Dopo il tè, tornammo in camera; di lì a poche ore ci sarebbero stati la cena e poi il ballo, ma io speravo di potermi confrontare con Will. Per quanto odiassi che si fosse fatto mettere in camera con me, rischiando di rovinare tutto, non riuscivo a non pensare che sarebbe stato costretto a rivolgermi la parola e, per brevi attimi, mi lasciai anche coccolare dall’idea che, dopo più di due mesi, avremmo dormito insieme e che per una notte, almeno una, avrei riposato davvero. Quando la porta si chiuse e rimanemmo da soli, ci guardammo per un attimo eterno; fu sufficiente a farci tornare con la mente a qualche ora prima, quando ci eravamo incontrati lì, quando avevamo dovuto lasciare tutto in sospeso, sull’orlo dei nostri sguardi. Poi, esplodemmo, insieme, e fu una rincorsa sfrenata di parole

