6)Mi sta divorando il didietro!

2350 Parole
Mi sento mancare le forze e faccio per abbandonare il corpo per terra, ma uno stridulo rumore, accompagnato dalla diffusione della luce tra le quattro mura metalliche, mi aiuta a rilassarmi e riempire i polmoni d'aria. L'ascensore riprende a muoversi di nuovo, senza darmi il tempo di morire asfissiata come Abbone da Fossanova(*3), quindi aspetto con impazienza di arrivare a destinazione, con il cuore in gola per il timore che possa bloccarsi di nuovo, e questa volta definitivamente. Tiro un sospiro di sollievo e il mio cuore riprende a battere normalmente, mentre fuggo prima che la porta si apra del tutto. «Sembri uscita dalla tomba.»-faccio un salto quando la voce di William richiama la mia attenzione alle spalle. Solo ora mi accorgo che ha salito le scale, invece di non fare tre piani a piedi, per dimostrare di essere un vecchietto atletico e in forma. «Devono aggiustare questa schifezza!»-esclamo spazientita, con le pupille ancora dilatate, ma la mia espressione sembra divertirlo: «Ti facevo più coraggiosa.»-dice, fingendo un'espressione delusa, mentre corrugo le sopracciglia e fisso le buste della spesa che regge con difficoltà. Allungo istintivamente una mano per aiutarlo: «Sono coraggiosa.»-affermo sicura, mentre lui inizia a ridere di gusto, infastidendomi al punto che sono quasi in procinto di ridargli la busta e ritornare indietro al mio appartamento. «Sei claustrofobica, ceraunofobica (*4)...»-lo interrompo, mentre lui inizia a fare la lista delle mie fobie. «Non ho paura dei tuoni!»-la mia esclamazione esce fuori in un urlo, offesa dalle sue parole, ma in tutta risposta alza le sopracciglia: «Hai bussato nella mia porta, dicendo che ti serviva lo zucchero, ma poi sei rimasta a dormire sul mio divano, nascondendoti sotto le coperte.»-mi ricorda soddisfatto, facendomi stringere i denti mentre entriamo a casa sua. Il volume della televisione attira la mia attenzione al punto di abbandonare il peso delle buste sull'isola della cucina, dopo aver rubato una bustina di patatine, e dirigermi sul divano famigliare. Non è la prima volta che lo becco seguire Pit Bull and Parolees (*5), tanto che ho iniziato ad affezionarmici. Ma non ai cani, solo ai dog sitter tatuati e prepotenti. «Lo guardi per i pitbull o per Tia Torres(*6)?»-alzo il mento per indicare lo schermo della televisione e addentare una patatina. Ci mette un po' prima di raggiungermi e sedersi pesantemente sul divano, per poi infilare le dita nel sacchetto e farmi compagnia nel mangiare schifezze. «Per entrambi.»-dice nell'esatto momento in cui due mostri compaiono in salone. Rimango con la mano a mezz'aria e la bocca spalancata per portare una patata tra le labbra, mentre incrocio lo sguardo feroce di uno dei due pitbull, che continua a guardarmi dritta negli occhi con un'espressione scocciata. L'altro non ci pensa due volte prima di abbaiare e correre nella mia direzione. «Non ti muovere.»-William poggia la mano sulla mia spalla, ma le sue parole sagge non fanno altro che aumentare il mio nervosismo. «William?»-afferro il suo avambraccio e lo stringo tra le dita nell'esatto momento il cui il cane che sembra avere le mestruazioni si ferma ai piedi del divano e riprende ad avviare come se mi stesse prendendo a parolacce. «Tranquilla.»-prova ad avvicinare il palmo della mano alla testa del pitbull, ma questi si allontana. «Sono anche cinofoba.»