Brasile – Stato di Paraná - Città di Paranaguá – Domenica 27 maggio 2012 - “Igreja de Nossa Senhora do Rosário”
Non che fosse un abituale frequentatore della Cattedrale Diocesana Cattolica della città ma Vincenzo, quando talvolta si sentiva particolarmente giù di corda, si recava a pregare nelle ore in cui pochi fedeli si trovavano in chiesa. Entrava, quasi in punta di piedi, si inginocchiava ed iniziava un dialogo con il Signore dell’Universo. Avveniva un poco come quello che accadeva a Don Camillo Tarocci, un personaggio letterario creato dallo scrittore e giornalista, Giovannino Guareshi come protagonista (opposto all’antagonista amico-nemico, il sindaco comunista Peppone) in una serie di racconti nei quali è il parroco di un piccolo paese in riva al Po.
Vincenzo non era parroco, ovviamente, ma iniziava i suoi soliloqui lì nella Chiesa di Paranaguá e gli pareva che da lassù Qualcuno gli rispondesse parlandogli nella mente. Vincenzo era stato battezzato e la sua educazione era quella tipica di ogni cattolico ma non era osservante. Il suo modo di concepire la religione era alquanto differente dagli usuali schemi.
Vincenzo rammentava la frase di un filosofo e scrittore francese, tale François Marie Arouet meglio conosciuto come “Voltaire”. È stato l’autore che nella cultura del millesettecento francese ha scritto il meglio di un movimento culturale chiamato “illuminismo” ed a proposito di Dio aveva scritto: “Si Dieu n’existait pas, il faudrait l’inventer”. Una frase il cui concetto è stato poi anche ripreso da molti altri per ammetterne o meno l’esistenza.
“Se Dio non esistesse bisognerebbe inventarlo, ed è esattamente ciò che sta facendo l’uomo da millenni”, dice il cantautore Fabrizio de André.
“Se Dio non esiste, tutto è permesso” è quanto lo scrittore russo Dostoevskij fa pronunciare a Ivan Karamazov, sottolineando così lo stretto rapporto fra la negazione di Dio e la divinizzazione dell’uomo.
“Anche se non esiste, Dio c’è” afferma Roberto Gervaso ne “La volpe e l’uva” scritto nel 1989
“Dio ha una sola scusa: quella di non esistere” dice Stendhal, in “Frammenti vari” (cit. in Friedrich Nietzsche, “Ecce Homo”)
“Dio è l’unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere” dice Charles Baudelaire in “Razzi” (postumo 1887/1908).
In Moltissimi hanno dibattuto ma Vincenzo tuttavia aveva dell’Entità Superiore che stava in Cielo l’idea di un “Grande Burattinaio” che muove i fili di marionette della rappresentazione d’una vita
già vissuta, e quindi conclusa. Gli vennero in mente anche le parole del monaco buddista suo insegnante, che affermava che la vita da noi percepita, altro non è che il sogno della vita stessa già vissuta: “…quel che accade è già accaduto” gli disse il monaco, spiegandogli che quando si ha percezione di questo fatto è molto probabile che si sia giunti alla soglia del passaggio per raggiungere il “Grande Vuoto”: ovvero il nulla. Gli vennero alla memoria i versi di un poeta che di questo parlava nel suo “Commiato” dalla vita.
Lasciarsi viver sull’erta finale d’un
sogno irreale faticoso è assai.
Dell’ultimo viaggio mi son compagni
i fantasmi, di cari ed amici lungo
il percorso, caduti.
Molta è la strada percorsa e più poca
è d’innanzi …ancor qualche passo
e la via, stanca, è già terminata.
Una parte di me è già morente, e
l’angoscia opprime il mio cuore.
Di poche gioie, di molto dolore ho
il ricordo del mio passato.
Amica di notti silenti ed insonni, solo tu,
accompagni fedele, me stanco viandante,
alla fine del sogno surreale che è la vita.
