8)Sono la sorella di Matthew

2378 Parole
«Charlotte Cooper?»-mi sento picchiettare alla spalla con un dito, ma in tutta risposta sbuffo sonoramente, rimanendo voltata di spalle e aspettando che il mio pacchetto di patatine Doritos venga fuori da questa maledetta macchinetta. «Hai sbagliato persona.»-mi affretto a mandarla via quando mi accorgo che la sua voce non mi è affatto famigliare, ma questa volta la sento sobbalzare alle mie spalle non appena tiro in calcio alla macchinetta, che mi frega i soldi per l'ennesima volta questa settimana. «Sei ancora qui?»-alzo un sopracciglio e incrocio le braccia al petto sotto il tessuto pesante della felpa quando mi giro dalla sua parte, pronta a urlarle in faccia tutte le parolacce che William mi ha insegnato in dialetto mandarino. «Voglio registrarmi in questa palestra.»-dice con un sorriso finto mentre mi guarda dalla testa ai piedi, come se non avesse sentito quello che le ho appena detto. Posso scommettere che ha già superato i trent'anni e mi chiedo perché voglia registrarsi in una palestra di pugilato e fitness, invece di scegliere di fare yoga da qualche altra parte. Non capisco nemmeno perché questa donna ne stia parlando proprio con me, quando può dirigersi verso l'ufficio del gestore e parlarne con quel coglione che non sa fare il suo mestiere, ma cerco di moderare la mia espressione quando Ian si avvicina alle spalle della donna. Solo ora mi accorgo della presenza nella sala principale della palestra, anche se è difficile non distinguerlo dagli altri per quei maledetti occhiali neri che non mi fanno vedere il suo sguardo. Non capisco nemmeno se mi sta guardando in questo momento, ma sforzo un sorriso quando mi accorgo che viene proprio nella mia direzione con un'espressione corrucciata. I miei occhi si illuminano quando tra le sue mani vedo una barretta di cioccolato, dimenticandomi completamente della donna di fronte a me, che cerca di attirare la mia attenzione: «E quindi?»-le chiedo distrattamente, anche se decido finalmente di degnarla di un'occhiata, al che si affretta a rispondere con lo stesso tono gentile: «Lei è la dietologa, vero?»-mi punta l'indice indecisa, ma sono sicura che sa già la risposta, quindi mi limito ad annuire e allungare la mano nella direzione di Ian quando lo trovo al mio fianco per appropriarmi della barretta Reese's senza pensarci due volte, mentre con la coda dell'occhio vedo l'uomo al mio fianco cercare di nascondere un sorriso. «Si, sono la dietologa.»-rispondo con menefreghismo, mentre affondo i denti nella delizia che ho rubato al biondino misterioso e simpatico. «Sicura?»-alla donna di fronte a me scappa una risatina nervosa, ma si ferma quando sollevo gli occhi per incrociare i suoi di nuovo. «Posso aiutarla?»- Ian si affretta a schiarire la voce e rivolgersi alla donna prima che io possa ribattere, quindi ne approfitto per dare un altro morso alla barretta energetica senza staccarle gli occhi di dosso, mentre i suoi finiscono sul biondino e assume un'espressione talmente preoccupata che per un momento mi sembra che i due si conoscano, ma mi devo ricredere quando vedo la donna allunga una mano nella direzione di Ian: «Piacere, Ashley.»-inclina la testa con uno strano sorriso sulle labbra, mentre Ian afferra la sua mano per ricambiare la gentilezza: «Sono la sorella di Matthew.»- afferma all'improvviso puntando gli occhi nei miei quando la barretta di cioccolato cade dalla mia mano per la sorpresa, mentre separo le labbra quando capisco di avere di fronte a me un soggetto che ha lo stesso sangue di William. Non so se offendermi o fingere di sorridere come facevo poco fa: quel vecchio pedofilo non mi ha mai detto di avere una figlia e devo ammettere che a promo impatto non c'è nessuna somiglianza tra lei e William. Il colore dei suoi occhi è simile a quello delle pupille di Matthew, o forse un po' più chiari, mentre i suoi capelli sono di un biondo platino che farebbe invidia persino a una bionda naturale. «E volevo fissare un appuntamento.»-allarga il sorriso, guardandomi dritto negli occhi non appena mi schiarisco la voce, ma ancora una volta Ian mi anticipa, anche se sembra più sorpreso di me: «Deve prima concludere le procedure per registrarsi.»-le suggerisce, ma alle sue parole Ashley scuote la testa. «Ho già parlato con mio fratello.»-dice con una voce così tenera che faccio fatica a credere che lei e Matthew siano figli di una stessa donna, ma invece di continuare a spremere inutilmente le mie meningi, decido finalmente di aprire bocca: «Seguimi.»-mi affretto a voltarle le spalle di nuovo e incamminarmi verso il mio ufficio quando sento i suoi tacchi e capisco che mi sta seguendo, ma prima di sparire dalla sala principale trattengo un sorriso alle parole di Ian, che urla alle mie spalle: «Mi devi un Resee's!» La mia espressione ritorna seria appena metto piede nel mio rifugio monotono e vuoto: «Devo controllare il calendario.»