-sussurro, per poi tirare un urlo e salire sul divano a piedi, il che infastidisce l'altro, che imita l'amico, mentre io scavalco lo schienale del divano e cerco di raggiungere la porta viva, senza ascoltare William che mi consiglia di tranquillizzarmi e far finta di nulla. Non appena sto sul punto di afferrare la maniglia, piegandomi in avanti, il pitbull nero afferra l'orlo della mia maglia, ma poi ci ripensa e spalanca di nuovo la bocca per afferrarmi l'intera chiappa destra tra i denti. «William! Mi sta divorando il didietro!»-urlo sul punto di piangere, mentre cerco di liberarmi, ma mi arrendo quando il pitbull rosso afferra l'altra chiappa, quindi il vecchio decide finalmente di alzarsi dal divano, anche se lo becco ridere sotto i baffi. La sua espressione e i due mostri attaccati al mio fondoschiena mi fanno cambiare nettamente umore, e prima che William possa raggiungermi, sbatto un rumoroso pugno sulla porta e indurisco gli occhi. Il mio gesto stupisce William, ma soprattutto i due animali che lasciano la presa improvvisamente e smettono di ringhiare, quindi ne approfitto per girarmi lentamente, mentre porto istintivamente le mani sul lato b, quasi per controllare che sia tutto integro. I miei occhi finiscono sul pitbull nero e solo ora noto la chiazza bianca che ricopre il suo petto, rendendolo mostruosamente bello come l'altro, più muscoloso, che mi guarda con gli occhi spalancati e pronto all'attacco. Fa per fare un salto, ma glielo impedisco quando dalla mia bocca esce un urlo: «Chiappasinistra, seduto!»-lo incenerisco con lo sguardo e in tutta risposta rimane immobile, per poi alzare il muso e ringhiare. «Siediti!»-provo a imitare il suo tono, mentre William continua a ridere: «Come lo hai chiamato?»-la sua risata attira l'attenzione dell'altro pitbull, che si siede al posto di quello dal naso rosso. Strofino il fondoschiena con una smorfia di dolore: «La prossima volta pensateci due volte prima di attaccarmi.»-mi rivolgo a Chiappadestra, che sembra essersi arreso e mi guarda dal basso, mentre l'altro continua a guardarmi con aria di sfida e mostra i denti. «Stati zitto.»-gli punto l'indice, ma non appena lo faccio spalanca la bocca e fa per morderlo, quindi lo ritiro velocemente. «Bastardo!»-sussurro, mentre lui abbaia di rimando, quasi per urlarmi: Fifona! «Prepotente!» Abbaia di nuovo: Stronza! «Idiota!» Maiala! «Asino!»-urlo, per poi accorgermi di aver detto qualcosa senza senso, quindi mi giro frustrata e sofferente per uscire dalla porta senza salutare nessuno. Stringo la mascella e raggiungo la porta del mio appartamento a una distanza di soli due metri, ma mi sembra di fare una maratona accarezzandomi il didietro sotto la felpa bucata. Era la mia maglia preferita, anche se sembrano tutte uguali nel mio guardaroba, tutte nere e larghe. Arrivo davanti alla porta mentre cerco la chiave in una delle tasche anteriori: alzo la testa per infilare la chiave nella toppa, ma mi blocco quando noto un post-it attaccato all'altezza della maniglia: *Un giorno ti aspetterò nella tua camera in giacca e cravatta.* Socchiudo gli occhi per analizzare le parole, per poi spalancare le palpebre e perdere un battito, quando capisco il significato nascosto dietro alla scritta. La mano inizia a tremare mentre cerco di ingoiare il groppo alla gola: Paul non mi lascerà mai in pace, soprattutto dopo il gesto di Matthew. È capace di fare qualsiasi cosa, anche se sono riuscita a evitarlo per più anni, chiudendo entro quattro mura. Non dovevo andare in quella festa. Matthew non doveva essere lì ad ascoltare tutto e rompergli un bicchiere di vetro sulla testa. Porto una mano tra i capelli, mentre continuo a fissare il legno della porta per un tempo indefinito, per poi fare un passo indietro. E un altro quando i miei occhi si poggiano di nuovo sul foglio giallo. Getta la cravatta per terra in un gesto veloce, mentre la malizia non abbandona la sua espressione. «Paul? Che ti prende?»