VI-3

2006 Parole

— Non m’importa nulla — egli ribatté, ostinato, implacabile. — Capirai, peggio di quel che si disse allora, e che ragionevolmente si disse, è impossibile che si dica ora. Non importa! Chi può accusare un uomo che vendica il suo onore? Mi accuseranno di averlo fatto troppo tardi; ma non è colpa mia. — Ma molti non credono a quest’offesa, Cesare! — esclamò Carafa. — Ci credo io e basta. — Ma tu offendi così la memoria di una sventurata che è, per me, una innocente. — Doveva morire in casa mia, perché io la credessi innocente! — egli gridò, disperato, rivelando tutta la sua collera gelosa, tutto il suo dolore di uomo tradito. I due padrini nulla risposero, pensando che essi avrebbero fatto come Cesare. — Va bene, dunque — soggiunse, dopo un poco, Carafa. — E se Luigi non si vuol battere

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