Attraverso la Broadway Street lentamente, anche se sono già in un perfetto ritardo, mentre guardo verso l'alto in cerca di piccioni pronti a scaricare ciò che hanno digerito sul cappuccio della mia felpa gigantesca.
Fortunatamente oggi il tempo sembra stare dalla mia parte, dato che un velo di nuvole copre il sole e lo rende meno cocente.
Siamo agli inizi dell'estate e il sudore che perdo sotto i miei vestiti pesanti non può che darmi fastidio, anche se passo la maggior parte del tempo sotto un ventilatore Westinghouse (*1), fissando il soffitto.
Passo una mano tra i capelli, mentre mordicchio la punta della cannuccia, fingendo di bere il contenuto della lattina, mentre mi guardo intorno in cerca di maniaci da evitare.
Dopo ieri sera non credo di accettare un altro invito in futuro: la mia migliore amica mi ha abbandonata per divertirsi con un maniaco attraente, ma soprattutto maniaco, e non ha risposto a nessuno dei miei quarantasei messaggi.
Non sono riuscita a mettere occhio pensando al fastidio che ho provato nell'essere trattata in quel modo, ma sono più che abituata a passare in secondo piano quando c'è Tessa nei paraggi: se Hardin non mi avesse conosciuta dopo avergli presentato la mia amica, persino lui mi avrebbe rifiutata.
Non c'è motivo per cui un uomo debba trovare qualcosa di interessante in me per la mia terza scadente e la V-shape del mio lato B, che da tre anni copro con i miei vestiti.
Ma Matthew ha proprio insistito a farmi sentire una nullità, portandosi via Tessa e dandomi la dimostrazione che non sarò mai alla sua altezza.
Sbuffo sonoramente mentre finalmente entro nella palestra puzzolente: sono quasi le dieci e non mi sorprende che ci siano più istruttori di boxe che clienti nell'ingresso spazioso.
Alzo la mano per salutare il barista, per poi poggiare la lattina di birra vuota sul suo banco.
«Buongiorno amore!»-Hardin mi viene incontro non appena faccio per entrare nel mio ufficio, quindi incrocio le braccia sotto il petto:
«Non sei venuto alla festa.»-alzo un sopracciglio, ma si limita ad alzare le spalle e lasciare un bacio veloce sulle mie labbra:
«Non ho avuto voglia.»-dice come se per lui non fosse una novità il fatto che io uscissi di casa.
«Certo.»-alzo gli occhi al cielo alle sue parole, infondo la presenza di Hardin al mio fianco non avrebbe cambiato nulla, anzi, mi avrebbe solo fatta assistere alle sue figuracce nell'essere rifiutato dalle donne più grandi di lui, perle quali ha un debole.
Siamo tutto fuorché fidanzati, e di questo mi sto accorgendo solo ultimamente, ma non siamo nemmeno amici di letto, non avendogli mai dato il permesso di toccarmi, anzi, non siamo neanche amici.
Ho avuto un debole per lui dal momento che, il giorno in cui ci siamo conosciuti a metà agosto, è stato l'unico tra i suoi amici a non ridere o chiedermi perché indossassi una maglia di lana a ferragosto.
Mi è sembrato un ragazzo diverso dagli altri, ma la scintilla non è mai scattata:
'Devi solo aspettare, non esiste l'amore a prima vista'- le parole di Tessa si ripetevano nella mia testa e cercavo di convincermi che fosse l'uomo giusto per me, ma poi si è rivelato un cascamorto, ma forse è stata colpa mia, che non riesco a cancellare il passato e lasciarmi andare davanti a lui.
Ma voglio bene a Hardin in un modo particolare, non come un amico e basta:
«Devo andare. A dopo.»-dice guardando alle mie spalle con un'aria leggermente ansiosa, per poi lasciare un ultimo bacio sulla mia bocca e fuggire.
Lo seguo con gli occhi, confusa del suo atteggiamento, ma capisco la sua reazione quando mi rendo conto di chi ho alle spalle: Matthew attraversa il corridoio lentamente, come se stesse sfilando, accompagnato da un uomo alto e dai capelli chiarissimi.
Incrocio lo sguardo di Matthew per un istante, trucidandolo con gli occhi per quanto mi dia fastidio la sua presenza dopo la serata di ieri, mentre la sua espressione rimane dura.
Lo vedo avvicinarsi per il corridoio, ma la mia attenzione viene catturata dall'uomo alle sue spalle, che ha la testa rivolta nella mia direzione, ma non capisco se mi guarda o meno, dato che i suoi occhi sono nascosti dietro ad un paio di occhiali da sole.
Non capisco perché li porta in una palestra, ma mi sento a disagio quando mi accorgo che il suo collo non si muove di un millimetro e ho quasi la sensazione che mi stia fissando.
