Speranza perduta

4904 Parole
Sto rientrando nella mia stanza e sono a dir poco stanca morta. Prima l'allenamento con Aaron, poi quello con Pax... sono due mostri senza scrupoli, mi hanno fatto esaurire ogni briciolo di energia e per colpa loro ho i muscoli così indolenziti che fatico anche solo a sollevare un braccio. Voglio solo raggiungere la mia stanza, lasciarmi cadere sul letto, chiudere gli occhi e non svegliarmi per le prossime dieci ore. Apro la porta della mia camera e resto sorpresa nel trovare le candele già accese e Beatrix seduta sul mio letto che mi fissa con i suoi occhi impenetrabili e privi di qualsiasi emozione. Il suo sguardo mi incute timore e mi fa rabbrividire spingendomi inconsciamente a fissare le punte delle mie scarpe. Avanzo titubante e mi richiudo la porta alle spalle. -Buonasera zia.- esordisco con un filo di voce interrompendo il silenzio tombale. -Mi devi forse dire qualcosa? Qualcosa che magari mi stai nascondendo da qualche giorno? Qualcosa di importante?- mi domanda senza troppi giri di parole facendomi sobbalzare. Mi faccio coraggio ed alzo lo sguardo incrociando i suoi occhi spettrali. Ho come il brutto presentimento che lei sappia, ma magari il suo è solo un sospetto ed ora vuole trarmi in inganno e spingermi a confessare. -No, non sto nascondendo niente.- rispondo io con voce flebile cercando di sembrare il più sincera possibile. Se ora abbasso il viso e distolgo i miei occhi dai suoi, capirà che sto mentendo. Anche se forse lo ha già capito... -Nonostante tutto, ancora non hai capito che sei troppo fragile e debole per impedirmi di ascoltare la voce dei tuoi pensieri. I tuoi pensieri urlano ed io li posso udire perfettamente, ricordatelo bene.- dice alzandosi ed io istintivamente indietreggio. Appoggio una mano sulla maniglia della porta e, spaventata, cerco di aprirla. Devo scappare. Devo trovare una via d'uscita, subito. Ormai mi ha scoperta, non mi darà un’altra possibilità. Beatrix solleva una mano a mezz'aria e sento la serratura scattare e chiudersi, peccato che non ci sia nessuna chiave nella toppa che mi possa permettere di aprirla. Bene, e ora come esco da qui? Beatrix sarebbe capacissima di uccidermi in questo preciso istante. -Noto con immenso piacere che hai finalmente recuperato i tuoi ricordi.- dice avvicinandosi a me ed anche se esprimere le sue emozioni non è il suo forte, capisco perfettamente che è furiosa . -Te li ho tolti per farti dimenticare di quel sentimento malsano che ti ostini a chiamare amore ed in cui credi ciecamente. Proprio non vuoi capirlo, eh? Volevo solo aiutarti, volevo darti la possibilità di vivere rendendoti utile per me, ma tu hai preferito continuare ostinatamente ad opporti a me per restare fedele a quello schifoso demone che pensi di amare tanto! Hai scommesso sul cavallo sbagliato, perché questa guerra la vincerò io e tutti coloro che non si sottometteranno verranno uccisi.- dice stizzita, il suo tono gelido come non mai e lo sguardo minaccioso puntato su di me:-Sei stata furba, hai agito in maniera tale che il pugnale non ti si ritorcesse contro, del resto non mi hai effettivamente tradita, ma sfortunatamente per te, ai miei occhi sei solo un’inutile pedina che ha osato troppo. Nonostante mi tremino le gambe dalla paura e minaccino di cedere da un momento all’altro, trovo in qualche modo ilo coraggio di tirare fuori la voce e ribattere:-Tempo fa avevo visto un tuo ricordo. Eri distrutta, devastata, tu trovavi su un'altalena in mezzo ad un bosco. Urlavi e piangevi ed era chiaro che il tuo cuore era in frantumi. Qualunque cosa ti abbia devastata allora, ti ha terrorizzata a tal punto che adesso scappi dai tuoi sentimenti, ti nascondi da essi perché non hai il coraggio di affrontarli. L’amore ti ha fatta soffrire ed ora vuoi togliere agli altri la possibilità di provarlo. In fondo, se tu hai sofferto per amore, perché gli altri non devono fare la tua stessa fine? Tu semplicemente non vuoi vedere gli altri felici per amore, per qualcosa che ti ha fatta a pezzi e quindi vuoi portare distruzione e morte ovunque! In un impeto d'ira si avvicina come un fulmine a me e mi afferra la gola con una mano, sollevandomi da terra e sbattendomi contro la porta alle mie spalle. Mi dimeno, scalcio ed afferro la sua mano con le mie nel vano tentativo di liberarmi dalla sua presa ed allontanarla da me. Faccio sempre più fatica a respirare e l'unico pensiero che mi attraversa la mente è che questa è la mia fine. Se prima avevo almeno la possibilità di uscirne viva, ora mi sono scavata la fossa con le mie stesse mani. -Non avresti mai dovuto guardare nei miei ricordi.