-chiedo con la voce tremante, ma ciò non lo smuove minimamente e mi sembra di stare davanti a uno sconosciuto. Continuo a camminare indietro, mentre i miei occhi continuano a fissare la scritta ancora attaccata alla maniglia. Ritorno di nuovo davanti alla porta dell'appartamento di William, ma sono poco convinta della mia decisione, non volendo che mi guardi in questo stato. Poggio il palmo della mano sulla porta, ripetendo dei respiri profondi e sperando di potermi riprendere, ma davanti ai miei occhi compare la stessa scena delle mani di Paul che mi trascinano nella sua camera da letto. Busso velocemente sulla porta di fronte a me e William non tarda ad aprire nell'esatto momento in cui sento gli occhi offuscarsi dalle lacrime: mi guarda con un cipiglio, che poi si trasforma in una smorfia di preoccupazione. «Mi serve lo zucchero.»-dico con un filo di voce, mentre lui si limita a spalancare la porta, invitandomi a entrare. Questa volta evito Chiappadestra e Chiappasinistra, che alzano la testa nell'esatto momento in cui metto piede nell'appartamento, quindi raggiungo il divano senza chiedere il permesso al vecchio alle mie spalle. Non mi è mai piaciuto essere trattata come una ragazzina debole e indifesa, ed è per questo che mi sono costruita una corazza, crescendo. Una corazza che, però, talvolta diventa così fragile da farmi scappare da qualsiasi problema, come sono corsa via dall'ufficio di Matthew e come sono fuggita dalla porta del mio appartamento, con la sensazione di trovarci davvero Paul all'interno. Prendo di nuovo posto sul divano, per poi raccogliere le braccia al petto, immergendomi nei pensieri e dimenticandomi della presenza di William, che continua a fissarmi, pronto a chiedermi cosa sia successo. «Devi denunciarlo.»-si limita a dire con un tono severo, quasi di rimprovero, ma sapendo già con non prenderò nemmeno in considerazione il suo consiglio. La polizia porta solo guai, e questo ho avuto modo di sperimentarlo personalmente: a Seattle si dà ragione a chi ha torto, se è più ricco, e si chiude dietro le sbarre una vittima con due spicci in tasca. Ho imparato a non chiedere mai aiuto a nessuno, dato che nessuno ha potuto aiutarmi fin'ora, nemmeno gli amici che mi vanto di avere. Sono un disastro vivente che, non appena si sveglia la mattina, spera che la giornata passi il più in fretta possibile e arrivi la sera. «Svegliami prima che ritorni tuo figlio.»-lo supplico con un tono di voce, per poi buttare la testa indietro e nasconderla tra i cuscinetti di decoro del gigantesco divano a L. Non sento una risposta da parte sua, il che mi fa capire che non approva la mia decisione di rimanere con le mani in mano, ma faccio finta di nulla per l'ennesima volta, e cerco di addormentarmi, nonostante mi sia svegliata nemmeno due ore fa. Vorrei essere cresciuta come una figlia di papà, da una famiglia ricca: m'immagino nei panni di una ragazza snob ed elegante, mentre mi vanto in giro di avere ricevuto in regalo l'ultima Mercedes uscita in vendita e faccio dell'estetista la mia migliore amica. Avrei sicuramente un bodyguard al mio fianco che mi proteggerebbe da tutti i 'Paul' che potrebbero farmi del male. Preferirei essere una bimba viziata e odiata da tutti, piuttosto che dormire sul divano del mio vicino di casa per sentirmi protetta. *** «Da quanto la conoscete?» Percepisco delle voci alle mie spalle da un pezzo, ma non trovo la voglia di aprire gli occhi per sapere chi parla, non che sia curiosa di sapere, ma iniziano davvero a infastidirmi. E io odio essere svegliata. «Dammi del 'tu', figliolo.»