66 Silvia Mameli osservava il traffico congestionato dalla finestra del suo appartamento nel centro di Roma. Ormai, dopo la storia con Alice, aveva lasciato la criminologia e si dedicava solo alla professione di psicologa. Un gruppo di piccoli zingari giocava a pallone a ridosso delle alte mura di una vecchia casa. Il suono del pc, che segnalava l’arrivo di una mail, richiamò la sua attenzione. Si allontanò dalla finestra e si diresse verso la scrivania. Entrò nella posta ricevuta e scorse un messaggio con allegato. Conosceva il mittente: si trattava di Rita Zerbi, una ex paziente, che aveva avuto in cura per molti anni, una donna problematica, che non riusciva a trovare una stabilità affettiva, a causa di un trauma infantile. Rimase sorpresa: non la sentiva più da diverso tempo ormai.

