— Così mi lasci? — Debbo fare qualche cosa. — A quest’ora? Che cosa? — Che ti preme? — Mi preme che tu non te ne vada: che tu salga con me, su. — Non posso, Laura. — Non ti ho dato fastidio, Cesare, lo sai; sono da un giorno chiusa in una stanza d’albergo; non mi sono lagnata; ma questa sera, questa sera tu non puoi andartene così, non puoi. — Ho un appuntamento all’una. — Immancabile? — Immancabile. — Sali per mezz’ora... vieni... andiamo... — Non posso. — Per dieci minuti, per cinque, Cesare, Cesare! — È inutile; è tardi. — Ah tu sei senza carità, sei senza umanità... — È tardi, è tardi, buona notte, Laura. Sul pallido volto di lei scesero, mentr’ella taceva e lo guardava, due lunghe lacrime, due soltanto. Ma non disse altro, non pregò più, volse le spalle, sparve nell’an