Il sogno del tempo trascorso, che fugge
in pochi secondi, eppure tante sono le
cose accadute.
Amori e tradimenti, vittorie e sconfitte
…l’un l’altre, sovente, alternate.
È tardi e più non m’importa, se ragione
avea l’un o quell’altro, né il vero dov’era.
C’è il tempo che preme e già m’incalza,
ché la misura ormai s’è conclusa.
In fin men vo ma... di tutto, chiedo scusa.
Questo sottile gioco a rimpiattino tra marionette e burattinaio faceva confondere le idee, ma non si sapeva chi fosse, veramente, a muovere le fila di quel gioco sottile della mente.
Era il burattinaio che con le sue dita dava animazione ai pupazzi, oppure quest’ultimi che, muovendosi, facevano muovere le dita?
Certamente, tagliando quei fili sottili si sarebbe conosciuta una verità fin troppo scontata, ma a Vincenzo piaceva immaginare una realtà differente da quella imposta dalla logica del buon senso.
Per lui la vita è un palcoscenico dove ognuno recita il copione della propria parte.
«Siamo dei pupazzi mossi dai fili che il Signore dell’Universo” muove a suo piacimento… agli uomini non è dato di leggere tutto il copione: essi possono apprendere ed interpretare, solo, la “parte del giorno”. Solamente alla fine della rappresentazione si saprà se hanno recitato bene oppure no. Una cosa è, tuttavia, certa: che ci siano fischi od applausi, che sia stato un fiasco od un successone, a loro più non potrà importare» si diceva, con un po’ d’amaro in bocca.
Il paragonare la vita ad una commedia era tipico del suo modo distorto di concepite i fatti che accadevano e che spesso commentava con un lapidario: “…era inevitabile che accadesse. Era scritto e fa parte del mio Karma!” con queste parole giustificava e liquidava ogni avvenimento. Grande o piccolo che fosse l’evento, il Karma stava all’origine d’ogni cosa così come la sua pesante eredità. Non faceva parte del proprio Karma quello era accaduto fin dall’infanzia?
In quella Domenica di maggio Vincenzo aveva messo da parte il suo modo di vedere le cose e con il volto tra le mani s’era messo a piangere iniziando a pregare e lo stava facendo in lingua portoghese-brasiliana rivolgendosi alla Madonna ed alcuni Santi.
«Ó Nossa Senhora Aparecida, Mãe querida ;
Ó Santa Rita de Cássia dos Casos Impossíveis;
Ó São Judas Tadeu dos Casos Desesperados;
Ó Santa Edwiges, Socorro dos Endividados;
Ó Santo Expedito, dos Aflitos e da Ultima Hora;
Vos que conheceis meu coração angustiado,
intercedei junto ao Pai por nesta minha grande
necessidade: que consiga liquidar todas as minhas
dividas que estão me preocupando tanto, ajudar
meu filho na Italia e dê proteção e abençoe
minha familia. Eu Vos glorifico e Vos louvo.
Sempre Curvar-me-ei diante de Vós. Confio em Deus,
com todas minhas forças e peço que Ele ilumine
o meu caminho e a minha vida! Amem.»
*(traduzione nel Glossario)
Dopo aver messo le sue preoccupazioni nelle mani di Chi in Cielo può tutto, recitò il “Padre Nostro”, una “Ave Maria” ed il “Gloria al Padre”. Si avviò quindi verso l’uscita e dopo essersi genuflesso, si incamminò verso casa.
Nel tragitto gli pareva di aver l’animo più leggero… meno oppresso. Rivolse lo sguardo verso l’azzurro che sopra di lui appariva come una tela immensa con qualche pennellata in guisa di nuvolette bianche e si disse: «Chissà! Domani è un altro giorno e tutto potrebbe cambiare.»
Non poteva saperlo ma la sua preghiera stava volando verso la Sede dell’Animo Universale, lassù nella Via Lattea Parallela, in una dimensione del tutto differente da quella che si possa immaginare.