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2 Giunse la scientifica, avvisata dal 113. Cinque uomini e una donna. Calzari, tute e guanti in lattice. I loro movimenti freddi diffondevano un senso di smarrimento nella folla circostante. La scena, visibilmente inquinata dalla moltitudine dei curiosi, fece imprecare i tecnici, in particolare quello basso e con una folta barba scura, che doveva essere il capo. Tentarono comunque di salvare il salvabile. Siccome minacciava di piovere, eseguirono subito i rilievi alterabili da un cambiamento delle condizioni atmosferiche. Imbustarono il piede. Cercarono tracce di qualsiasi tipo di campione biologico, ma era impossibile raccapezzarsi. Non era per niente una buona partenza. L’uomo con la barba scrutava con preoccupazione il cielo uniformemente grigio e diceva agli altri di sbrigarsi. Scuoteva spesso la testa, guardava l’ispettore e alzava le braccia in segno d’impotenza. Le telecamere e gli obiettivi dei fotoreporter indugiavano soprattutto sui tecnici, cercando dettagli inquietanti. Orrore, paura e degenerazione, erano questi i messaggi che si volevano lanciare. La televisione svolgeva alla perfezione il suo lavoro, e non desiderava essere rassicurante.
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