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Impero degli Incas

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Questo romanzo che l’autore definisce un “fantasioso racconto” ma anche “ricerca storica e turistica” è indirizzato ai cultori della preistoria dell’attuale Perù. Nelle pagine del libro vengono descritte due realtà parallele: una storica, ambientata nel tempo antico degli Incas, e l’altra turistica, che si svolgerà nei tempi odierni in quelle stesse regioni che furono testimoni delle gesta dei condottieri delle dinastie “Hurin” e “Hanan”, che hanno dato origine all’Impero degli Incas.Tra le due storie Learco inserisce un talismano antichissimo legato alla fortuna, alla salute o alla cattiva sorte: “Il Sacro Condor delle Ande”. Possiamo affermare che attraverso le pagine scritte da Learco il lettore si troverà trasportato nel tempo e nello spazio, sbalzato a più riprese tra le due differenti realtà ma catturato dalla curiosità di scoprire ciò che accade. È un viaggio decisamente interessante e non privo di colpi di scena appositamente creati.

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Chapter 1
Prefazione Con questo 31° libro, Learco ci conduce tra un popolo antico, gli Incas. Gli Incas, talvolta anche indicati come Inca, furono gli artefici di una delle maggiori civiltà precolombiane che si sviluppò nell’altopiano andino, tra il XIII e il XVI secolo, giungendo a costituirvi un vasto impero. Gli Incas furono una società conquistatrice e la loro politica di assimilare le culture dei popoli conquistati è evidente nel loro stile artistico, simile a quello gotico, che utilizza modi e forme delle culture assoggettate, fondendoli insieme per creare uno stile standard facilmente riproducibile e di rapida diffusione attraverso tutto l’Impero. Le semplici e astratte forme geometriche e le rappresentazioni fortemente stilizzate di animali nelle ceramiche, nelle sculture di legno, erano tutte proprie della cultura degli Incas. I motivi non erano così legati al passato come nelle civiltà precedenti. Gli Incas furono diffusori della tecnica del rame dell’oro e dell’argento e di questi metalli erano gli oggetti decorativi e di cerimonia. Conoscevano l’arte della fusione del bronzo ma non si sa perché preferissero armi di legno duro e di ossidiana. Fabbricavano anche molti vasi di argilla: la forma di vaso più comune era quella dell’anfora terminante a punta e con due piccole anse sulla pancia. Per le decorazioni si usavano motivi geometrici o motivi tratti dalla natura come nel caso di vasi decorati con steli di mais. Il contenuto di questo libro che l’autore definisce un “fantasioso racconto” ma anche “ricerca storica e turistica” è indirizzato ai cultori della preistoria dell’attuale Perù. Nelle sue pagine vengono descritte due realtà parallele: una storica, ambientata nel tempo antico degli Incas, e l’altra turistica, che si svolgerà nei tempi odierni in quelle stesse regioni che furono testimoni delle gesta dei condottieri delle dinastie “Hurin” e “Hanan”, che hanno dato origine all’Impero Tahuantinsuyo. La fervida fantasia di Learco fa apparire nel romanzo un talismano antichissimo legato alla fortuna, alla salute o alla cattiva sorte: “Il Sacro Condor delle Ande”, che diventa il fulcro intorno al quale i suoi personaggi vivono momenti di forti emozioni. Certamente il lettore si troverà sbalzato, a più riprese, nel tempo e nello spazio, tra le due differenti realtà. Verrà catturato dalla curiosità di scoprire ciò che accade e resterà stupito per i colpi di scena esistiti realmente ma, talvolta, anche, appositamente creati. Potrà apprezzare le puntuali descrizioni dei luoghi e dei fatti storici fatti da Cisco Sánchez, la guida poliglotta, appositamente assunta quale accompagnatore. Con dovizia di particolari vengono descritte dalla simpatica guida le varie mete del viaggio che è una vera escursione turistica e non dispiace affatto immergersi in luoghi di cui, normalmente non si conoscono i particolari e le minuzie. Elisa Savarese Presidente dell’Università Avalon Viaggiando tra il Sud-America ed il Centro-America viene quasi inevitabile la curiosità di visitare le vestigia delle antiche civiltà stanziate in quei territori. La fantasia viene subito trasportata in un mondo di mitiche leggende popolate da Aztecas, da Mayas e da Incas. Dedico questo fantasioso racconto, e di ricerca storica e turistica, a tutti i cultori di un certo tipo di archeologia. Learco Learchi d’Auria I protagonisti del presente romanzo così come alcuni personaggi, ed anche l’autore tal quale si descrive, sono stati ideati dalla fantasia. Ogni riferimento a persone o fatti, anche storici, realmente accaduti sono puramente casuali. Prologo Tutto era iniziato con la domanda posta nel precedente libro intitolato “Gli Antichi Dei Torneranno”: “...per quale ragione quella pietra, un oggetto originario di un luogo lontano, potesse trovarsi lì, all’interno della “Verde Piramide”, dove Hans l’aveva raccolta vicino ad un’altra identica?” La risposta data, non fornendo notizie esaustive, aveva incuriosito, ancora di più, tutti i lettori: “...molti potrebbero essere i motivi di questo fatto insolito ma, d’altra parte, neppure