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Ma quando la festa era al culmine, e gli ospiti si davano a tripudiar liberamente, Orlando provava vivo il desiderio di appartarsi nelle sue stanze. Là, quando la porta era ben chiusa ed egli s’era assicurato il segreto, tirava fuori un vecchio scartafaccio (cucito assieme con un filo di seta rubato al cesto da lavoro di sua madre) il quale recava scritto, in bella calligrafia tonda di scolaro: “La Quercia. Poema”. Egli scriveva fino allo scoccar della mezzanotte e oltre. Ma siccome cancellava tanti versi quanti ne scriveva, il loro numero, in fine d’anno, tornava minore che in principio, e si sarebbe detto che, a forza di scriverlo, quel poema avrebbe finito per non esser scritto mai. Spetterebbe qui allo storico della letteratura constatare come lo stile di Orlando fosse mutato in modo

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