LE ORIGINI
“…Ora dimmi: Pensi davvero di potermi vincere così? Con un corpo di donna e due occhi freddi come fossero fatti di brillanti, eppure scuri, come la terra che ti ho fatto ingoiare all’alba di ogni cosa.
…Al sorgere del tempo stesso”.
Ebbene è giunta l’ora: vi dirò tutto.
VOI, Giudici inconsapevoli del Cielo, ne avete il diritto ed anche il dovere: DOVETE SAPERE!
Parlerò di ciò che è stato scritto con quel sangue che ancora continua, incessante, a scorrermi lungo tutto corpo.
Se solo mi poteste vedere: sono fatto di fango, di tutta la cenere nera di questo mondo, che si è accumulata su di me.
Molto più in basso di dove scrittori mi hanno posto.
Più nascosto di miniere di brillanti o delle rocce fuse nel nucleo della terra.
Eppure vi ho sempre sentito…
”Bugiardo”
mi dicevate, così vi hanno insegnato:
“Bugiardo…”
uno di quei nomi che nei secoli avete inventato: Belzebù, Demonio, Satana… Bugiardo.
Sono stato tutte le paure della vostra vita, le catastrofi del mondo.
Avete fatto di me il capro espiatorio di ogni sventura e di Lui la vostra stessa esistenza.
Perché ero il Male e Lui il Bene.
La Vita e la Morte: magari fossi stato la Morte, sarei stato, perlomeno, qualcosa.
Lo farò, ORA: davanti a questa folla che inneggia alla mia fine; a questo cumulo di cenere, che ho amato ed odiato insieme, che è stata il mio inizio ed anche la mia conclusione.
Parlerò di me e di Lui, del motivo di voi stessi.
Che questo mio preludio sia la Verità:
eravate solo corpi e, se non fosse stato per me, vi dico questo, Uomini:
lo sareste ancora.
Così Lucifero iniziò a parlare, nel mezzo di uno spazio gremito di umanità che era innanzi a lui posta a semicerchio, in un abbraccio che pareva essere ideale e mortale al tempo stesso.
Gli uomini stringevano le fila, perché tutti fossero uniti insieme e potessero partecipare all’evento: anime dei vivi e quelle dei morti.
La terra è annegata quasi per intero, il cielo ed il mare non esistono più, oramai.
Tutto è immerso in un’unica essenza vaporosa, di un colore scuro, indefinibile.
Tutto alla pari anche tra gli uomini, come lo è intorno ad essi: non c’è alcun posto per l’immagine dei trascorsi, antichi, paesaggi terresti; e non vi è alcun posto neanche per le diversità delle etnie umane.
Nulla è come era, eccetto un luogo: quello dove ora si trovano potenti e non, celebri ed ignoti, sapienti ed ignoranti, chiunque in attesa di una svolta apocalittica; che si compia un destino oscuro atteso da sempre con angoscia dal genere umano.
Solo una zolla di mondo era sfuggita alla sorte delle altre, un posto arido in cui il deserto inghiotte il mare, lo prosciuga per intero.
Un monte, ai confini della crosta terrestre, rosso, ancora di un colore purpureo, come se il sole, che oramai si era spento, stesse indugiando con i propri raggi su quella superficie rocciosa: la prima
che fu creata
dai movimenti tellurici
causati da un essere caduto.
La prima originata dalla forza della sua volontà, lì, dove qualcuno, che mai poté vantare neanche la lontana appartenenza al verbo “ è ”, ne aveva comunque fatto la propria personale bandiera di esistenza.
Perché chi crede di esistere, non può non essere.
Così Lucifero cominciò a raccontare…
I
La creazione
“Io affermo che Ti, o Dio, sei il creatore di ogni creatura. E se con il nome di cielo e di terra si intende ogni creatura, io oso affermare che, prima i creare il cielo e la terra, Dio nulla faceva. Se, infatti, qualcosa faceva, che poteva fare se non una creatura?”
(S. Agostino:”Le Confessioni”)
Ogni cosa è stata creata, ma LUI NO: c’è da sempre.
Non esisteva nulla oltre al Nulla stesso ed al suono di rumori sordi, isolati, immersi in una luce fredda e cocente allo stesso tempo.
Si potrebbe affermare che Lui era per lo meno da prima, eppure neanche la parola “prima” può essere detta, in uno spazio che ingoia ogni cosa, non può neanche esistere un termine di precedenza, né uno di successività.
