Ed entrò, cantando, nella sala da pranzo. “Dov’è Nanine?”, chiese vedendo che Gaston e Prudence erano soli. “Dorme nella vostra camera, aspettando che vi corichiate” rispose Prudence. “Poveretta! La farò morire! Suvvia, signori, ritiratevi, è ora”. Dopo dieci minuti, Gaston e io uscimmo. Marguerite mi strinse forte la mano nel salutarmi, e restò con Prudence. “Ebbene”, mi chiese Gaston quando fummo usciti, “che ne dite di Marguerite?”. “È un angelo, e sono pazzo di lei”. “Lo immaginavo; glielo avete detto?”. “Sì”. “E lei vi ha promesso di crederci?”. “No”. “Non è come Prudence”. “Ve lo ha promesso?”. “Ha fatto di meglio, caro mio! Nessuno lo crederebbe, ma va ancora benissimo, la grossa Duvernoy!”. CAPITOLO 11 A questo punto del racconto, Armand tacque. “Volete chiudere la

