«Ebbene fratello», cominciò a parlare Arcadio Ivanovic pieno di gioia, «vedi come va bene, lo vedi? Tutto si mette per il meglio, non ti dar pena, non temere, avanti, finisci, Vassia, finisci; fra un paio d’ore io sarò di ritorno; passerò da loro, poi da Giuliano Mastakovic». «Ebbene, addio, fratello, addio… Ah, purché!... Ma, va bene, vattene, va bene», disse Vassia, «io, fratello, non andrò di certo da Giuliano Mastakovic». «Addio». «Aspetta, fratello, aspetta; di’ loro… Ebbene, tutto quel che credi: la bacerai… ma poi raccontami, fratello; tutto raccontami poi…». «Ebbene, ma sì, ma sì, si sa, conosciamo cos’è, è la felicità che ti ha sconvolto così! È l’imprevisto; tu non sei più lo stesso da ieri. Tu non ti sei ancora riavuto dalle tue impressioni di ieri. Ebbene, è finita, rimetti

