" - ribatto gesticolando con la mano - "l'amore è considerato da sempre la forza ispiratrice del poeta, del letterato, del regista... é quel sentimento per eccellenza che spinge la creatività ad uscire fuori dal recinto che gli abbiamo costruito intorno."
"È la speranza!", esclama Rose improvvisamente apparendo dietro la porta.
"Altman, é in ritardo"- dico cercando di simulare un tono autoritario.
La verità é che sono felice di vederla.
"Mi scusi, problemi con il lavoro.", si giustifica.
"Prego, si sieda', le indico un posto vuoto due file più in là.
Fa come le ho detto e riprendo a parlare.
"Proprio come ha detto la signorina Altman, é la speranza dell'amore che rende vivo l'uomo."
Mi guarda soddisfatta.
"Potremmo stare qui a parlare per ore della relazione che c'è tra amore, desiderio e uomo. Sono tutti collegati tra loro, ma avremo tempo." - continuo.
M'interrompo improvvisamente.
"Ah, signorina Altman.", mi rivolgo a lei.
"Si?"
"L'ho già chiesto ai suoi colleghi e lo chiedo anche a lei." - prendo un respiro profondo.
"È disposta a concedermi una possibilità perché possa spiegarle l'amore?" - la guardo attentamente.
Resta un attimo in silenzio.
"Si!", esclama poco dopo con gli occhi lucidi.
E non so perché adesso ripenso al sapore delle sue labbra sulle mie.e letteratura serve avere consapevolezza dell'amore che si può donare. Voi dovete entrare nei panni di chi scrive, e come fate a dare il meglio di voi stessi se non ci credete?".
Si fa nuovamente silenzio.
"Adesso vi faccio un altra domanda: quanti di voi che non credono nell'amore mi daranno possibilità di farvi cambiare idea?".
Risate di sottofondo.
"Silenzio, silenzio. Dico sul serio".
Si alzano poche mani.
"Bene", esclamo soddisfatta - "gli altri possono tranquillamente uscire."
Ragazzi ancora titubanti escono in fila indiana, raccogliendo le loro cose dai banchi.
"Non sanno cosa si perdono.", dico sorridente.
"E adesso possiamo iniziare." - continuo - "oggi parleremo di Charles Dickens. Chi lo conosce?"
Tutti alzano la mano.
Mi pulisco gli occhiali con la manica della camicia.
"Dovete sapere che Dickens oltre "canto di Natale" ha scritto altri libri", dico ironica.
"Analizziamo "grandi speranze". Estraggo dalla borsa delle fotocopie e ne distribuisco una per studente.
"Tu, lì in fondo, leggi.", ordino ad un ragazzo dalla carnagione mulatta.
"Il vero amore è devozione cieca, è umiliarsi senza fare domande, è sottomettersi completamente, è avere fiducia e confidare a dispetto di te stesso e a dispetto del mondo intero, concedendo tutto il tuo cuore e tutta la tua anima al tuo tormentatore."
Recita.
Restano tutti a bocca aperta.
Proprio quello che volevo.
"Grazie...", lo indico cercando di ricordare il cognome
"Gazi", risponde
"Grazie, Gazi".
"Ebbene, come vedete l'amore vero non è solo un sentimento da femminucce.", esclamo ironica
"Charles Dickens é un amante dell'amore vero."
"Ma cosa significa?", chiede una ragazza.
"Significa che il centro e l'oggetto della letteratura é stato e sempre sarà la ricerca folle dell'amore originale. " - continuo - " per alcuni questa ricerca comporta sacrificio, dolore, tribolazioni di ogni genere, per altri invece resta una musa da contemplare, da cui trarre ispirazione."
Silenzio assoluto.
"Pensate anche solo per un momento a cosa ne sarebbe stato dello scrittore se non avesse creduto nell'amore."
"Non avremmo studiato letteratura?", esordisce ironico un ragazzo.
"Quasi" - ribatto gesticolando con la mano - "l'amore è considerato da sempre la forza ispiratrice del poeta, del letterato, del regista... é quel sentimento per eccellenza che spinge la creatività ad uscire fuori dal recinto che gli abbiamo costruito intorno."
"È la speranza!", esclama Piper improvvisamente apparendo dietro la porta.
"Altman, é in ritardo"- dico cercando di simulare un tono autoritario.
La verità é che sono felice di vederla.
"Mi scusi, problemi con il lavoro.", si giustifica.
"Prego, si sieda', le indico un posto vuoto due file più in là.
Fa come le ho detto e riprendo a parlare.
"Proprio come ha detto la signorina Altman, é la speranza dell'amore che rende vivo l'uomo."
Mi guarda soddisfatta.
"Potremmo stare qui a parlare per ore della relazione che c'è tra amore, desiderio e uomo. Sono tutti collegati tra loro, ma avremo tempo." - continuo.
M'interrompo improvvisamente.
"Ah, signorina Altman.", mi rivolgo a lei.
"Si?"
"L'ho già chiesto ai suoi colleghi e lo chiedo anche a lei." - prendo un respiro profondo.
"È disposta a concedermi una possibilità perché possa spiegarle l'amore?" - la guardo attentamente.
Resta un attimo in silenzio.
"Si!", esclama poco dopo con gli occhi lucidi.
E non so perché adesso ripenso al sapore delle sue labbra sulle mie.