Lui era solo questo: era Luce, finché - per qualcosa che l’essere umano non ha le categorie per poter apprendere, perché non ha alcuna apparente ragione, e che venne ribattezzato” amore” - si dimezzò, frammentando la parte allontanata da se stesso.
Così ne nacquero spicchi d’infinito, che mantenevano l’eternità di quello spirito ma, tolti dalla Luce che li aveva generati, si condensarono in un corpo etereo quasi solido.
Dell’originaria sembianza, rimaneva l’idea dell’infinito e le qualità di questo.
Ciò che viene chiamato Angelo è quel semplice spicchio di luce.
Ma Lui non parla ancora, perché non vi era niente su cui dire, nulla da condannare né nulla da difendere, la terra non era ancora esplosa dalle stelle e così anche gli angeli divenivano forme ma non erano altro, stavano sospesi in maniera immobile su loro stessi, con delle ali disegnate che non servivano nemmeno a volare.
Lui era in ogni cosa, anche in quel primo e più difficile frammento.
Era in Lui, ricordo del suo dolore, di quell’urlo che fu il primo ed anche l’ultimo. Era in Lui, perché coscienza di ciò che aveva creato, del fatto stesso di poter essere anche se non il Solo, certamente l’Unico.
Un URLO, la prima parola, il primo segno di vita, Lui era vivo, esisteva davvero e lo aveva imparato da se stesso, dal dolore per quel primo distacco.
E così fu per secoli, che agli occhi umani parrebbero infiniti, ma così non sono: tutto quello che si può ricordare, deve aver avuto una fine.
Il ricordo di quel distacco, ha inizio con un dolore unito ad un idea di amore.
Ho ancora sotto di me il sangue e la terra, la sensazione dell’infinito rubato e dato e quell’urlo Divino nello staccare la metà di se stesso.
Noi angeli eravamo di già, anche se ancorati alla Luce, eravamo esistenti.
La pioggia, incessante, che smussava in curve gli spigoli della nostra immagine, ci dava forma.
Per tanti attimi a cui voi, esseri fatti di tempo, non potreste dare alcun nome, perché nessuna parola riuscirebbe mai a circoscriverli, ci siamo nutriti e, per ancora tanti altri, siamo stati in atarassia completa.
Ecco, immaginate: la più statica delle serenità, il più inamovibile dei movimenti. Solo luce, nient’altro che questo.
Badate bene, Uomini: IO NON VI CONDANNO.
Sapevamo che un giorno sarebbe giunta l’ora del Giudizio, fiumi di inchiostro e di sangue perché voi lo sapeste, per rendervi edotti del vostro compito.
Ma come potevano esseri banali e fatali allo stesso tempo, capire che sareste stati voi stessi Giudici del nostro operato?
Ora il Tempo è compiuto e Lui è tornato muto.
So bene che ancora non riuscite a capire, che ogni parola che esce da questo corpo vi sembra riempire frasi farneticanti, ma ascoltate ciò che vi dico e sappiate che, dopo avervi parlato, non potrete avere più nessuno oltre a voi stessi, neanche io ci sarò più.
Svanirò, come già ho fatto, come nell’attimo in cui Lui lo volle, ed io finii all’interno del baratro nero che voi dite Inferno:pozza di fango interminabile in cui nuoto solo, coperto dalla polvere.
Chi vi ha detto che alcuni di voi verranno lì con me ha mentito.
Chi lo ha fatto è un bugiardo: Non me, lui!
Gli uomini non erano destinati a nessun Regno, per voi non doveva esistere né Cielo, né Abisso.
Avete avuto la terra. Per l’eternità dovete ancora decidere e sarete voi a farlo.
Vi prego però di una cosa, innanzitutto:
provate a pensare al nulla e chiedetevi:
- potevo, Io, rimanere così, sospeso, per ogni attimo dell’eternità? -
- Poteva quel frammento di luce non spegnersi, ma neanche brillare? -
Fu questo il motivo che vi domandate.
La ragione e la nascita dell’inizio di tutta la creazione, per questo oggi siete a decidere, per questo siete nati e per questo siete anche morti.
E, soprattutto, per questo
io
caddi.
Voi siete fatti di fango, siete ancora argilla dentro e fuori, esattamente come eravate allora.
Un uomo ed una donna sotto un cielo chiuso, come la terra su cui camminavate.
Avevate ogni cosa per sopravvivere, tuttavia, mai vi fu concesso di sapere altro se non che, al di sopra di tutto ciò che vi era e che si poteva vedere, solo l’Eterno Signore poteva risiedere.
