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Quelle opinioni offesero Orlando; eppure, non poté fare a meno di constatare come l’autore di quelle critiche non apparisse affatto sconcertato. Al contrario, più tuonava contro il proprio tempo, più pareva soddisfatto. Rammentava una notte alla Taverna del Gallo, in Fleet Street; c’era Kit Marlowe, e altri con lui. Kit aveva il vento in poppa, era piuttosto alticcio – gli accadeva facilmente – e in vena di dir cose enormi. Ancora gli pareva di vederlo, mentre, levando il bicchiere, alla salute della brigata, urlava in falsetto: «“Ch’io possa esser castrato, Bill”» (e si rivolgeva a Shakespeare) «“se non vedo arrivare una grande ondata; e chi c’è sulla cresta? Tu!”». E con ciò intendeva significare, spiegò Greene, che la letteratura inglese era sull’orlo di una grande epoca, e che Shakespe

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