19 Le 01 e 15. Posteggio di piazza Malpighi. Poco lavoro, anzi niente. Il radio taxi taceva da un’eternità. Annibale chiuse il libro. Gli bruciavano gli occhi, doveva decidersi a fare quel controllo alla vista che stava rimandando da troppo tempo. Sbadigliò: era inchiodato lì da oltre un’ora. Parcheggiato accanto a lui c’era uno nuovo, che non aveva mai visto. Magro, con le borse sotto gli occhi. Il collega sconosciuto abbassò il finestrino: «Da quant’è che sei qui?». «Boh, una vita». «È una palude. Stanotte non si fa niente, io vado a provare in stazione» mise in moto e partì sgasando. Annibale guardò il monitor collegato alla centrale, che non dava segni vita, e il portico deserto a perdita d’occhio. Nessuno stimolo a continuare il romanzo che stava faticosamente leggendo, nessuna

