Rose
Continuo a sfogliare questi libri. Scuoto le pagine polverose e leggo con attenzione.
"Non è un sogno, non è un sogno.", dico a me stessa.
Trascorrono diversi minuti, e solo allora mi rendo conto della mancanza di Sarah.
Scendo al piano di sotto e la vedo seduta, intenta a leggere uno dei libri poggiati sul tavolo.
Mi avvicino silenziosamente e fiondo il mio naso sul suo collo: è così buono il suo profumo.
Non ho saputo resistere. Consapevole di ciò che ho appena fatto risalgo al piano di sopra, sperando non si sia accorta di nulla.
Poco dopo Sarah sale rumorosamente le scale e mi raggiunge.
Sorride e si avvicina lentamente.
Azzera la distanza che c'è tra noi. Prende una ciocca dei miei capelli tra le mani e me la sposta di lato.
Tengo il suo sguardo, la sfido a smettere di farlo. Lei continua imperterrita, si avvicina all'orecchio e mi sussurra che sono bellissima.
Nuove sensazioni si fanno spazio in me: ho la tempesta dentro.
Non smetto di concentrarmi su di lei, si morde le labbra, cercando palesemente di autocontrollarsi.
Vorrei prendere io l'iniziativa, ma non so nemmeno come si fa.
Non ho mai baciato nessuno, non ho amato mai nessuno.
"Penso proprio che ora dovremmo andare, o torneremo a Londra quando ormai sarà buio.", suggerisce schiarendosi la voce.
"Hai ragione. Però resterei qui per sempre", ammetto malinconica.
"Ci saranno altre occasioni e tanti altri posti da visitare.", dice.
Ci avviamo verso le scale, Sarah fa scendere prima me - sento costantemente il suo sguardo su di me, ma fingo di non farci caso.
Non so esattamente cosa mi - ci- sta succedendo. E' tutto così nuovo e confuso per me - non so per lei.
Qualche minuto dopo ci voltiamo un ultima volta verso l'imponente costruzione vintage e ci avventuriamo nella fitta vegetazione.
"Ti va di farci una foto?", esordisco di punto in bianco.
"Certo che mi va.", risponde senza esitare.
Tiro fuori il telefono dallo zaino e le indico un albero più in là. Con un braccio le cingo le spalle mentre con l'altro scatto una foto.
La guardiamo insieme - siamo proprio fotogeniche - esclamiamo all'unisono.
Poco dopo raggiungiamo la macchina.
E' stata l'esperienza più bella della mia vita. Voglio dire... sono stata nella casa di una delle mie scrittrici preferite, ho camminato dove lei ha camminato, visto ciò che lei ha visto.
"Grazie.", dico mentre Sarah mette il moto.
"Non mi devi ringraziare", risponde.
Apro di poco il finestrino e sventolo la mano fuori.
Sarah non accende lo stereo, vuole concentrarsi.
"Perché fai questo per me?", le chiedo prima di poterci riflettere.
Resta in silenzio per secondi che sembrano interminabili.
"Sto cercando di capire perché", risponde, e so che è vero quello che dice, perché sto cercando di farlo anch'io.
"Hai presente quando qualcuno decide per te e tu vorresti solo andare via?", mi chiede cambiando discorso.
"Più o meno.", rispondo.
"A me è successo questo. Sin da piccola le mie scelte sono state condizionate da persone che avrebbero dovuto pensare alla mia felicità e non alla loro reputazione. Ho sempre obbedito, colpevolizzandomi per avere vedute completamente diverse dalle loro. E sai cosa? Ad un certo punto ho detto basta - dovevo prendere in mano la mia vita e smetterla di essere la marionetta di turno - così sono andata via di casa; cioè... in realtà mi hanno cacciata loro, ma io preferisco dire di essermene andata di proposito."
La fisso per un istante.
"Ecco perché quando hai detto del sacrificarsi per la felicità degli altri mi sono sentita profondamente ferita.", continua.
"Scusami.", mi giustifico mortificata - " non sapevo."
"E come potevi? Non devi scusarti di niente, sono i tuoi punti di vista, è la tua vita. Non scusarti per ciò che sei."
"Rose", esclama poco dopo.
"Si?", torno a guardarla.
"Non so cosa mi sta succedendo, ma da quando ti ho conosciuta sento che la mia vita è migliore, sei tu che la stai rendendo migliore. So che può sembrarti assurdo, sono solo pochi giorni che ci conosciamo, ma a me sembra un eternità."
Sento il cuore battere forte nel petto.
"Anche per me è lo stesso, Sarah. Sto bene con te, e non so perchè ci siamo casualmente urtate quel giorno in centro...", mi interrompe.
"Eri tu!", esclama improvvisamente.
"Pensavo lo sapessi, che mi avessi riconosciuta.", rispondo.
"No, in realtà no.", ride.
Rido anch'io e restiamo in silenzio per la restante durata del viaggio.
Mi addormento, cullata dalle emozioni e i pensieri che mi frullano per la testa.
L'auto ha sempre avuto questo effetto su di me: un sonnifero.
"Siamo arrivate", esclama Sarah un'ora dopo.
Mi stropiccio gli occhi e cerco di mettere a fuoco.
D'un tratto mi ricordo di Jack.
"Sarah." - le dico - "siamo ancora in tempo per cambiare strada? Devo passare in ospedale da Jack" , continuo.
"Nessun problema.", dice sorridendo.
Svolta l'angolo e fa inversione di marcia.
Dopo cinque minuti siamo in ospedale.
"Vuoi che venga anch'io?", mi chiede slacciandosi la cintura.
"Non ce n'è bisogno, sarai stanca e poi non starò molto qui.", la rassicuro.
"Va bene, in tal caso... è stato bello trascorrere del tempo con te, Rose", dice con sincerità.
"Anche per me è stato meraviglioso trascorrere del tempo con te, e poi... Virginia Woolf", un sorriso appare sul mio volto.
Gesticolo con l'apertura della cintura di sicurezza per toglierla, ma quella non ne vuole proprio sapere.
Con un gesto abile Sarah si avvicina pericolosamente a me, sfilandomi la cintura da sopra la testa e armeggiando con la chiusura.
"E' un po difettosa.", dice a pochi metri dalla mia bocca.
"Allora... io vado.", annuncio guardandola negli occhi.
"Si, sarebbe il caso. Devo preparare la lezione per domani, e...", si interrompe.
"E...?", la esorto a continuare. Voglio che parli.
"E poi non voglio fare cose di cui potrei pentirmi.", esclama.
"Già, perché poi è probabile che tu non dorma.", la sfido con gli occhi.
Ingoia velocemente la saliva. So che è in difficoltà, lo sento.
"Al diavolo!", esclama premendo violentemente le sue labbra contro le mie.
Chiudo gli occhi e lascio che la scossa elettrica che quel bacio provoca mi attraversi tutta.
"Com'è stato?", mi chiede subito dopo interrompendo la magia di quel momento.
"Inaspettato", le rispondo riaprendo gli occhi.