UN FRATELLO CON IL SANGUE DIVERSO

1417 Parole
Mi ricordo quando ho conosciuto Adri, ero piccolissima, e sono gli unici ricordi che ho di quei tempi. So con esattezza il momento in cui la sua mano accarezzò la mia e mi abbracciò. Avevo paura che nn sarei mai uscita da quel ospedale, ma quando ho sentito le sue piccole braccia intorno al mio collo mi sentì salva. Ero tranquilla. Adri mi ha salvata, dalla mia paura, e ciò significò tanto per me. Talmente tanto che, anche se sono passati molti anni non dimenticherò mai quel momento, il momento in cui ho incontrato il mio migliore amico. Ma oggi non c'è, non si è fatto vivo. E questo mi preoccupa. > ho già cambiato faccia, non sono più tanto entusiasta come prima. Ho paure che Adri abbia combinato qualcosa. Non è da lui nn farsi sentire, specialmente in un giorno speciale come questo. Entro in casa, salgo le scale e arrivando in camera mia cerco il telefono. Ma c'è qualcosa di strano, ricordo di averlo lasciato sul comodino, e niente, non sta lì. Ad un tratto le ante del armadio nero si aprono di botto. La finestra è totalmente spalancata, e vedo il telefono sul materasso. Mi ricordo benissimo di aver chiuso la finestra ieri notte. Cerco di non pensarci, prendo al volo il telefono e compongo il numero di Adri. Il telefono squilla, c'è la speranza che risponda. Poi la madre dall'altro capo del telefono mi dice tranquillamente che sia uscito di prima mattina dimenticando il telefono a casa. Riaggancio e non so più come sentirmi: tradita perché il mio migliore amico non si è fatto sentire in un giorno come questo, oppure preoccupata perché qualcosa sia successa? Apro la rubrica del telefono e cerco Elena, la ragazza con cui lui se la sta spassando da un po' di mesi, sperando di trovarlo con lei. La sua voce mi innervosisce e non risolvo niente, come avevo immaginato. Dimentico del fatto che c'è gente nel mio salone e mi butto su letto abbracciando il cuscino. "che sarà successo? Perché non si è fatto vivo? Diamine, si tratta del mio migliore amico, il mio fratello. Non può deludermi così." il viso comincia a bruciarmi e sento le lacrime che vogliono uscire, ma con due tre respiri profondi le blocco. Nel esatto momento in cui decido di uscire di stanza, mi ritrovo colpita da un sassolino. Mi giro verso la finestra e ne vedo un'altro finire sul materasso. Mi avvicinò curiosa e mi affaccio dalla finestra. Vedo Adri, appoggiato sulla sua auto con delle rose in mano e un sorriso ammaliante. Non sto più nella pelle, esco di corsa di camera e scendo le scale, rovesciando addosso a mia sorella i bicchieri di succo che con cautela cercava di mantenergli in equilibrio. Poi, per quanto sia già imbranata lei! Io non ho fatto altro che riportarla coi piedi per terra. Apro la porta dell'ingresso e il cuore mi gela all'istante. Accanto ad Adri c'è il mio ex, Marius..... È una storia lunga. Ho avuto una relazione con questo tipo egoista e permaloso per ben 3 anni. L'anno scorso ero rimasta incinta, e anche se contro la sua volontà mi sentivo fortemente pronta a diventare mamma. Mi sentivo piena di vita, sentivo che finalmente aveva preso un senso il mio girovagare sulla terra. Nonostante lui non fosse pronto mi aveva capita, e aveva deciso di starmi accanto. Finché un giorno, litigando con lui, sono caduta sulle scale perdendo la gravidanza. Da quel giorno non l'ho più visto ne sentito, era completamente scomparso. A quanto pare fino ad oggi. > > > > lo fermo all'istante e senza pensarci, apro bocca. > Sale in macchina e prima di chiudere la portiera dice le ultime parole. > Volto le spalle a quel bastardo, e afferro Adri per il braccio trascinandolo via. > > > > > lo istigo. > > sospiro, sperando non si tratti di una sua dichiarazione. Non ne posso più di spiegargli che gli voglio un bene dell'anima, ma la sua presenza nella mia vita ha solo a che fare con un forte legame di fratellanza. Nell'esatto momento in cui cerco di scegliere le parole giuste, mi afferra la mano, e come se avesse letto nei miei pensieri sbotta a