Marina Bertamoni Il cadavere con l’abito da sposaL’appartamento è all’ultimo piano di uno stabile in Viale IV Novembre. Il pavimento del salone è di marmo tirato a lucido e i mobili massicci profumano di cera d’api. Un’ampia vetrata dà accesso al terrazzo, la vista sui giardini sottostanti e sulla città lascia senza fiato. Lodi è deserta, vuoi per l’ora tarda, vuoi perché il mese d’agosto l’ha svuotata. Non un refolo di vento mitiga il caldo afoso, nel quale la città giace esanime. L’ispettrice Luce Frambelli stropiccia gli occhi. È stanca, la divisa la fa sudare e la notte è ancora lunga. Il magistrato di turno è stato avvisato, ma chissà quando arriverà. Guarda il cadavere che giace abbandonato su di una poltrona damascata. Il sangue, sgorgato dalla gola tagliata, ha lordato l’abito

