​LE ORIGINI-2

2014 Parole
-Dio: “Lucifero, solo per te ho urlato il mio dolore. Ti ho creato di luce. Sai l’amore di cui sei fatto. ” -Lucifero: “Perdonami, Padre, ma perché non riesco a condannarmi, eppure lo vorrei fortemente… Vorrei essere come gli altri angeli del cielo. Sederti accanto e lasciarmi penetrare dalla tua luce: restituirla. Rifletterla tutta, senza che la mia forma la consumi. Padre perché soffro? Tu regni nei nostri pensieri, allora, spiegami: perché vorrei fuggire via da questo cielo? Perché sento le mie ali così immensamente pesanti da non riuscire a sostenermi? Sono fatto di luce, lo so. Ma alle volte vorrei sentire altro dal calore che emano. Vorrei sentire freddo, o il dolore che sentisTi Tu nello staccarmi da Te stesso.“ Nel dire questo Lucifero si trovò immerso in un buio impenetrabile. Cominciò a guardarsi intorno, ma non c’era niente, questa volta neanche la luce. I suoi occhi non avevano mai visto nessun orizzonte per il bagliore ininterrotto del Regno dei Cieli, ma si muovevano comunque e cercavano disperatamente approdi: là c’era solo buio e l’oscurità è cieca esattamente come lo è la luce che abbaglia. In quello spazio l’Eterno Signore aveva costretto Lucifero, e lo aveva fatto come presagio, avvertimento di un futuro rivelato fin dall’inizio, fin da quando Dio lo aveva staccato da se stesso. -Dio: “Sia fatta questa volontà: che l’uomo sia libero da tutto ciò che lo salva e prigioniero della propria scienza. Che l’uomo faccia servire la propria coscienza dal suo stesso corpo, che lo imprigionerà sulla terra fino all’ultimo scrosciar di lava nelle viscere del mondo . Tu, Lucifero, sarai l’unico dei miei angeli ad essere responsabile di questa creatura. L’unico a cui verrà data colpa od onore per il suo operato. Fai che il mio urlo non sia solo il triste presagio di una futura sventura. Che resti sempre un ricordo d’amore.” Il Signore Eterno decise così, e lo fece per obbedienza ad un disegno divino cui anche Egli apparteneva. Per esistere si ha la necessità di farlo per qualcuno: per questo erano stati creati gli angeli e per questo Lui volle gli uomini. Gli esseri del Regno Celeste erano un confronto teleologico, la loro presenza doveva dimostrare al Creatore che Egli aveva un fine, uno scopo e gli esseri umani avevano esattamente lo stesso valore degli angeli per il Signore. Tutto era originato da una necessità di equilibrio, nessun vivente, sia esso divino o terreste potrebbe mai sopportare una solitudine così incolmabile da non esistere che per se stesso. Ma Egli sapeva che Lucifero aveva una necessità ancora ulteriore, che voleva un riconoscimento diverso. Non gli bastava ergersi al di sopra del Regno Terrestre e confrontare il proprio spirito infinito con i limiti invalicabili degli uomini. Aveva bisogno anche di agire, di una ragione che lo qualificasse al di sopra degli altri suoi simili, lì accanto a Dio: primo nato ed anche unico. Per questo motivo, per quel dipinto indecifrabile che regola ogni cosa, Egli lo dovette mettere alla prova e lo fece con la coscienza che così lo avrebbe perso, perché ne sarebbero derivate le due necessarie categorie della Verità: il Bene ed il Male. Lucifero, ignaro ancora di ogni cosa, guardò per l’ultima volta il buio e sentì la consistenza delle sue ali dietro la schiena. L’oscurità lo proteggeva più della luce, ritornare al suo Regno fu quasi un tormento. D’ora innanzi, però, avrebbe avuto un compito, sarebbe stato Custode del mondo che vive, quello che ancora ha tutto da imparare, che non sa altro di ciò che vede. E nel pensare a questo, l’angelo aveva riflettuto su cosa potesse significare e, d’un tratto, provò ad annebbiarsi la mente per poter nuovamente decifrare la sua vita, ma non ne trasse altro che sofferenza, perché la ragione di un angelo non può mai venire meno: l’angelo è e basta, e questo comprende tutto ciò che può essere pensato. Ha tutta la propria esistenza aperta innanzi agli occhi. E Lucifero la vedeva, la propria realtà, ed in questa aveva visto anche il buio. In quel momento, però, gli era sembrato che l’oscurità fosse circoscritta a quel solo momento. Ne aveva vista