61 Il taxi scivolava leggero e silenzioso sull’asfalto bagnato, diretto verso l’aeroporto. Silvia sedeva sul sedile posteriore, lo sguardo perso oltre il finestrino bagnato di mille gocce che il vento soffiava via, in quella fredda mattina di fine ottobre. Lungo i marciapiedi, la gente camminava, stringendosi nei soprabiti e tenendo saldamente gli ombrelli che intense raffiche rovesciavano all’indietro. Le luci dei negozi si riflettevano nelle pozzanghere. Non fosse stato per quelle, l’unico colore della giornata sarebbe stato un tetro grigio piombo. Una buca fece sobbalzare i bagagli nel baule. «Mi scusi, signora», disse il taxista. Silvia non diede peso a quelle parole. Provava un dolore interiore che sovrastava ogni altra cosa. Ripensava a tutto quello che era successo e si chiede

