CAPITOLO 1

1075 Parole
CAPITOLO 1 Dieci anni dopo Urah era una piccola stella arancione. Sei pianeti gli orbitavano attorno, ma solo il quarto era abitabile. I coloni, perlopiù minatori attratti dal prezioso minerale di cui era ricco il sottosuolo, crearono un agglomerato a nord, nel polo più caldo. In poco tempo gli antichi ruderi disabitati vennero inglobati in strutture moderne e accampamenti minerari. Chiamarono quel luogo Chakar III. Zui Mar e Dan-Lee attraversarono la passerella di pietra stagliandosi davanti al tramonto. Il grande sole fiammeggiava debole all’orizzonte. Presto tre lune si sarebbero alternate nel cielo mai buio colorandolo di sfumature blu e viola. Lo sguardo di Zui indugiò sul tramonto. Anche quel mondo spoglio e inospitale era colmo di bellezza, ma soprattutto era ancora lontano dai domini imperiali, ed era stato un rifugio sicuro per quasi un anno. I due si inoltrarono oltre il ponte e imboccarono le vie che portavano al mercato. Erano fasciati da rudimentali abiti in pelle su cui spiccavano pezzi di armatura a protezione delle spalle e del torace. I loro volti erano parzialmente celati dal Malhkis, un copricapo fatto di strisce di tessuto decorato tipico dei coloni più anziani. Alzarono lo sguardo verso lo strano panorama: sopra la piazza costruita con lastre di calcare, i coloniali avevano eretto strutture di metallo e polimeri che svettavano come giganteschi funghi scintillanti sopra le casupole di pietra. Zui Mar si fermò in mezzo alla gente che affollava la piazza e abbassò il copricapo scoprendosi il volto. Qualcosa lo aveva pervaso incupendolo. Si portò una mano sul petto, come se un grande peso vi si fosse poggiato sopra e gli rendesse difficile respirare. Il giovane Dan-Lee si accorse del malore del vecchio compagno e si avvicinò. «Tutto bene, Maestro?» «Smettila di chiamarmi “Maestro”, Dan» rispose irritato Zui Mar. «Quante volte devo ripeterti che è pericoloso?» «Mi stavo solo preoccupando per te… e l’ho scordato. Che ti succede?» «Non lo so, una strana perturbazione nella Forza, qualcosa che non avevo mai sentito, ma è lontana ed elusiva, come un vociare indistinto distorto dalle pareti di una caverna.» Dan sollevò le sopracciglia alle parole del Maestro. «Non ho capito, ma non mi sembra una cosa grave.» Sorrise e fece l’occhiolino. «Proseguiamo?» Zui si tirò su scuotendo la testa. «Proseguiamo» rispose esalando un lungo respiro. Il suo sguardo indugiò sul giovane che aveva condiviso con lui gli ultimi dieci anni, fuggendo da un luogo all’altro della galassia. Dan-Lee era poco più di un adolescente quando l’aveva conosciuto. Lo ricordò sulla nave che aveva salvato Zui dalla tempesta. Gli aveva teso una mano esile, e appariva spaurito e impacciato. Ora si era trasformato in un uomo alto, forte e incredibilmente prestante. Era anche dotato di un indistruttibile ottimismo che non lo abbandonava nemmeno nei momenti più oscuri. Zui, solitamente cupo, invidiava l’indole del giovane, ma a tratti la trovava irritante. All’improvviso un uomo vestito di stracci, col cranio rasato e le braccia coperte di tatuaggi luminescenti irruppe in mezzo ai due, tagliò i cordoni di pelle della bisaccia di Dan-Lee e corse via svanendo in mezzo alla folla. «Ti sei fatto fregare i crediti!» urlò Zui. Dan-Lee, stupefatto, portò la mano sul fianco ormai privo della bisaccia. «Io… io non…» Zui lo scansò bruscamente e iniziò a correre dietro al ladro. Il giovane rimase ancora un istante interdetto per l’accaduto, poi si lanciò all’inseguimento anche lui e, forte delle sue capacità e della giovane età, raggiunse il Maestro in poco tempo. Zui si voltò a guardarlo contrariato mentre correvano. «Ti sei fatto fregare come un novizio, possibile che tu non riesca a percepire niente oltre al tuo naso?» «Mi