Sarah
"E' permesso?", dico bussando alla porta del Rettore.
"Si, prego, Dottoressa Stone.", mi dice con tono autoritario.
Mi siedo di fronte a lui.
"Bene, volevo fare due chiacchiere con lei in privato.", esordisce accarezzandosi i baffi.
"Si, sono qui.", gli rispondo.
Resta in silenzio per alcuni istanti.
"Ho sentito che ieri ha picchiato una ragazza fuori dalla scuola."
Sento il sangue gelarmi nelle vene.
"E' ... è stato un incidente, sono mortificata, e poi era solo un pugno.", dico scusandomi.
"Non m'importa cos'era, qui difendiamo il buon nome dell'Università. Lo sa questo, vero?"
"Si.."
"E perchè non ha riflettuto un attimo su quello che stava facendo?"
"Ho perso il controllo.", ribatto.
"Cazzate!", esclama alzandosi dalla sedia e avvicinandosi alla finestra.
"Mi scusi, non succederà più."
"Certo che non succederà più. I genitori della ragazza hanno già sporto denuncia contro di lei e contro l'università."
Quelle parole mi feriscono come una lama affilata nel petto.
"E.. adesso, cosa dovrei fare?"
"Per il momento mi vedo costretto a sospenderla sino a data da definirsi. Ci sarà un processo, a meno che la ragazza non ritiri la denuncia."
"perfetto, sono spacciata.", penso.
"Mi scusi, non volevo coinvolgerla in tutto questo.", gli dico.
"Spero lo abbia fatto per una ragione sensata almeno."
Rifletto per un attimo - "nessuna ragione potrebbe giustificare il mio comportamento", esclamo.
"Bene, vedo che ne è consapevole almeno. Consideri questo come un periodo di ferie, vedrà, le farà bene. "
"Perderò il mio posto?", gli chiedo d'un tratto.
"Assolutamente no, almeno... fosse per me no, dipenderà dall'esito del processo."
"Grazie.", concludo alzandomi dalla sedia e avviandomi verso la porta.
"Ah, dottoressa Stone. Lei è bravissima, non ho alcun dubbio che troverà un modo.", mi sorride.
"Per fare cosa?", gli chiedo.
"Per far ritirare la denuncia alla ragazza.", asserisce.
Apro la porta per poi richiudermela alle spalle.
E' proprio un bel casino.
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Rose
"Dov'è finita Sarah?", mi chiedo.
E' sparita da un sacco di tempo e so per certo che non è uscita dall'università.
Prendo l'ascensore, attendo alcuni minuti e poco dopo le porte si spalancano.
Me la ritrovo davanti, accovacciata a terra, sta piangendo.
"Ehi, ehi, cosa è successo?", le chiedo accovacciandomi accanto a lei.
"Tu, devi stare lontana da me. Hai capito?", dice alzandosi e cercando di andar via.
L'afferro per un braccio e schiaccio un tasto a caso.
"No che non posso stare lontana da te. Cosa è successo?"
"La tua amica del cazzo, ha sporto denuncia contro me e l'università, sono sospesa."
Assorbo quelle parole e sento la rabbia farsi spazio in me.
"Non è colpa tua, è mia."
"Si, è tua, Rose. Tu mi fai perdere il controllo, lo capisci? Devi stare..."- si asciuga le lacrime con un fazzoletto - "devi stare lontana da me."
La guardo piangere e vorrei prendere io tutto il suo dolore adesso.
"Sarah, io ti amo."
Alza la testa lentamente.
"Io ti amo, non voglio nessun altro al mio fianco se non te. E ti prego di credere che non è stata colpa mia, lei mi ha baciata, è stata lei. ", dico tutto d'un fiato.
"Che importanza ha adesso? La mia carriera è rovinata!", esclama.
"No, c'è qualcosa che posso fare."
"E che cosa? Dimmelo."
"Posso uscire con lei e convincerla a ritirare la denuncia. Posso riuscirci."
"Cosa ti viene in mente?", mi dice.
Intanto le porte si aprono e schiaccio nuovamente un tasto a caso.
"Ascolta, ti ricordi quando abbiamo parlato di Catherine, di Cime tempestose?"
"Si, ma cosa c'entra adesso?", chiede singhiozzando.
"Io sono disposta a sacrificarmi per te."
Mi guarda.
"Ma così ti perderei.", sottolinea
"Non mi perderai, dovrai condividermi." , le dico prendendole la mano.
"E' una follia.", redarguisce.
"No che non lo è, non perderai nu...", non riesco a terminare la frase, la sua bocca e sulla mia, mi bacia disperatamente.
"Ho bisogno di te, Rose".
"Dimmelo.", le ordino.
Continua a baciarmi.
"Dimmelo, ora.", continuo.
"Ti amo, Rose, ti amo."
Inizia a baciarmi con più passione e poco dopo le porte dell'ascensore si aprono.
Io mi alzo, lei si alza.
Non smetto di stringerle la mano.