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238 Parole
4 Brunilde era in auto, sulla provinciale, diretta verso la sua villa di Laveno. Aveva da poco superato Luvinate e il Golf Club, quando, in prossimità di Comerio, rovistò nella borsa, in cerca delle chiavi. Dov’erano finite? Realizzò che dovevano esserle cadute nello studio di Claudio, quando aveva rovesciato la borsa. Si fermò alla prima cabina telefonica. Accostò e scese. Estrasse il biglietto da visita che il pittore le aveva lasciato, inserì il gettone e compose le cifre, rimanendo in attesa. «Dai, rispondi! Rispondi!». “Risponde la segreteria telefonica dello studio Murro. Sono momentaneamente assente. Se desiderate, potete lasciare un messaggio dopo il segnale acustico e vi richiamerò appena possibile”. «Claudio, sono Brunilde. Credo di avere perso le chiavi di casa nel tuo studio. Devono essermi cadute dalla borsa. Se ci sei, per favore, rispondi». Rimase in attesa qualche secondo, poi riagganciò. Magari stava lavorando e non voleva interrompere. Strano, però. Avrebbe fatto inversione di marcia e sarebbe tornata allo studio. *** Non pioveva più. Parcheggiò al piantone, scese dalla vettura e attraversò con passo frettoloso via del Cairo, dirigendosi verso lo studio del pittore. Arrivata al portone, lo trovò aperto. Salì di corsa i gradini e raggiunse il piano. Suonò il campanello. Nessun rumore dall’interno. Suonò di nuovo. «Claudio... Claudio ci sei?», domandò attraverso l’uscio chiuso. «Sono Brunilde. Ho lasciato lì le chiavi. Ci sei?». Non giunse alcuna risposta. Si sentì disorientata, all’idea che quello che comunque rappresentava un estraneo avesse le chiavi della villa. Scese i gradini e uscì, dirigendosi alla volta dell’auto.
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