Lei si allarmò un pochino. “Mi dica, signore.”
“Non ora, siamo quasi arrivati alla Baia dei Pescatori, vogliamo scendere a riva? E’ quasi deserta oggi, quindi potremo rilassarci, fare un bel bagno e chiacchierare. Se volete seguire Bernard, il nostro capo del personale, vi accompagnerà nelle vostre stanze così se volete potrete cambiarvi per la spiaggia.”
Il maggiordomo, un elegante uomo sulla quarantina, con capelli nerissimi e ben pettinati, fece un inchino e disse con leggero accento francese: “Seguitemi signori, abbiamo sistemato tre stanze, una per i genitori ed una ciascuno per i figli. Prego!”
Furono condotti in tre camere da letto adiacenti. Ognuna aveva una grande finestra, un lussuoso letto matrimoniale, e il bagno personale. L’arredamento era squisito, nei toni del bianco e beige la camera dei genitori, del beige e marrone la camera di Leone, e bianco, beige e oro quella della ragazza.
Il maggiordomo li salutò : “Ogni stanza ha un interfono e una lista di numeri utili, non esitate a chiamarmi per qualsiasi cosa vogliate, il mio numero è in cima alla lista. Avete in bagno un accappatoio e delle pantofole, e un frigobar con dei drink . Desiderate che vi procuri qualcosa già ora? Un costume da bagno? Della musica particolare? Prodotti di bellezza?”
“No, grazie signor Bernard, va tutto benissimo!” disse suo padre.
Il maggiordomo fece un inchino. “Prego, signori, accomodatevi. Io devo solo mostrare una cosa alla signorina.” E fece cenno a Regina di entrare in camera sua, quindi la seguì. “So che al suo abito è capitato un piccolo incidente, e mi è stato chiesto di portare in camera sua un vestito che può indossare al posto del suo. Spero che le piaccia il rosso, altrimenti mi faccia sapere e le porterò qualcos’altro.” disse, aprendo l’armadio e indicando un meraviglioso abito con scollo a V.
“Il rosso mi piace, ma non mi sembra il caso...”
“Perchè no? Si cambi, e mi dia l’abito da riparare, lo porterò al nostro sarto, stia tranquilla, lo sistemerà in modo superbo!”
Lei accarezzò il morbido tessuto. Era un abito di marca, non aveva mai avuto nulla di così elegante. Era nuovo e la targhetta diceva che era di Valentino. Caspita! Doveva costare una fortuna! E se lo rovinava? No, non poteva indossarlo. E non avrebbe dato ad un sarto abituato ai vestiti di gran marca il suo straccetto bagnato. Poi (besides) era stata attenta a lavarlo bene, ma se le fosse sfuggito qualcosa? Si immaginava il sarto di classe che storceva il naso per aver sentito della puzza.
“Senta signor Bernard, la ringrazio moltissimo di questa gentilezza ma potrebbe essere così cortese da portarmi ago e filo? Vorrei tentare di rendere presentabile il mio abito da sola, non c’è bisogno di scomodare il vostro sarto.”
Dopo qualche insistenza, il maggiordomo le portò un kit cucito, lei tolse l’abito per ripararlo, ma non resistette alla tentazione di provarsi il vestito rosso.
Incredibilmente le stava a pennello, lasciava troppo scoperto il seno per i suoi gusti ma le donava, sembrava anche un po’ più magra. Forse era un po’ lungo, la gonna che si allargava sul fondo a Charmant sarebbe stata sopra il ginocchio, mentre a lei finiva sotto il ginocchio, comunque il taglio le donava. Con un sospiro, lo rimise a posto.
L’abito di sicuro era un’offerta del principe. Non poteva fidarsi. Quell’uomo la esasperava e la spaventava. Era profondamente avvilita dalle sue reazioni, non era stata mai trattata così da nessuno, nemmeno dai rari clienti litigiosi del locale dove lavorava. Si era fissato che lei fosse una criminale e che doveva fargliela pagare. Non poteva farci niente, quindi tanto valeva rinunciare e fare buon viso a cattivo gioco. E per quanto volesse evitarlo non poteva, perché era lui che osservava ogni suo movimento e lo interpretava nel modo peggiore. Per lo meno, quando lui la affrontava, riusciva a non piangere perché la rabbia era più forte dello scoramento. Se avesse pianto davanti a lui era sicura che avrebbe peggiorato la situazione, avrebbe avuto ulteriori motivi per attaccarla. Però lei non aveva fatto niente, era profondamente ingiusto. Si lasciò andare ad un pianto nervoso, ma poi sentì che la barca si fermava, si fece coraggio e si lavò la faccia, determinata a non far capire a nessuno quanto era sconvolta.