dispiace, Maestro, io...» «...e smettila di chiamarmi “Maestro”. Dobbiamo mantenere un profilo basso se non vogliamo essere scoperti.» L’apprendista ignorò le parole di Zui. Il ladro, ormai a pochi passi da loro, ribaltò una bancarella trascinando al suolo l’intera struttura. Dan-Lee, senza esitare, spiccò un salto con l’aiuto della Forza, piroettò oltre l’ostacolo e atterrò dall’altra parte, continuando l’inseguimento. Zui si fermò, rassegnato. «Profilo basso… come no…» disse fra sé mentre le persone attorno alla bancarella si stupivano per l’acrobazia del giovane. Nelle strette vie dei bassifondi, mentre le prime due lune si alzavano colorando il cielo, Dan-Lee raggiunse il criminale che li aveva derubati bloccandolo in una stradina senza uscita. Zui giunse dopo qualche istante. Si voltò a guardare il ladro in fondo al vicolo che, palesemente in difficoltà, stava valutando la mossa giusta per svignarsela. Dan-Lee sorrise ironico a Zui ancora ansimante per la corsa. «Fuori allenamento, eh?» «Coraggio, fatti ridare i crediti!» «Devo dire anche “Come desideri, Maestro”?» ribatté in tono sarcastico. «Senza il “Maestro” magari, ma non guasterebbe.» Il ladro, stupito dall’atteggiamento rilassato dei due, alzò un fulminatore e fece fuoco. La lama azzurra della spada di Dan-Lee si accese fulminea e deviò il colpo che rimbalzò sulla parete in uno sbuffo di scintille. «Perché hai tirato fuori la spada? Ma allora vuoi proprio farci scoprire!» Dan-Lee si girò incredulo verso l’ingrato compagno di avventure. «Tecnicamente ti ho appena salvato la vita!» Zui scosse la testa come a voler minimizzare quell’affermazione. Il ladro, sconcertato, esplose altri due colpi. Dan-Lee, prontamente, riaccese l’arma e li parò entrambi. Rimbalzarono sul muro vicino al ladro, che si scansò con un sobbalzo. «Ancora?» disse Zui seccato osservando la spada del giovane. Dan-Lee, incredulo per l’ennesimo rimprovero, sgranò gli occhi e indicò con la testa il ladro in fondo al vicolo. L’uomo puntava l’arma davanti a sé tremando, chiaramente in preda al panico. Ricominciò a tempestarli di colpi. Dan-Lee si rivolse al compagno mentre li defletteva con precisione. «Questo qui insiste!» Zui sbuffò contrariato, poi volteggiò rapidissimo vicino al ladro ed estrasse la spada. La lama baluginò solo un istante nell’oscurità del vicolo, giusto il tempo per tranciare la punta del fulminatore, poi il Maestro rinfoderò l’elsa che svanì sotto la tunica. Fu veloce come un battito di ciglia. Il ladro arretrò spalle al muro tremando, gettò a terra il rottame fumante che gli era rimasto in mano, sganciò la bisaccia e la lanciò verso Zui che la afferrò al volo. «Scusate… io non sapevo che voi eravate dei...» «Sst» fece Zui mimando col dito di fare silenzio. Poco lontano dal vicolo una figura incappucciata e col volto coperto da una maschera che gli amplificava vista, udito e olfatto, aveva osservato attentamente la scena attraverso i sensori a diffrazione termica. L’uomo si faceva chiamare Janus, ma non era il suo vero nome. Chi incrociava il suo cammino, a causa della maschera ricoperta di incisioni antiche, lo scambiava per un cacciatore di taglie, ma nemmeno questa era la verità. Scaricò le immagini sul visore da polso e ingrandì i volti dei due stranieri. Erano in possesso di spade al plasma, ed erano apparsi ogni giorno nell’elenco dei ricercati di ogni bollettino imperiale. Non poteva avere dubbi sulla loro identità. Mentre si apprestava a inviare i dati, pensò che se fosse stato davvero un cacciatore di taglie, con quella soffiata all’Impero avrebbe guadagnato una sconsiderata fortuna.
Lettura gratuita per i nuovi utenti
Scansiona per scaricare l'app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Scrittore
  • chap_listIndice
  • likeAGGIUNGI