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Diario di un disertore

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Trafiletto

"La guerra è stata dichiarata. L’infamia dunque ha vinto. Era necessario un tuffo nel sangue per lavare le ferite al popolo angariato. Era necessaria un’ubriacatura di odio per stornare dal suo capo le ire accumulate dall’ingiustizia. Ma non solo l’infamia ha vinto; ha vinto anche la mediocrità. Conosciamo bene e i fatti e gli uomini. Quattro delinquenti in marsina di ministri dovevano scrivere il loro nome, accanto a quello «dell’ultimo re», sulle pagine insanguinate della patria storia; una manata di generali, valorosi solo negli eccidi proletari, e tutta una gerarchia di militari di professione, doveva pur dimostrare che non s’ingrassa ad ufo nel trogolo dell’erario; una schiera d’industriali doveva guadagnar milioni per insifilidire la vita del nostro paese; una massa d’indegni pennaioli doveva pur dimostrare di saper scribacchiare un articolo sulle glorie avite incitante alla santa guerra, per non perdere gli scaracchi dei fondi segreti…"

Tratto da "Diario di un disertore".

L"autore

Bruno Misefari conosciuto anche con lo pseudonimo anagrammatico Furio Sbarnemi (Palizzi, 17 gennaio 1892 – Roma, 12 giugno 1936) è stato un anarchico, filosofo, poeta e ingegnere italiano.

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​Introduzione di Bruno Misèfari
​Introduzione di Bruno Misèfari Fu mio compagno di scuola. Aveva il volto pallido e pensoso del sognatore, gli occhi lampeggianti di anima e il sorriso – sorriso di bontà – quasi stampato sulle labbra. Figlio di montagnardi calabresi, aveva nelle vene tutto il calore della sua terra vulcanica e nel cuore tutti i sorrisi del suo cielo azzurro e gloriato di sole. Era un ribelle nato. Ed ebbe perciò, anche lui, le sfumature della persecuzione statale. Ma egli viveva troppo di sogno per risentirsene. Le cose piccole e grette della vita contemporanea di cui molti si nutrono e si compiacciono, non eran fatte per lui. «Era scritto», dicono gli orientali. Per lui era scritta la fine. Non mi meravigliai perciò quando seppi che il torrente sanguinoso della guerra lo aveva travolto per sempre. A guerra finita, ebbi il suo diario. Gli appunti del mio amico, anche se poveri di preziosità letteraria, contribuiscono al rinnovellamento dell'ordine sociale, e ciò mi basta. È una battaglia contro la civiltà contemporanea ed un inno alla resurrezione dell'uomo. Ha diritto di cittadinanza nelle ampie vie del mondo. Leggete il suo diario, vi dirà che il suo gesto non può essere giudicato da voi, ma dalla storia.

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