-le faccio capire notando la sua smorfia confusa quando le faccio spazio per entrare nel mio ufficio, per poi chiudere la porta alle spalle e avviarmi verso la sedia comoda al di là della scrivania. Quando ho messo piede in questa stanza per la prima volta non c'era nemmeno una sedia, quindi non ci ho pensato due volte prima di rubare quella di William dal suo ufficio. È da quel giorno che ho guadagnato la sua stima, ma non capisco perché in questi anni non mi ha mai detto di avere una figlia, anche se non sono del tutto sorpresa. Sapevo che in passato era sposato e aveva un figlio,ma ne parlava così raramente che non sapevo nemmeno che si chiamasse Matthew. «Vorrei fare due incontri a settimana.»- inizia a parlare dopo un paio di secondi di silenzio mentre prende posto davanti al mio tavolo, ma quando faccio per sedermi una fitta di dolore mi ricorda che è meglio rimanere in piedi in questo momento. «Va bene.»-mi limito ad accontentarla, aprendo il mio piccolo quadernino per vedere gli orari degli altri clienti e decidere un appuntamento per questa donna. Non sono follemente innamorata del mio lavoro e una cliente in più non fa altro che ridurre il mio tempo libero, che di solito spendo davanti alle macchinette. «Non chiedermi perché indosso una felpa.»-la minaccio con un tono leggermente scocciato quando le lancio una veloce occhiata per notare che sta fissando il mio indumento con un cipiglio, ma alle mie parole alza le mani per difendersi. Siamo verso la fine di agosto e non posso che esserne entusiasta, dato che in questo periodo a Seattle piove più di quanto non piove a metà dicembre, quindi non dovrò più subire quelle strane occhiate che i turisti mi rivolgono ogni volta che passeggio per ritornare a casa. «Perchè non ti siedi?»-le sento dire subito dopo, ma sapevo che non sarebbe rimasta in silenzio a prescindere, quindi decido di rispondere con indifferenza, mentre continuo a scorrere gli occhi sulle pagine piene del quaderno: «I cani di tuo fratello mi hanno distrutto metà culo.»-le spiego senza peli sulla lingua, trattenendomi dal roteare gli occhi quando Ashley porta una mano sulla bocca, per poi lasciarsi andare a una risatina quando capisce che sono seria. «Giovedì e venerdì alle dieci.»- sospiro quando trovo un po' di spazio nell'agenda, anche se questo significa niente drink giovedì e venerdì mattina. Il cameriere mi mancherà più di tutti nei prossimi giorni, persino più di Hardin e di Tessa, che da quando ha conosciuto il nuovo gestore viene a farmi visita più spesso solo per attirare l'attenzione del capo, ma ultimamente sembra che Matthew non si ricordi nemmeno della sua esistenza. «Bene.»- annuisce alle mie parole, per poi alzarsi dalla sedia appena capisce che non ho altro da aggiungere. Deve aver capito che sono un tipo di poche parole e abbastanza scontrosa da volerla fuori dal mio ufficio in questo momento. «Passo nell'ufficio di mio fratello.»-sembra dirlo più a sé stessa che a me, ma mi limito ad alzare le spalle e sforzare di nuovo un sorriso davanti alla sua espressione tenera. Se non fosse la sorella di Matthew e la figlia di William, direi quasi che è una brava persona e una donna gentilissima. «Salutalo da parte mia.»-farfuglio mentre mi volta le spalle, ma non appena lascia il mio ufficio non riesco a fare a meno di commentare a bassa voce: «Salutami anche tua cugina.»-sussurro tra me e me, ricordando la prima volta che sono entrata nell'ufficio di quello stronzo. Approfitto del fatto che sono finalmente sola per lanciare una rapida occhiata fuori dalla finestra: sembra che sia sul punto di diluviare in questo quartiere, come speravo, ma in questa stanza claustrofobica fa un caldo insopportabile, tanto che, per la terza volta quest'estate, non ci penso due volte per sfilare la felpa dalla testa, mettendo ancor più in disordine i miei capelli raccolti in una crocchia disordinata. Mi pento amaramente do non aver indossato una canottiera, ma rimanere in reggiseno in questo momento non fa altro che rinfrescarmi più in fretta, anche se disprezzo ogni singolo centimetro della mia pelle. Approfitto del silenzio che inizia a regnare nella mia piccola stanzetta per voltare le spalle alla porta e guardare il paesaggio fuori dalla mia finestra. Ho sempre amato viaggiare, anche se non l'ho mai fatto, ma se dovessi scegliere tra Seattle e un'altra città in cui vivere, non sostituirei questa metropoli con nessun'altra, a prescindere dai piccioni che non vedono l'ora di vomitarmi addosso ogni mattina e a prescindere da tutta