anche altra, in verità - “Sarà per tutte le volte che Lui vorrà parlarmi” - aveva pensato… . Rovistare nelle parole i tormenti del sapere è stato il mio supplizio, anche se neanche a me è permesso chiamare tutte cose con il loro nome… II Primo momento della vita sulla terra: la paura “Forse perché della fatal quiete tu sei l’immago a me si cara vieni o sera.” (Ugo Foscolo:“ Alla sera”) Adamo ed Eva furono quindi liberi di allontanarsi dai confini che le radici dell’Albero Sacro avevano imposto per tutto il tempo precedente alla loro disobbedienza. Ancora non sanno che la luce gli ha abbandonati, la sentono solo più distante e debole, ma non se possono preoccupare. Come un bambino che, giocando, s’allontana pericolosamente non sa che potrebbe incorrere in qualche pericolo, perché ha una madre amorevole che lo protegge; anche i due uomini credettero di non poter mai essere così lontani dalla loro tana, lì, sotto l’amato Albero. Eppure, così allontanandosene, per la prima volta non riescono più ad intravedere i suoi rami, seppur questi erano tanto grandi che neanche alla fine del mondo intero si sarebbero potuti nascondere dagli occhi - anche se umani - di chi li avesse voluti vedere. Adamo ed Eva continuavano a camminare per conoscere il creato: per vedere tutto ciò che c’è; per dare un nome a tutto ciò che c’è; ed, infine, per riconoscere tutto ciò che c’è ed a cui si è dato un nome. Quella loro prima notte fu la notte dei tempi. I due esseri umani non erano mai erano stati vivi e neanche sapevano di avere un cuore. Ora però lo sanno, perché con il buio le pulsazioni arrivano al cervello. Sanno anche di avere quello, visto che i sogni si fanno torbidi e non hanno più come orizzonte la Luce. Sono vivi proprio per quella ragione, perché ora sentono di poter morire. Adamo afferra un sasso con una mano ed un bastone con l’altra. Allarga le braccia con quel gesto tipico che i cigni fanno per scacciare gli intrusi dal lago e si guarda intorno - “quando tornerà la Luce?” - pensa. Eva sta lì, dietro la schiena di Adamo. Sorveglia ogni movimento dell’erba e si sente spersa. Perché ancora nessuno aveva contezza né nell’idea del “sempre”, né di quella del” mai più”. Un volo, solo un volo di ali che Adamo sapeva di non possedere, per sentirsi forte più dell’oscurità, ma - protetto dai suoi pensieri, i quali lo invitavano alla calma, poiché fiduciosi che la Mano Santa della Luce sarebbe tornata ed avrebbe vinto la notte buia - visse il proprio spavento come una sensazione da non scordare. Perché, dopo l’importante decisione di dare nomi alle cose ed agli animali, era necessario riconoscere anche i sentimenti . Adamo ed Eva in quel momento sapevano di esistere e di essere uniti in modo indissolubile: come l’uno, la parte dell’altra. Si abbracciarono forte, pèrché - qualsiasi cosa fosse successa - il loro destino era comunque quello di vivere e morire insieme. Come l’esatto intrecciarsi delle dita di entrambe le mani mentre si prega, quando non può di primo occhio capirsi, a quale delle due mani quelle stesse appartengano. Al terminare delle tenebre arrivò l’alba, mandata dal Creatore di tutte le cose, perché le sue creature sapessero che sempre, in ogni raggio di sole, vi è una mano lunga del Signore, che accarezza i propri figli. Non si è mai soli se non nei propri pensieri, e forse non lo si è neanche in quelli. Semmai esiste una sola cosa - e ve ne sono al contrario molte - che condivide il Diavolo con l’Umanità tutta, questa è proprio la paura. E, visto che la paura non è figlia di nessuno, se non di tutti voi messi assieme e del Diavolo in persona, ed anche fosse solo per questa, può verosimilmente ritenersi che, tra la vostra sorte e la mia, non vi è poi così tanta differenza. Ma caso mai pensaste, che tutto quello che io vi dico è già da sempre nel vostro sangue, vi sbagliate Esseri Umani! perché allora eravate ciechi di sogni, mentre ora non fate che sognare. IO SO: anche se lo negherete davanti a voi stessi, non potete però mentire a me. A me, che ho creato i vostri desideri: tutte le vostre voglie. Uomini!siete ancora uomini, prima ancora di avere nomi, di avere sentimenti, voi