Sia che questa leggera goffaggine fosse sufficiente a controbilanciare lo splendore del suo portamento, o sia che avesse ereditato una goccia di troppo di quell’umor nero che correva nelle vene di tutta la sua razza, fatto sta che ella non era ancora stata in società che una ventina di volte, e già, se ci fosse stato qualcuno per udirla oltre al suo cane spagnolo Pippin, l’avrebbe sentita chiedere a se stessa: “C’è qualcosa che non va? Ma che cosa?”. Quest’occasione si dava un martedì, il 16 di giugno del 1712; Orlando era appena ritornata da un gran ballo ad Arlington House; l’alba tremava nel cielo, ed ella si stava togliendo le calze. «Non m’importa nulla affatto di non veder mai più anima viva!» esclamò, scoppiando a piangere. Di corteggiatori ne aveva in quantità, ma la vita, che dopo