l’autore di questo romanzo irreale può sciogliere questo dubbio che lascia irrisolto alla fantasia dei propri lettori così come l’improvvisa sparizione del talismano che diventa rovente nel momento in cui lo si vuole asportare, nuovamente, dal Tempio.” A peggiorare, ecco la frase che ha dato lo spunto all’editore di chiedere la stesura di un nuovo libro: “...chissà, forse, in un prossimo romanzo, se e quando, commissionato dalla Presidente della “Uniavalon” verrà ripreso l’argomento.” Quando si vuole evitare qualche cosa, il più delle volte, ciò che si paventa è proprio quello che accade. La responsabile della “Editrice Virtuale Avalon” era stata subissata di richieste da parte dei lettori. Taluni volevano un semplice chiarimento mentre altri pretendevano, addirittura, un nuovo romanzo in linea con quello precedente, dove l’argomento delle due piccole pietre poteva essere ripreso. Poiché si imponeva il coinvolgimento dell’autore, la Presidente della “Uniavalon”, nel mese di aprile di quell’anno 2019, decise di telefonargli, in Brasile. «Learco, amico mio, non sono io ma i lettori dei vostri libri che mi chiedono di intercedere presso di voi. Essi desiderano, anzi pretendono, che diate seguito alla precedente con una nuova avventura in Sudamerica. Il romanzo, da voi scritto e pubblicato di recente, è andato letteralmente a ruba facendo suscitare molta curiosità a proposito di quelle due piccole pietre gemelle trovate nella Verde Piramide.» «Ciò che lei mi sta dicendo non può che farmi piacere» aveva risposto lo scrittore. «Sì, ma devo confessare che non ho saputo dare risposta alcuna a chi mi ha fatto la domanda direttamente...» aveva confermato la Presidente e poi: «...ma anche io sono curiosa di sapere. Già che siamo in linea, mi volete dire qualche cosa in merito?» «Pensavo che lei ci sarebbe arrivata da sola. La cosa, del resto, era già anticipata dall’immagine della “Piedra del Sol”, quella grande e riprodotta sulla copertina del libro.» «Sì, ma le due piccole pietre a cosa si riferiscono?» aveva insistito la Presidente che ancora non riusciva a legare tra loro le tre pietre. «Al Culto del Sole così come viene evidenziato nell’articolo di “Il mondo del mandala tra arte e simboli” da me riprodotto...» aveva risposto Learco chiarendo, poi: «...quelle trovate nella Verde Piramide altro non erano che due piccole riproduzioni, in materiale extraterrestre, poste, come sigilli, ai due contenitori dove stavano immersi, nel liquido conservante, i corpi di due “Antichi Dei” venuti dallo spazio e rinvenuti, molti secoli dopo, nella “Città Sotterranea”. Gli involucri, come lei ricorderà, erano stati spostati nella Piramide degli “Antichi Padri, per motivi di segretezza. In epoca successiva all’anno 1498 e.v. gli involucri si ruppero, accidentalmente o per cause non conosciute, facendo cadere a terra le due pietre gemelle.» «Chi ha affermato questo?» «La prima parte di quello che ho testé rammentato è stata riferita da chi era Gran Sacerdote della Verde Piramide nell’anno 1498. La parte relativa alla rottura dei contenitori, all’avvelenamento dell’aria e al decesso di quasi tutti gli Indios Yanomamos, custodi della Città Sotterranea, è stata riferita, in via postuma, dall’ultimissimo Gran Sacerdote utilizzando, quale medium, Geraldo Pianezza caduto in transfert dopo essere penetrato all’interno della piramide scoperta l’anno passato dalla piccola spedizione di quattro italiani accompagnati da due guide manauaras.» «Manauaras?» «Sì, così si chiamano gli abitanti di Manaus» aveva spiegato Learco. «Ho capito. Ritornando alle pietre del sole, si potrebbe pubblicizzare che nel nuovo romanzo darete altre precisazioni in aggiunta a tutti i particolari sfuggiti ai lettori del libro precedente. Ciò farebbe aumentare le prenotazioni di acquisto oltre che accontentare i lettori di “Gli Antichi Dei Torneranno”. Sarebbe un vero peccato non prendere la palla al balzo approfittando del momento favorevole» aveva detto la Presidente pensando di vendere ciò che, ancora, non era stato scritto. «In questo momento mi sento spiazzato e non saprei che cosa inventare, come seguito, in un nuovo romanzo avventuroso» aveva confessato lo scrittore. «Ci sono altri popoli sui quali scrivere. Ad esempio quelli pre-colombiani. Non credete?» «Certamente sì. Con i Popoli Azteca, Inca e Maya, c’è da sbizzarrirsi scrivendo finanche tre libri» aveva risposto Learco, dandole corda ma senza rendersi conto che stava cadendo, ancora una volta, nella trappola tesa dalla Presidente. «Adesso non esageriamo! A me basta che voi prendiate l’impegno di iniziare, subito, a scriverne uno. Per gli altri vedremo in seguito. Coraggio, scegliete voi in compagnia di quale Popolo, pre-colombiano, trascorrerete i prossimi mesi. Per inventare una trama, la fantasia non vi manca di certo ma, se del caso, potreste recarvi sui luoghi, come già avete fatto in altri racconti, nei quali vivranno i personaggi del vostro nuovo romanzo, oppure inviare qualcuno di fiducia che, poi, vi riferisca.» Con questo invito si era chiuso il collegamento avvenuto tra l’Italia e il Brasile lontani, tra loro, dodicimila chilometri.

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