CAPITOLO NOVE Gabriel La prendo in braccio per portarla verso la camera. “Dove andiamo?” “Nella tua stanza.” Scalcia coi suoi bei piedini. “No. Neanche per idea. Abbiamo un accordo.” “Ti volevo nuda in quella stanza, in mia attesa, mentre io sarò fuori per lavoro. Volevo pensarti distesa a letto, nuda, pronta e impaziente di vedermi.” Ride roca. “Sei ridicolo, draguccio. L’uomo più ridicolo che abbia mai conosciuto.” Percepisco forse punte di affetto nel tono? Sicuramente ci sono nel modo in cui mi intreccia serenamente le braccia attorno al collo. È a suo agio in braccio a me. “Non posso concederti di correre nuda per il castello. Sarebbe inaccettabile.” “Non sono nuda, ho addosso la tua vestaglia. Che tra l’altro è piuttosto comoda. Ma se mi vuoi vestita, dovrai ridarmi il guard

