VI. LA BIONDINA Quando mi sveglio ho la netta convinzione che si prepari qualcosa di grosso, cosí come si è sicuri che il temporale non può essere lontano se all’orizzonte ci sono dei nuvoloni neri. Mi alzo, faccio una sostanziosa colazione e verso le undici passo all’Hotel Court e domando all’impiegato se ci sono novità per me. Quello mi dice di sí e mi porge una lettera che è stata portata verso le quattro e mezzo di notte al suo collega di turno. Rifilo un biglietto da cinque dollari all’amico e gli raccomando di tenere gli occhi ben aperti se mai qualcuno mi cercasse. Lui non deve mai dire che ho lasciato l’albergo; spiegherà invece che in quel momento sono fuori. Vado in un caffè e apro la busta. La lettera è di Tiernan e dice: « Caro Perry, sono orgoglioso di me stesso perché è

