43 L’una e quaranta. Annibale segnò a Daniele che ne voleva un altro. Guardò il piccolo palco allestito per l’occasione. Non c’era Al, nemmeno lui. Quella settimana suonava un quartetto bebop. Musica dura, rettangolare. Spigoli vivi. Piano, contrabbasso, batteria e un sax che pareva carta vetrata. I musicisti erano dei veri portenti, matematici ingegneri più che architetti artisti. Sapevano quello che facevano, calcolavano al millimetro le gradazioni, ma non riuscivano a mettere a nudo il cuore di Annibale. Erano troppo distanti, in quel momento, da lui, dal suo Monk e dalla nostalgia allo stato solido che provava. Annibale avrebbe gradito maggiormente perfino la musica da carillon di una giostra. Luci intermittenti e zucchero filato. Il quartetto si faceva chiamare Four Past Midnight

