Carlo m’aveva chiamato per farmi assistere ad un istante di chiara coscienza nell’ammalato: – Sono dunque gravemente ammalato? – aveva domandato con angoscia. Tanta coscienza non ritornò più. Invece poco dopo ebbe un istante di delirio. Si levò dal letto e credette di essersi destato dopo una notte di sonno in un albergo di Vienna. Deve aver sognato di Vienna per il desiderio della frescura nella bocca arsa ricordando l’acqua buona e ghiacciata che v’è in quella città. Parlò subito dell’acqua buona che l’aspettava alla prossima fontana. Del resto era un malato inquieto, ma mite. Io lo paventavo perché temevo sempre di vederlo inasprirsi quando avesse compresa la sua situazione e perciò la sua mitezza non arrivava ad attenuare la mia grande fatica, ma egli accettava obbediente qualunque p

