Via Lattea Parallela, Domenica 27 maggio 2012 - Sede dell’Animo Universale
Come sempre Pietro si aggirava nel gran salone dove tantissimi moderni computer erano controllati da altrettanti operatori.
Un cenno di uno degli addetti richiamò la sua attenzione. Pietro si avvicinò per leggere sul monitor di questi e gli apparve, materializzandosi, la preghiera di Vincenzo. Non era cosa nuova quella: milioni di preghiere giungevano in Cielo dal pianeta Terra ogni giorno ed anche durante la notte e tutte erano catalogate dall’unità centrale. La cosa che appariva inusuale era data dal linguaggio: l’orante era italiano ma la sua prece era stata posta in portoghese: il portoghese del Brasile e non quello che si parla in Portogallo.
Pietro si toccò la fluente barba bianca, che incorniciava il proprio faccione, e decise di andare a parlare della cosa con il Presidente ed Amministratore unico di quell’immenso complesso dove, in quel mondo di luce il silenzio era etereo e l’unico lieve sentore era dovuto alle piume svolazzanti dei suoi impiegati che si muovevano affaccendati.
Quando giunse davanti all’ufficio del “principale” la porta era già aperta ed il Presidente stava seduto davanti al ponte di comando. Pareva che già sapesse e lo stesse aspettando.
«Vieni Pietro! Entra pure e siediti» gli disse il Presidente, guardandolo con aria benevola.
Il Signore dell’Universo - amabilmente chiamato “Capo”, “Presidente” e talvolta anche “Il Principale” - aveva instaurato con Pietro un rapporto particolare… differente da quello con tutti gli altri. A Pietro era permessa una confidenza che non era di tutti.
«Grazie capo…» rispose il Mastro di Chiavi che poi volle aggiungere: «… volevo parlare di un fatto strano: una preghiera giunta qui dal Brasile.»
«Non ci vedo nulla di strano: anche i brasiliani pregano e, forse, lo fanno più di molti altri.»
«È vero ma l’orante è italiano!» spiegò Pietro.
«Vincenzo?»
«Sì, proprio lui…» confermò e continuando, disse: «…ho dato un occhiata al suo fascicolo memorizzato dall’unità centrale e mi sembra che non abbia avuto mai fortuna fin dalla nascita.»
Il Signore dell’Universo rimase, in silenzio. Pareva assorto nei suoi pensieri, cercando nella memoria. Quando si ristette pensò che era giunto il momento di spiegare al mastro di chiavi la funzione del karma che agisce, quale causa-effetto nel destino dei mortali.
«Mio buon Pietro, dopo tanti secoli che operi per me, qui nella Sede dell’Animo Universale, dovresti aver capito che il Paradiso, il Purgatorio e l’Inferno non sono realtà di questo nostro sito.
«Beh, questo lo avevo intuito ma mi sono sempre chiesto dove fossero.»
«Dentro ognuno… è ovvio!» esclamò il Presidente.
«Ma allora… noi stessi siamo la causa della nostra condanna?»
«Sì, del Karma che regola i destini degli uomini e delle donne.»
«Karma?» Chiese Pietro, incredulo, in cerca di maggiore spiegazione.
«Karma è il termine sanscrito traducibile come “agire, azione” inizialmente inteso come esecuzione corretta dei rituali che indica presso le filosofie orientali il principio di causa-effetto, un principio di concatenazione secondo il quale ogni azione provoca una reazione, vincolando gli esseri senzienti al Saṃsāra: il ciclo di morti e rinascite. È la parte non-materiale delle azioni, ed è la causa del destino degli esseri viventi. Il concetto di karma, sviluppato nelle Upaniṣad e nel Vedānta, è centrale nell’Induismo, nel Buddhismo, nel Sikhismo e nel Jainismo. In Occidente si diffuse nel corso del XIX secolo, divulgato dalla Società Teosofica, ed è al centro di molte discipline New Age. Nel Neopaganesimo, e nella Wicca in particolare, il karma è legato alla genesi della Rede secondo il principio: “finché non fai del male a nessuno, sei libero di fare ciò che vuoi”.»
«Questo non c’entra con il cristianesimo!»
«È in parte vero ma ogni tipo di religione, seppure un poco differenti l’una dall’altra o nascenti da filosofie lontane tra loro, porta a me che sono l’unico Dio di tutte le genti. Posso essere chiamato con molti nomi oppure impersonare molteplici deità nelle religioni politeistiche ma sono sempre e solamente io.»
«Vincenzo ti vede come il Grande burattinaio… ciò è molto irreverente.»
«Vincenzo è un uomo in cerca di se stesso e della propria fede. Non devi giudicarlo severamente. Ponendo me quale burattinaio e gli uomini quali marionette, egli non mi manca di rispetto. Semmai sminuisce il ruolo dei propri simili.»
«Quali colpe ha commesso Vincenzo per ereditare un karma così pesante?»
«Sono molte le colpe accumulatesi nel tempo tra un ciclo e l’altro di vite susseguenti.»
«Si è reincarnato varie volte?»
«Sì, è questa la condanna per chi ha sbagliato. È destinato a rivivere un’altra vita per poter espiare le colpe passate ma è quasi inevitabile che nella nuova vita commetta nuove colpe che dovrà, quindi espiare nuovamente.»
«Ma è un ciclo interminabile! La vita è intesa come un purgatorio perpetuo.»
«Talvolta è vissuta come un inferno ma alla fine c’è sempre una possibilità.»
«Quale?»
«Quella di divenire perfetti e giungere qui da noi.»
«In paradiso?»
«No, nella luce dell’Animo Universale. Sono gli umani che chiamano “Paradiso” ciò che i loro antenati, Eva ed Adamo, hanno perduto tantissimo tempo fa.»
«Adamo ed Eva hanno peccato!»
«Sì, si sono macchiati dell’unico peccato che potevano commettere a quel tempo in cui tutto era permesso: la disobbedienza. Così è iniziato il ciclo degli errori e delle reincarnazioni punitive ed oggi la cosa continua a complicarsi.»
«Ci sarà una speranza?»
«Forse… la speranza è sempre l’ultima a morire.»
«E per Vincenzo?»
«Anche per lui c’è speranza ma dipenderà dal suo comportamento» concluse il Signore dell’Universo e, dal tono, Pietro capì che l’udienza era terminata.