V

2093 Parole

VI miei colleghi, raggruppati in diversi capannelli, parlottavano mutando in continuazione il posizionamento dei loro corpi nello spazio. Li oltrepassai senza fermarmi, salutandoli con uno striminzito “ciao”. Speravo non mi bloccassero per chiedere il mio parere sul tema che stavano inevitabilmente affrontando. Mi barricai dietro la trincea della mia scrivania e iniziai a scarabocchiare il primo foglio che mi capitò sottomano. Continuai lo stesso a seguire quella specie di dibattito pubblico, provando a cogliere alcuni scampoli di frasi di non difficile contestualizzazione: “omicidio terribile, povera ragazza, non lo arresteranno mai, bisognerebbe che ci fosse la pena di morte”. Vittima di un contorto meccanismo psicologico percepii quelle invettive come se fossero rivolte proprio a me

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