la gente che mi circonda e che mi dà un buon motivo per preparare le valigie e fuggire il prima possibile. Un sospiro lascia le mie labbra quando penso a quanto mi piacerebbe visitare l'Europa un giorno, e per quanto ho risparmiato in questi anni posso farlo eccomi, se solo avessi le palle e fossi pronta a cambiare vita. Porto gli occhi sulla felpa poggiata al mio fianco sulla scrivania, pensando a quanto amavo gli shorts fino a un paio di anni fa, quando Paul non si era ancora trasferito nel mio condominio ed ero una ragazza allegra nonostante orfana. Quel bastardo alcolizzato sarebbe un buon motivo per cambiare città e ricominciare d'accordo, invece di avere paura di scendere le scale da sola ogni mattina. Assumo una smorfia quando mi accorgo di star perdendo tempo inutilmente, mentre in questo momento dovrei mettermi a urlare contro le macchinette per avere i miei soldi indietro. Con gesto rapido mi affretto a portare una ciocca di capelli dietro l'orecchio, ma non appena faccio per allungare la mano verso la mia felpa nera per indossarla contro voglia, il rumore della porta che sia apre mi paralizza sul posto e non faccio in tempo a realizzare che qualcuno sta entrando nel mio ufficio che i miei occhi incrociano quelli di Matthew. Dilato le pupille e assumo un'espressione infuriata quando il suo sguardo lascia i miei occhi per spostarsi sul mio petto coperto da un banale reggiseno grigio, ma rimango quasi perplessa quando i suoi occhi diventano più chiari del solito e la sua smorfia seria non cambia, mentre si affretta a entrare e chiudere rapidamente la porta del mio ufficio, voltandomi le spalle larghe per un paio di secondi. Mi dimentico completamente di avere la mia pelle chiara esposta davanti ai suoi occhi e appena si gira di nuovo dalla mia parte non ci penso due volte prima di afferrare il mio quadernino in una mano e camminare a passo felpato nella sua direzione: «Esci dal mio ufficio!»-mi soffermo su ogni singola sillaba quando i suoi occhi riprendono a farmi i raggi x, ma non gli do modo di studiare il mio corpo con quei maledetti occhi seri e mi affretto a lanciargli il quadernino pesante addosso: «Stai zitta.»-ribatte all'istante, scansando il libretto per affrettarsi a venire nella mia direzione quando si accorge che non ho intenzione di rimanere con le mani nelle mani mentre lui mi fissa in quel modo, ma più che una minaccia la sua sembra una preghiera. «Non guardarmi!»-questa volta le parole vengono fuori in un urlo, mentre poggio la mano sul suo petto per costringerlo a camminare indietro e farlo ritornare da dove è venuto, ma le mie dita iniziano a tremare contro il tessuto leggero della sua maglia, quando i rilievi dei suoi muscoli entrano a contatto con il palmo della mia mano. «Stai zitta, cazzo!»-questa volta è lui a urlare, mentre non ci pensa due volte prima di afferrare il mio gomito tra le sue dita con una mano e tapparmi la bocca con l'altra, trascinandomi verso di lui con così tanta forza che il mio petto si scontra con il suo e i miei occhi si ritrovano a pochi millimetri di distanza dai suoi. Le mie narici si dilatano e cerco di inalare il più possibile aria per riempire i miei polmoni, ma il mio petto di muove in modo affannoso contro quello dei Matthew quando le sue pozzanghere diventano sempre più chiare, anche se la sua espressione è impassibile e persino più seria di prima. Corrugo la fronte quando lascia i miei occhi per riprendere a guardare la porta, il che mi aiuta a ritornare alla realtà e corrugare la fronte, accorgendomi solo ora che sta cercando di nascondersi da qualcuno, ma capisco di chi si tratta solo quando la porta del mio ufficio viene spalancata per la seconda volta e la chioma rossa della nipote di William appare senza nemmeno bussare prima. «Oh!»-assume una smorfia sorpresa quando i suoi occhi finiscono sulla figura di Matthew, che alza gli occhi al cielo pur dandole le spalle, ma al suo gesto non riesco a fare a meno di ridere sotto i baffi Sta scappando da sua cugina! «Matthew, ti stavo... cercando.»-gli occhi della rossa passano da me all'uomo al mio fianco, che non la degna di un'occhiata, ma si limita a imprecare a bassa voce sul mio volto, mentre la sua mano lascia la mia bocca. «Ora sono occupato.»- la sua voce roca sbatte contro il mio viso, mentre i suoi occhi finiscono di nuovo nei miei e mi guarda con un sopracciglio alzato quando si accorge del mio divertimento, per poi inclinare la testa e abbassarsi alla mia altezza in un gesto rapido. Talmente rapido che mi rendo conto delle sue intenzioni solo quando affonda le labbra nell'incavo del mio collo e la punta della sua lingua inizia a solleticare la mia pelle.
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