Non appena stanno per affiancarmi, a quasi due metri di distanza, mi affretto a darli le spalle e e aprire la porta del mio ufficio, ma non faccio in tempo a evitarlo che la presenza di Matthew alle mie spalle si fa più vicina, tanto da poter sentire il suo respiro sui capelli.
Lo sento avvicinare la testa all'incavo del mio collo, quindi chiudo gli occhi forzatamente e mi stringo sulle spalle, pronta a un rimprovero per il mio ritardo e senza trovare il coraggio di girarmi per guardarlo negli occhi:
«Nel mio ufficio. Ora.»-scandisce ogni parola con una voce così roca che sento i brividi per tutta la spina dorsale.
Ci metto un po' ad analizzare il significato delle sue parole, mentre lui si allontana, lasciandomi con la testa bassa e il respiro corto.
Bastardo!!
Mi giro lentamente e per niente pronta a seguirlo per subire mezz'ora di tortura davanti al suo sguardo insostenibile.
Guardo le loro spalle e aspetto che scompaiano dietro la porta dell'ufficio di Matthew, per poi scuotere la testa e riprendermi dal mio stato di trance: mi sembra di avere ancora nelle narici il suo profumo.
Impreco a bassa voce per come mi sono fatta beccare e per il modo in cui mi sono lasciata trattare da lui per la seconda volta.
Solo dopo una decina di secondi decido di seguire le loro orme, pizzicando il palmo della mano per il nervoso, mentre mi ritrovo davanti alla porta di legno dell'ufficio del gestore.
«Vogliamo ampliare gli spazi e portare nuovi sport, nuovi clienti...»-Matthew continua a parlare a prescindere dalla mia irruzione nella stanza, mentre si rivolge all'uomo misterioso e biondissimo.
Non appena entro, quest'ultimo smette di guardare Matthew e riprende a guardarmi con un cipiglio.
Alzo la mano a mezz'aria e la sventolo davanti al suo viso:
«Ma che cazzo fai?»-Matthew si intromette, dicendo tra i denti, ma non gli dò retta, continuando a guardare l'altro, che più che infastidito sembra divertito.
Prendo posto sulla sedia vuota accanto al biondino che non mi toglie gli occhi di dosso: ho sempre trovato interessanti i capelli chiari.
«Hanno il il colore del sole.»-rido, mentre prendo una ciocca dei suoi capelli tra le dita.
Rido come una stupida ragazzina di quattro anni, mentre mio fratello mi guarda intensamente, come se nascondesse qualcosa.
«Ti piacciono i miei occhi?»-chiede all'improvviso,mentre io non ci penso due volte prima di rispondere, mentre ammiro i suoi occhi strani.
Non ho mai visto occhi così belli, uno azzurro come il cielo di mattina e l'altro nero come il cielo di notte.
«Si.»
«A Tessa non piacciono!»-esclama, mentre corrugo la fronte.
«Chi è Tessa?»
«Sei cieco?»-chiedo senza pensarci due volte, mentre Matthew sbatte un pugno sulla scrivania, incenerendomi con gli occhi.
«No.»-dice dopo un bel po' di tempo, tanto che iniziavo a pensare che avesse problemi persino con l'udito.
La sua voce è talmente bassa che mi mette i brividi, mentre continua:
«Pensi che sia cieco?»
«Perchè porti gli occhiali all'ombra?»-chiedo ovvia, cercando di intravedere oltre le lenti scure, il che lo porta ad abbassare la testa.
«Perchè indossi una felpa in mezzo all'estate?»-ritorna a piegare le labbra verso l'alto, il che mi porta a fare lo stesso, avendomi lasciata senza parole per poter replicare.
Continuo a guardarlo con uno strano sorriso, portando una ciocca di capelli dietro l'orecchio leggermente imbarazzata sotto il suo sguardo, ma ritorno alla realtà quando Matthew si schiarisce la voce, passando gli occhi da me all'uomo al mio fianco più volte.
«Di nuovo in ritardo.»-cambia discorso, riportando l'attenzione su di me.
«Sono venuta prima di te.»-osservo seria e trovando il coraggio di ribattere.
Non mi sorprenderei se mi licenziasse solo per aver fiatato, ma al contrario delle mie aspettative si limita a puntarmi l'indice contro:
«Devi imparare a tenere la bocca chiusa, Charlie!»-mi urla dritto in faccia, facendomi saltare sulla sedia.
«Mi chiamo Charlotte!»-allungo la mano verso la bambina magrissima affianco a lui.
«Io sono Tessa.»-dice con un filo di voce, ma mio fratello la interrompe e poggia le mani sulle mie spalle.
«Non farti chiamare 'Charlotte'!»-mi guarda intensamente-«'Charlie' è un bel nome.»-mi sorride con un cipiglio in volto:«Fatti chiamare sempre 'Charlie'!»