Vi fu dato un albero, per coprire le vostre teste dalla luce che scaldava il mondo intero, in cui lo sguardo rimaneva impigliato nei suoi rami impenetrabili, come a dire: nulla dovete conoscere di chi sta al di là del confine.
Gli occhi di chi sta da sempre oltre il cielo che scorgete, possono tutto e sono infiniti.
Questo è il mio peccato: aver lanciato come una freccia il mio sguardo tra i vostri capelli ed avervi visto le vibrazioni rumorose dei pensieri. Eravate vivi oppure volevate esserlo.
Seppiatelo, Uomini, lo chiesi tre volte.
Domandai: - “Signore perché non fai che loro sappiano, perché non permetti loro di capire il motivo di loro stessi?”- ma non ne trassi nessuna risposta.
La Verità era l’unica ad esistere, prima ancora del Bene ed il Male, suoi figli.
Eppure non si trattava di una verità relativa, di quelle che trovano alloggio nei pensieri umani e che, per questo, si lasciano decifrare da chiunque. Non vi sto parlando di una semplice sintesi di qualcosa di accaduto…
NO!
Io vi parlo della VERITÀ ASSOLUTA.
Da lei non aspettatevi risposte. Sta ferma su se stessa e non subisce mutamenti.
E, tanto è immensa, non può affatto vedersi.
L’unica cosa da fare era, quindi, non chiedersi niente.
Nessun Mistero della Fede: anche questo fa parte delle categorie del pensiero, tutta l’esistenza del creato ERA ed era sufficiente che fosse.
Lucifero, allora, decise da solo e divenne strisciante e verde per nascondersi il più possibile dallo sguardo eterno.
Là, dove il tremore delle foglie ribolliva per il vento infuocato dalla luce, come uno sterpo appena nato e dunque ancora verde, strisciò, il serpente, verso la mano dell’uomo, quando era solo pelle e neanche possedeva il sangue.
Gli andò tanto vicino da sentire le vibrazioni che emanava, eppure così lontano dal capirle. L’uomo, però, allungò il braccio e scansò il rettile dall’albero.
Ma così non poteva finire, perché oramai era troppo vicino al compiesi di una seconda creazione; né mai il serpente provò a lasciare che l’essere umano gli si scostasse.
Allora tentò di nuovo, ma questa seconda volta, si avvicinò alla sua più amata costola.
La donna, nonostante forte fosse l’impulso di scacciare il rettile, assecondò l’altra pulsione, quella più torbida, la più viva.
Non lo fece con coscienza di compiere qualcosa di grande, ma solo per la voglia di agire.
Quello fu il primo vero segno di vita sulla terra.
Prima dell’amore, ancora prima della ragione o di ogni altro sentimento: il primo fu il volere .
Allungò la mano ed afferrò il frutto su cui strisciava il serpente.
Da quel momento la costola dell’uomo decise per sé un nome: ella si doveva chiamare Eva; e l’uomo che le stava accanto - per la paura di perdere potere ed influenza nei confronti della sua creatura - afferrando il frutto proibito, decise di doversi chiamare Adamo.
Ma gli occhi eterni della luce, nell’esatto momento in cui avrebbero potuto distruggere tutto, ne ebbero invece pietà, e furono tanto sorpresi da ciò che era stato compiuto e dall’autonomia del proprio creato, che decisero di mettere alla prova i due esseri umani.
Così il mondo divenne un limbo in cui la luce divina doveva arrivare filtrata, poiché da quel momento, Adamo, Eva e tutti i loro figli, sarebbero stati liberi di agire.
Tuttavia, un fulmine colpì la serpe e, lo stesso urlo d’amore e dolore che l’aveva creata, si tramutò in un grido di forza e di rabbia.
Il Signore Eterno colpì Lucifero, perché imparasse ad obbedire .
L’Angelo Ribelle non aveva disobbedito solo al Creatore, ma lo aveva fatto anche alla propria natura, a quell’atarassia innata negli esseri Celesti, che dovevano essere appagati dalla Luce diretta di chi li aveva generati.
Eppure il Signore interpellò Lucifero.
Di più non può aggiungersi, nessun movente sarà mai noto a chicchessia, sia esso essere di tempo oppure creatura celeste.
Per questo resta solo un dialogo da offrire a chi lo vorrà ricevere, un primo colloquio diretto tra Lucifero e Dio, tra l’Angelo dalle ali grandi, capaci di sollevare il mondo intero e colui verso il quale il suo spirito tese in eterno.