siete Uomini! Ed allora, se è pur vero che per ogni morte, un passato vi consola, ecco che allora non può non esser vero, che per ogni vita, almeno una volta in ognuna di queste, avete voluto avermi accanto. Ed io l’ho fatto: Vi sono stato acanto. Non lo dico per presunzione, né per giustificarmi ai vostri fragili e decisivi occhi, ma solo perché è giusto che capiate voi stessi, che siete angeli santi, profani e maledetti. . Vi ho visti crescere dietro i cespugli verdi dell’Eden. Vi ho strisciato accanto come una fedele scorta, vi ho protetti e vi ho fatto divenire adulti a furia di morsi alle caviglie, perché le generazioni successive sapessero di dover temere ciò che è invisibile e non di quello che si palesa. Io non vi ho mai abbandonati. III Secondo momento dell’Uomo sulla terra: la vergogna e la seconda creazione “Ora, dopo che la natura dell’uomo fu raddoppiata, ogni metà , avendo nostalgia dell’altra sua metà, la raggiungeva; si abbracciavano l’una all’altra restando avvinghiate e, per il desiderio di fondersi in un solo essere, morivano di fame e comunque di inazione perché rifiutavano di fare qualunque cosa senza l’altra.” (Platone) Adamo si avvicina ad Eva. La vede mentre si copre solo per poche parti del suo corpo. Si: ora lui sa che c’è anche un corpo e che, quella, è una cosa importante. Lo avverte forte ed è un’intuizione assolutamente inequivocabile. Mai fino a quel momento aveva fatto caso all’armoniosa perfezione delle curve rosa che sottostanno alla pelle. Fino a quel momento appariva significativo solo il nome, chiamarsi e riconoscersi per distinguersi dal resto, che non chiama, né vuole riconoscere. Ma ora Adamo avverte qualcosa di diverso, qualcosa che striscia dentro se stesso e lo fa come la serpe verde che lo aveva costretto alla disobbedienza. Nel mondo, che ancora non conosce, esistono sono lui ed Eva, nel senso che solo a loro è stata data quella forma e nessun altro essere del creato può dirsi ad essi paragonabile. L’uomo si interroga, la sua mente ancora non riesce a decifrare bene le proprie idee, che per la gran parte sono concetti confusi in un recipiente quasi vuoto che, via via, veniva colmato da figure, nomi, parole. Ecco, questo soprattutto: dalle parole. Da quelle frasi primitive, che solo ad Eva poteva dire perché, solo Eva, le poteva capire. Quindi ogni cosa che egli aveva intorno doveva servire a qualche scopo di esistenza, mentre lei che aveva accanto, a cosa era dovuta? Eva non era solo un nome, aveva un corpo, forse coprendo anche se stesso, lei lo avrebbe voluto considerare anche corpo. Afferra una foglia e si copre. La donna non sa per quale motivo abbia voluto coprirsi. È un gesto istintivo, non premeditato. Sente, tuttavia, di possedere qualcosa sotto la pelle, più in basso del cuore o della mente, qualcosa di altrettanto importante, immerso nelle sue viscere che sono molto più che semplice argilla. Guarda Adamo. Il serpente osserva immobile e se ne compiace - “crescete uomini, ed imparate” - pensa. Gli angeli non desiderano, perché loro già sono tutto quello vorrebbero essere. O meglio, gli angeli non vogliono neanche, perché le loro ali bastano. Eppure solo uno fra tutte le Creature Divine, pur nella giusta convinzione di provare per gli uomini solamente pena e nient’altro, desiderava qualcosa di irraggiungibile: provare lì, dentro il proprio spirito, la sensazione di una qualche emozione, fosse anche la sola vergogna. Il serpente strisciava sempre più vicino ai due abitanti del mondo e, sempre più profondamente, pensava di voler essere come loro. Adamo asseconda il desiderio e stringe Eva tra le braccia. Le respira accanto facendo in modo che lei percepisca quel suo respiro. La afferra per i capelli e la induce lentamente a sdraiarsi. Il serpente non comprende, si acquatta sotto una roccia. Eva respira, ed anche lei fa in modo che Adamo la senta. Il freddo svanisce - “sarà per questo, per il freddo ”- pensava il serpente. No, non poteva essere per il freddo, perché mai una stretta simile gli avrebbe permesso di riscaldarsi quanto necessario a non morire.
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