Raggiunsero la spiaggia in due lance, una guidata dal Sultano con i suoi ospiti e l’altra da Quarin con la sua ragazza, Joridey e sua madre Naisha, li accompagnava il maggiordomo.
Bernard piantò nella sabbia tre ombrelloni e dispose degli asciugamani intorno, i signori De Stefano si sedettero con il Sultano e sua moglie a chiacchierare, mentre Leone invitò Charmant e Quarin a fare una partita di beach volley, Charmant accettò, mentre Quarin si sedette ad osservare tutti in silenzio.
Regina fu trascinata in acqua da Joridey, che voleva mostrarle le sua abilità nel nuoto, quindi rinunciò al suo solito bagno lunghissimo al largo per giocare col bambino. Si divertì anche un po’, ma non riuscì a rilassarsi perché sentiva lo sguardo di disapprovazione del principe puntato su di sé. Le poche volte che osò alzare lo sguardo verso di lui, la stava guardando con il solito cipiglio. Snervante. Ed anche maleducato. Non sembrava preoccuparsi affatto di Charmant che rideva e scherzava con Leone, non era un tipo geloso forse, evidentemente era talmente sicuro di sé che non pensava che la sua ragazza potesse interessarsi a nessun altro. Comunque la sua ragazza era migliore di lui, sembrava che avesse accettato la loro presenza e che trattasse suo fratello in modo normale, anche un po’ civettuolo, ma forse era abituata ad avere l’interesse degli uomini, visto che era di una bellezza sfolgorante. Non sembrava avere la puzza sotto il naso come aveva pensato lei la prima volta che l’aveva vista. Suo fratello sembrava affascinato da lei, e tirava fuori il suo lato un po’ spaccone, che, lei doveva ammetterlo, con le ragazze funzionava. Leone era considerato da tutti un bel ragazzo, effettivamente aveva un fisico da nuotatore e un viso regolare, poi aveva, come lei, degli occhi verdissimi e dal taglio felino. ‘Speriamo che quello sventato non esca fuori dal seminato’, pensò.
All’ora di pranzo rientrarono in barca e si cambiarono il costume.
Regina arrivò sul ponte dove veniva servito il pranzo e Quarin le si parò davanti. Oh Signore, che ansia! Che voleva, ora? Cercò di oltrepassarlo spostandosi di fianco, magari l’avrebbe lasciata in pace. Ma lui si spostò per bloccarle il passaggio.
“Non hai trovato un abito in camera tua? Perchè non lo hai messo? Avrei giurato che fosse della tua taglia.”
“Sai com’è, non vorrei mai che poi qualcuno mi accusasse di voler rubare un capo firmato che non mi appartiene.”
“Puoi tenerlo. E’ un risarcimento per il tuo abito strappato...”
“No, ma grazie del pensiero.” Non voleva niente da lui, ma era solita comportarsi con gentilezza con tutti. Certo con lui era praticamente impossibile.
“Portatelo pure via, quello che è giusto è giusto. Io ho… rovinato il tuo.”
“Non è niente, l’ho cucito, vedi?” e si voltò tirandosi su i capelli.
Lui guardò la sua linea del collo e passò il dito sotto l’attaccatura dell’abito. Lei non si aspettava un contatto fisico e rabbrividì, soprattutto perché si accorse con sgomento che il contatto le piaceva. Ma non ci doveva leggere nulla di più di un leggero senso di colpa. Doveva ricordarsi che lui non la sopportava e che lei era ben lontana dal suo mondo. Si voltò velocemente.
“E poi non ho occasioni per mettere un vestito così. E’ troppo elegante. Non metto mai nemmeno questo! L’ho preso per un ricevimento di nozze...” disse con un sorrisino imbarazzato, poi tacque. Il nervosismo la faceva straparlare. Come se al principe importasse qualcosa di dove e perché aveva comprato quel vestito!
“Bene, fa’ come ti pare. Puoi anche dare l’abito al nostro sarto, lui te lo sistemerà come nuovo, non come quello strano accrocchio che hai fatto tu.”
Lei si pentì di avergli mostrato la riparazione. Ogni occasione era buona per dirle qualcosa di spiacevole. “Sotto i capelli non si vede.” replicò, e andò verso i suoi genitori, che erano comparsi in fondo alla sala. Meglio allontanarsi il più possibile da quell’individuo.