-la voce di William diventa più chiara, mentre provo a spalancare le palpebre e socchiudere gli occhi, ma mi arrendo dopo fari tentativi vani, quindi mi limito a origliare la loro conversazione. «La conosco da piccolina. Si è trasferita qui a diciott'anni.»- capisco immediatamente di essere il soggetto della frase, quindi assumo una smorfia di disprezzo. «Che lavoro fa?»-cerco di decifrare e riconoscere la voce famigliare per sapere chi devo insultare non appena me lo ritroverò davanti. «Fa la nutrizionista. Lavora in palestra ed è davvero brava... quando ha voglia.»-il fatto che William continui a parlare di me a uno sconosciuto mi fa aprire gli occhi di scatto per il nervoso, quindi faccio per girarmi e alzarmi in piedi per mandarlo a quel paese, ma un peso sulla schiena me lo impedisce. Impreco ad alta voce, facendo zittire i due, mentre cerco capire cos'ho sulle spalle, ma sobbalzo quando becco con gli occhi la punta del naso di Chiappadestra, che mi guarda dall'alto scocciato. «Vai a dormire nella tua cuccia, non su di me!»-urlo, facendolo scendere velocemente dal divano, ma sempre con quell'atteggiamento calmo e orgoglioso di quando ci siamo presentati. «Vuoi pure dargli il mio codice fiscale?!»-mi alzo lentamente, sentendo un forte mal di testa, ma spalanco gli occhi e mi pento del mio tono quando mi accorgo di avere davanti Jonny Bravo con gli occhiali da sole. Socchiudo gli occhi e sposto lo sguardo dalla figura dell'uomo misterioso a quella di William, per poi guardarmi in giro in cerca di suo figlio. «Non volevo essere invadente...»-inizia a dire con un tono di voce basso e un'espressione seria in volto, ma lo interrompo imbarazzata: «Tranquillo.»-mi affretto ad alzare una mano a mezz'aria, a disagio per i suoi occhi, che sembrano fissarmi intensamente aldilà degli occhiali scuri. Continua ad essere uno sconosciuto per me, ma è stato il primo a farmi sorridere come non avevo fatto da tempo, quindi ammetto di piacere la sua compagnia, anche se non so nemmeno il suo nome. «Rimani a cena?»-William mi distrae con un'espressione maliziosa, mentre indica con il mento il tavolo a due metri di distanza. «Cena?»-solo ora mi accorgo della luce accesa e del buio fuori dalla finestra del salone, mentre porto una ciocca di capelli dietro l'orecchio e abbasso la testa. Non ci penso molto prima di annuire, ancor più con dal fatto che Matthew non è presente: sarà chissà dove con chissà chi, forse con Tessa... Scuoto la testa per evitare di pensare a lui, ma non appena faccio per avvicinarmi al tavolo, entusiasta di non passare una serata in solitudine, una voce alle spalle mi fa sobbalzare. «La mattina corri via dal mio ufficio, ma la sera ti trovo sul mio divano.»-mi fermo ai miei passi, prima di poter prendere posto, per poi serrare la mascella e assumere una smorfia nel riconoscere la sua voce, mentre mi giro lentamente per insultarlo, ma, invece di mandarlo a quel paese, spalanco gli occhi alla vista di Matthew, poggiato allo stipite della porta con le braccia incrociate e solo con un asciugamano intorno alla vita. «Salve, Charlie.» *1: Non è a scopo pubblicitario, tra l'altro non credo che si vendano in Italia *2: è una marca di sigaro, conosciuta per l'odore dolce e invitante *3 - Personaggio de Il nome della rosa di Umberto Eco, morto per asfissia (mancanza di ossigeno) *4- fobia dei fulmini e tuoni *5-è un programma americano che parla dei pitbull *6-direttrice del programma
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