EPILOGO Oleg «S-t-ory.» Mi impegnai con attenzione per far sì che i suoni mi uscissero dalle labbra nel modo giusto. Ero in piedi sulla porta dello studio di Story, al decimo piano, dove teneva le lezioni e provava con la band. Ravil aveva trovato un logopedista che lavorava con me ogni settimana in modo che imparassi a parlare di nuovo. Emettevo suoni con le labbra per sostituire quelli che non potevo fare con la lingua. Ne odiavo fottutamente il suono, ma valeva la pena vedere il volto di Story illuminarsi sentendo il suo nome. La mia ragazza si girò di scatto per sorridermi, poi fece uno scatto e mi saltò tra le braccia. «Ciao, paparino» disse sospirando a con voce bassa. Oh, cazzo. Ora volevo solo spingerla di nuovo contro il muro e darglielo duro, proprio lì, proprio ora. Ma no.

