Prefazione
Prefazione
Gustav Meyrink è stato un novelliere molto prolifico, oscillante tra la fantasia pura, il grottesco, l'orrore e una satira dissacratoria. Nei Racconti di cera qui riportati vi è un vasto campionario della vena multiforme dí Meyrink novelliere. Così ne Le piante del dottor Cindarella si trova un «classico» dell'orrore. Il cultore del genere non solo ritroverà temi del futuro Golem, ma anche immagini, costruzioni tipiche di Lovecraft per esempio.
Anche il primo racconto di questa antologia, L'Albino è realmente «orribile», nel senso che desta orrore. In altri racconti il tema è «serio», affrontato in modo «drammatico» (se non addirittura «raccapricciante») e poi alla fine... vi è un completo capovolgimento, e la vicenda si trasforma da allucinante in grottesca (Il cervello svaporato, Il segreto del castello di Hathaway, Ma... Allora!, Sapienza del Brahmino).
Anche in Chitrakarna la nota dominante è l'ironia; macabra, perché il protagonista rimane vittima proprio del «Bushido» cioè di un «modo speciale di comportarsi con finezza».
Castroglobina è una satira del militarismo, molto pesante soprattutto per i tempi e davvero raccontata splendidamente, che per lo stile ricorda addirittura Bulgakov.
La satira del militarismo ritorna anche ne L'anello di Saturno, dove si può leggere questo pungente brano: «(...) per ciò ho cercato un essere umano da uccidere, allo scopo di esaminare l'anima. Ma volevo sacrificare un essere proprio inutile sulla terra; (...) con la gioia della certezza, andai da avvocati, da medici, da militari; già l'avevo quasi afferrato tra i professori di Liceo.. quasi! (...)» L'ironica ricerca di un essere «proprio inutile» continua, fino al colpo di scena che lega il mistero dell'anello di Saturno... all'uncinetto della «beghina»!
E Il libro di Giobbe reca il sottotitolo «Come sarebbe riuscito il Libro di Giobbe se l'avesse tradotto il pastore Frenssen e non Lutero», il che dà il pretesto a Meyrink per «riscrivere» il libro sacro in dialetto e pieno di notazioni ironiche.
La vita
Gustav Meyer, più noto con lo pseudonimo di Gustav Meyrink, è nato a Vienna il 19 gennaio 1868.
Ha fatto gli studi a Praga, e nei suoi libri (soprattutto ne Il Golem) ne descrive l'atmosfera in modo magistrale. Franz Kakfa fu così incantato da questa abilità di Meyrink da farne pubbliche lodi.
Secondo quanto egli stesso racconta, fino all'età di 23 anni Meyrink ebbe una normale vita di impiegato, con qualche guaio, e con tre interessi dominanti: donne, scacchi e canottaggio. Nel 1891 «stanco per affanni d'amore» decide di ammazzarsi. In quel momento un commesso di libreria fa scivolare sotto la porta un fascicolo. «Presi il fascicolo e cominciai a sfogliarlo; contenuto: spiritismo, occultismo, stregoneria...” Con questo «colpo di scena» la sua vita cambia.
Comincia a scrivere, le sue prime storie appaiono, dal 1902, sulla famosa rivista tedesca Simplicissimus. La sua vena oscilla fra la satira e il racconto fantastico. Nel 1915, pubblica Il Golem.
È il romanzo tedesco di maggior successo dopo la prima guerra mondiale. E dopo undici anni, nel 1926, ne erano state stampate duecentomila copie. I libri successivi di Meyrink, in cui si ritrovano la maggior parte dei «motivi vitali» de Il Golem sono: Walpurgisnacht (La notte di Valpurga) del 1917, che fu molto popolare anche in Italia durante gli anni '20; Der weísse Domenikaner (Il domenicano bianco) del 1921; e il suo ultimo romanzo Der Engel vom westlichen Fenster (L'angelo della finestra d'occidente) del 1927.
Meyrink muore nel 1932. Si era intanto convertito al buddismo. Tutti i libri e i personaggi di Meyrink sono in vario modo ispirati a scienze esoteriche, alchemiche, magiche. Questo intreccio è d'altronde presente in tutta la cultura europea dell'epoca, anche nella fascia culturale «superiore». In una introduzione a Il Golem, Elemire Zolla una decina d'anni fa, notava che questo intrecciarsi di temi si ritrova in tutto il tessuto culturale degli scritti di C.G. Jung.
Meyrink parla per diretta conoscenza delle dottrine che descrive. Studiò il «fantastico» e il «magico» per tutta la sua vita e nel modo più approfondito possibile. C'è in questi Racconti di cera una frase significativa di ciò che Meyrink intendeva. «Perciò qualunque cosa, il Bello o il Sublime, il Bene o il Male, la Serenità con la morte nascosta in cuore, o la Tristezza con la serenità nascosta in cuore, tutto conserva sempre qualcosa del fantasma. Se anche pochi nel mondo sentono il lato fantomatico, pure esso c'è, continuo ed eterno» (L'anello di Saturno).
Per concludere, Gustav Meyrink è uno scrittore da conoscere, sia nella vena fantastica e mista ad ironia di questi racconti, sia nei romanzi inquietanti e misteriosi che saranno pubblicati in questa collana.