ridere. > Lo abbraccio e mi giro per ringraziare Marius, che era fermo in macchina, di aver provato a rovinare ancora una volta la mia vita. E mi mostro ironicamente dispiaciuta per il suo fallimento. Afferrò Adri e lo trascino davanti casa, per mostrargli il mostriciattolo regalato dai miei. > > sbuffa mia madre. > Prendo le chiavi dalla mano di papà dandoli un bacio sulla guancia e ringraziandolo di nuovo sotto voce. Lancio le chiavi in mano ad Adri e con uno strillo quasi ruggente:> lo invito a guidarmi in quel posto. > > sghignazzo facendoli l'occhiolino. Dopo 5 minuti, torna alla macchina con un'aria angosciata. > > > > > dico, cercando di trattenere la risata. Ma dopo 2 minuti mi rendo conto che fa sul serio e li concedo tutta la mia attenzione. > Ho gli occhi in lacrime, non pensavo Adri fosse capace di una tale espressività emotiva, e senza rendermene conto.... Lui ferma la macchina, la parcheggia e mi fa cenno di scendere. Gli vado incontro e lo abbraccio tanto forte da sentire il suo cuore battere. > rido, per rilassare l'atmosfera. > > ride abbracciandomi. > Quando mi rendo conto di dove ci troviamo, resto terrorizzata. È la vecchia foresta che affianca a la casa dove abitavamo prima. Ma Adri sa che io ho una grande paura a tornare in questo posto. E non solo per ciò che mi è successo, e che ha bloccato la mia memoria, ma per tutte quelle storie bizzarre che mio padre racconta quando torna dalla riunione della chiesa della città. È ancora tutto come 12 anni fa, quando dopo due anni dall'incidente avevo timore ad uscire di casa. Quei alberi sembravan volessero soffocarti, il buio della foresta ti faceva dimenticare che la fuori c'era il sole. Sembrava che il buio di quei alberi mangiasse i raggi di sole. Ma, guardando attentamente, riuscivo a osservare la parte fiabesca di quel posto. Sentivo il suono dei grilli in lontananza, l'erba verde ed alcuni piccolissimi fiori di camomilla, le ortiche, le pozzanghere di fango accudite dall'umidità di quei enormi alberi marroni, con sfumature di verde sui tronchi. Riuscivo persino a sentire il cinguettio degli uccelli e il suono del ruscello che bagnava quel posto. E tutto questo, solo perché Adri era lì con me, la sua mano intorno alla mia vita, e i suoi occhi color cioccolato, caldi, mi invitavano a guardare quel posto che odiavo, da un'altra prospettiva. > mi Tende la mano e osservo nell'altra mano una coperta, poggiata sopra ad un secchio di paglia è una bottiglia di vino rosso. Mi fa cenno di seguirlo. Chiudo gli occhi e faccio un bel respiro, lo inseguo mano nella mano, insieme nel bosco. La paura quasi svanisce quando mi rendo conto, che quel posto non mi ha fatto nulla di male, si trovava solo nel momento sbagliato lì. L'unica cosa strana è una statua di legno di un angelo con le corna che, compare alla nostra sinistra ma, Adri non mi dà il tempo di guardarla e mi trascina fino ad arrivare ad una piccola grotta. > Entrando in quella specie di Grotta, osservo dei cuscini è un pannello bianco agganciato sulla parete frontale. Adri tira fuori dal secchio un proiettore, la bottiglia di vino rosso, che avevo visto prima. Stende la coperta, ci porge la bottiglia e due bicchieri accanto, stappa il vino mi posa il bicchiere, accende il proiettore. > dice versando il vino nei bicchieri. >rispondo cercando di trattenere le emozioni. La proiezione comincia, e non faccio in tempo a prendere il primo sorso di vino, che mi vedo proiettata all'incirca 12/11 anni fa, nel passato, a vedere le nostre prime foto. Io e i miei capelli lunghissimi, legati in piccole trecce, come aveva mamma l'abitudine di farli. Un vestitino fucsia e delle ballerine bianche tutta infangata accanto ad Adri, che mi tendeva la mano per alzarmi, da quella pozzanghera. Scoppio a ridere e lo abbraccio. La cosa dura bel po' e perdemmo la nozione del tempo a guardare e riguardare quelle foto, a fare battute e riderci sopra e sorseggiare quel vino rosso. Fino a quando il telefono squillò....
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