Cosa fare?

948 Parole
Rose  Scappo. E' l'unica cosa che mi riesce bene quando non so cosa fare.  Mi dirigo a passo svelto verso casa di Jack. Samantha è stata dimessa da qualche giorno e ho proprio bisogno di parlare con lei.  Attraverso le vie del centro per poi continuare su quelle di periferia.  Arrivo dopo mezz'ora e sono sollevata quando mi accorgo che la macchina di Jack è lì.  Lo chiamo: "Jack, sono Rose, potresti aprire?"  "Rose, sei sotto casa?", chiede con tono sorpreso.  "Si.", rispondo ancora con il fiatone.  Un clic e il cancello si apre, entro e percorro il vialetto che mi conduce alla sua abitazione.  "Ciao Rose, non ti aspettavo.", mi accoglie Jack sorpreso.  "Scusami se sono piombata qui senza avvisare, ma ho bisogno di parlare con Samantha, e poi comunque al locale c'è Josh", lo rassicuro.  Mi fa entrare richiudendola porta alle mie spalle.  "Aspetta, vado a chiamarla.", mi dice.  Attendo per alcuni minuti, osservo i ninnoli sulla mensola, qualche foto che ritrae i due insieme e dipinti di ogni genere.  Samantha arriva abbracciandomi.  "Ciao Rose, da quanto tempo!", esclama entusiasta.  "Già, ti chiedo scusa, sarei dovuta venire prima", le dico.  "Non ti preoccupare, l'importante è che sei qui", ribatte.  Mi siedo sul divano in pelle e penso alle parole da dire.  "Vuoi un caffè?", chiede Jack.  "No, grazie", rispondo cercando di riprendere il filo mentale del discorso.  "Allora, cosa ti porta qui?", chiede Samantha poco dopo.  "Io... ho fatto un casino, cioè, non io... ma Kira".  "E chi sarebbe questa Kira?", chiede non capendo.  "Una collega di università, e Sarah. ..", balbetto.  "Aspetta, cosa stai cercando di dirmi?", mi esorta a continuare.  "Io e Sarah ci stiamo conoscendo, e... l'altra sera mi ha baciata, e...", mi interrompo.  "E...?"  "E mi piace, Sam, mi piace tanto. Ma oggi è successa una cosa. Stavo fumando fuori e Kira mi ha baciata proprio nel momento in cui lei stava uscendo, e... ci ha viste.", dico tutto d'un fiato.  "Oh, cazzo, che situazione.", esclama Samantha.  "Sono scappata via, non sapevo cosa fare. Dimmi che non ho perso tutto,  dimmelo."  Resta in silenzio per alcuni istanti.  "Rose, tu la ami?", chiede d'un tratto.  "Io... non lo so, mi piace." "Non basta, devi capire cosa provi per lei, e devi riprendertela."  "Ho ... ho paura che non voglia parlarmi più.", dico.  "Per quel poco che la conosco posso dirti che non sarà così, si vede come ti guarda." Arrossisco.  "E smettila di stare qua a pensare, vai da lei!", esclama facendomi alzare dal divano e spingendomi vicino la porta.  "Ma non so nemmeno dove abita.", replico.  "Sono certa che non ce ne sarà bisogno.", mi rassicura.  Le sorrido, la abbraccio e pochi minuti dopo sono di nuovo per strada.  Prendo il telefono e digito il numero di Josh sulla tastiera.  "Josh, come sta andando?", gli chiedo preoccupata.  "Ehm.., se venissi sarebbe meglio.", risponde.  "Ecco, ora sono preoccupata più di prima", penso tra me e me.   Decido di prendere la metropolitana, inizia a piovigginare e sono di fretta.  Raggiungo la stazione più vicina e poco dopo arrivo.  Cammino a passo svelto e raggiungo il locale di Jack.  Lancio il cappotto su un tavolo e aspetto una spiegazione.  "E' solo che ...", dice vedendomi. "Che?", lo esorto a continuare. "Che non ce la faccio a fare tutto da solo!", esclama irritato.  Mi rendo conto di essermi comportata da perfetta cretina, come potevo pretendere di lasciarlo solo con tutto quel lavoro? "Scusami, Josh. Non mi assenterò più"., lo rassicuro.  Entro in cucina, infilo il grembiule e inizio a pulire.  Josh entra poco dopo.  "Scusami.", mi dice.  "Non è colpa tua.", ribatto.  Mi sorride.  "Giornata difficile?", chiede.  "Si, molto. Direi che ho combinato un casino, e adesso dovrei essere chissà dove per rimediare, e invece resto ferma in questa cazzo di cucina.", dico tutto d'un fiato.  Mi guarda interdetto.  "Vedrai che le cose si sistemeranno.", cerca di rassicurarmi.  Getto la pezza sul tavolo.  "Josh, apprezzo il tuo volermi rincuorare, ma non ne ho bisogno, grazie."  Sparisce dalla cucina, forse l'ho ferito, ma non me ne frega niente.  Verso mezzanotte la mia attenzione viene carpita da una figura famigliare che oltrepassa la porta del locale a braccetto con un altra donna.  Slaccio il grembiule ed esco per vedere: è Sarah.  Anche Josh fa capolino fuori, giusto in tempo per vedermi letteralmente sbiancare.  "T. .. tutto bene?", chiede.  "No, credo proprio di no.", esclamo.  Mi siedo sul gradino e mi accendo una sigaretta.  "E' lei, vero?" - continua, - "quella con cui hai fatto il casino." Resto in silenzio.  "Non devi dire niente, non ti giudico, ma non giungere a conclusioni affrettate.", mi dice  "In che senso?", chiedo incuriosita dall'argomento.  "Dico solo che non ti sembra strano il fatto che sia passata proprio di qui? Ci sono tante  vie a Londra." Ci rifletto un attimo.  "Quindi credi che voglia farmi ingelosire?"  "Più o meno, credo che voglia farti capire che è ora di metterti in gioco e dimostrarle quanto ci tieni a lei." "Ma la conosco da così poco, non ne sono sicura.", ribatto.  "Non ha importanza, l'amore non ha fasi, né tempi standard, se quando stai con lei senti le farfalle nello stomaco, se occupa gran parte dei tuoi pensieri, se respiri il suo profumo, allora ci tieni eccome a lei." Lo guardo.  "Ma tu come le sai tutte queste cose?", gli chiedo.  "Esperienze di vita. Sono stato con un ragazzo d'oro e me lo sono lasciato scappare."  "Oh, mi dispiace.", gli dico con rammarico.  "Dovresti dispiacerti per lui, sono stato io lo stronzo.", sottolinea.  Restiamo in silenzio per interminabili minuti, lasciandoci cullare dalla notte e dai rumori di sottofondo.  "E adesso?", penso tra me e me.
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