«Io sono Charlie!»-mi correggo davanti alla bimba dai capelli scuri.
«Non chiamarmi Charlie! Mi chiamo Charlotte, non Charlie! Charlotte Cooper!»-il tono della mia voce supera il suo, quindi assume un'espressione stupita, per poi alzarsi immediatamente in piedi e superare la scrivania in un batter d'occhio.
Lo imito prima che possa raggiungermi, pronta ad affrontare il bastardo che mi ritrovo di fronte.
«Tu...»-riprende con lo stesso tono di voce di poco fa, afferrandomi il gomito con una mano e stringendolo tra le dita, per poi trascinarmi sul suo corpo e costringermi ad averlo a due centimetri dal mio viso.
Serra la mascella, mentre il mio sguardo vuoto si immerge nel suo infuriato: fa per parlare ma dalla sua bocca non esce una sillaba, anche se non me ne accorgo e mi distraggo dal cambiamento repentino del colore dei suoi occhi, che diventano più chiari.
Aggrotto la fronte nel sentire di nuovo il suo profumo, questa volta mischiato all'odore dei suoi sospiri.
Sa di buono. Di un sapore invitante tra la menta e il Cohiba , che mi porta a fissare le sue labbra.
«Charlie è un bel nome.»-mi ricordo della presenza dell'uomo alle mie spalle quando inizia a parlare con un tono di voce serio, ma non sposto gli occhi dal rosso della bocca di Matthew finché questi non decide di allontanarsi da me, facendomi provare una sensazione molto simile a un vuoto nello stomaco.
«Preferisco Charlotte.»-ribatto più decisa e severa di quanto non voglia apparire, ma senza degnare di un'occhiata nessuno dei due e attraversando a passo felpato il corridoio.
Non permetto alle lacrime di accumularsi nei miei occhi, mentre passo per il corridoio, sorpassando la porta del mio ufficio e dirigendomi verso l'uscita.
«Charlotte!»-Taylor alza una mano seduto al bar, ma non lo degno di un saluto, mentre mi accorgo della presenza di Tessa al suo fianco.
Ha addosso gli stessi abiti di ieri sera, il che mi fa capire di essersi divertita con Matthew e di aver dormito da lui.
Mi chiedo cosa sia venuta a fare, ma so già la risposta, quindi evito di rivolgerle la parola.
«Il solito.»-ordino al cameriere, mentre Tessa socchiude gli occhi.
«Sono invisibile?»-chiede a Taylor con un'espressione divertita, mentre l'espressione del mio amico rimane seria, accorgendosi che c'è qualcosa che non va.
«Sei stronza.»-la correggo, ma si limita a ridere alle mie parole, mentre afferro il mio Mojito dal banco e fuggo da questo posto che inizia a soffocarmi il più velocemente possibile, con un bicchiere in mano e un odore di sigaro nelle narici.
Come può essere così... fastidioso e minaccioso allo stesso tempo?!
Sorseggio il liquido e lo lascio bruciarmi l'esofago e farmi provare la bella sensazione della spensieratezza.
Se ne ho abbastanza del suo orgoglio in tre giorni, non so come riuscirò a evitarlo in futuro, o almeno fare finta di accettare la sua sfacciataggine.
Caccio un sospiro di sollievo quando non vedo la tabella di ieri accanto all'ascensore, quindi, senza pensarci due volte, premo il pulsante per farlo giungere al piano terra.
Nell'esatto momento in cui la porta si apre porto la testa indietro per svuotare il bicchiere, con l'intenzione di non pensare al fatto che me ne sono andata dal lavoro senza un permesso ufficiale.
Mi devo liberare dei pensieri che mi iniziano a turbare, prima che sia troppo tardi ed esca fuori di testa.
Picchietto il pavimento dell'ascensore con un piede per passare il tempo, ma non riesco a fare a meno di guardare il mio riflesso sul grande specchio che mi trovo di fronte.
Non so se riuscirò mai ad accettarmi davanti al mio riflesso spento, fissando tutti i difetti del mio corpo, ma la cosa che più odio sono i miei occhi.
Sono così vuoti che mi fanno ricordare i momenti peggiori che hanno segnato il mio passato: tutto il dolore che ho sopportato sembra essersi accumulato proprio lì, nelle mie pozzanghere chiare.
Sobbalzo quando l'ascensore si blocca all'improvviso, prima che possa arrivare a destinazione, quindi spalanco gli occhi e fisso la porta impanicata.
Il mio respiro si accorcia quando i secondi passano e la luce che illuminava l'ascensore diventa più fievole, fino a scomparire del tutto, facendomi andare alla ricerca di una base d'appoggio per la mia mano.
La claustrofobia è stata più volte un problema grave, dato che non è la prima volta in cui l'ascensore si rompe con la sottoscritta rinchiusa dentro.