- ringhia lei con rabbia mentre io inizio a graffiarle la mano con cui mi stringe la gola. Ho bisogno d'aria, non riesco più a respirare. -Rimpiangerai presto di non essere morta ora e di essere vincolata a me da un patto mortale.- ghigna lei allentando un po' la presa sul mio collo e permettendomi almeno di respirare, anche se con fatica. -Tu... potresti liberarmi dal patto che mi lega al pugnale e... a te.- dico e le parole mi escono dalla bocca flebili. Lei sbarra gli occhi:-Come fai a saperlo? Chi ti ha detto che con la mia vita saresti libera dal tuo patto? Mi guarda furiosa mentre ricomincia a stringermi la gola con la sua mano e di nuovo sento i miei polmoni svuotarsi e reclamare dolorosamente dell’ossigeno. -Nessuno...- dico a fatica. Quindi... con la sua morte, sarei libera. Ovviamente, se la persona a cui il patto mi vincola ad essere fedele muore, questo viene annullato. Forse ho una possibilità per essere di nuovo libera. -Come preferisci. Sono certa che tu sappia già che il tuo amato demone sta correndo qui, da te, per salvarti. Che storia strappa lacrime!- afferma disgustata lasciandomi cadere a terra. Subito mi metto le mani al collo iniziando a massaggiarlo mentre faccio dei respiri profondi. -Pensavi che non me ne sarei accorta? Peccato però che ora noi ce ne andremo, non siamo ancora abbastanza forti per sostenere una battaglia.- mi informa lei:-Tuttavia, arriverà presto il momento di combattere e ti garantisco che quello schifoso demone che dici di amare tanto sarà il primo a cui staccherò la testa con le mie mani. I miei occhi si inumidiscono e lei mi guarda sorridendo divertita. Ogni secondo che passa, il mio odio nei suoi confronti aumenta vertiginosamente. -Tu nel frattempo resterai chiusa dentro una cella e bloccherò i tuoi poteri. Sono proprio curiosa di sapere se il tuo subdolo amichetto riuscirà a trovarti di nuovo senza le tue indicazioni. Credevi davvero di riuscire a portarli qui senza che me ne accorgessi? Stupida mocciosa.- dice afferrandomi per i capelli e costringendomi con forza ad alzarmi:-Rimarrai rinchiusa finché non lo avrò ucciso e potrò portarti il suo cadavere, intanto chissà se riuscirai a resistere alla sete. Ora che hai assaporato il sangue, i tuoi impulsi non sono poi tanto diversi da quelli dei demoni. Ed anche se credi di avermi fregata bevendo solo qualche sorso e buttando via il resto, tranquilla che rimedierò facilmente. Apre la porta ed inizia a trascinarmi lungo i corridoi mentre urlo e mi dimeno come una pazza. Non voglio essere imprigionata, non posso! Devo avvisare Damien e gli altri, devo dire loro che siamo stati scoperti e che Beatrix ha intenzione di andare a nascondersi per ultimare i preparativi e poi attaccarli di sorpresa! Non voglio vedere nessuno morire, soprattutto qualcuno a cui tengo! Vedo Alexander, allarmato e spaventato, correre dietro di noi, ma viene prontamente bloccato da un Aaron deluso e ferito. Noto anche Sally che mi guarda con un'espressione compiaciuta e soddisfatta mentre mi osserva con aria di superiorità. Infine mi accorgo di Pax che mi guarda con malcelato interesse, ora che lo conosco meglio riesco a notare la preoccupazione dietro la sua espressione noncurante e distaccata. -Io ti ho dato una possibilità, sono stata clemente con te! Tu, hai deciso di buttare tutto all’aria ed ora ne pagherai le conseguenze! Avevi del potenziale, sai? È un peccato non poter sfruttare le tue capacità, ma non voglio piccole serpi come te tra le mie schiere!- esclama mentre giungiamo in un lungo corridoio illuminato da alcune torce grazie alle quali riesco a scorgere le innumerevoli celle su ambo i lati, alcune occupate, altre libere. Si ferma e spalanca la porta di una di quelle vuote, buttandomi al suo interno e facendomi picchiare con la schiena contro la parete opposta. Prima che io possa fare qualsiasi cosa lei usa i suoi potere per bloccarmi i polsi con delle catene nere e pesanti che, appena mi imprigionano, mi costringono in ginocchio facendomi sentire subito debole e stanca. Beatrix si avvicina con la sua solita calma glaciale e mi strappa il pugnale che tengo sempre nella cintura dei miei pantaloni, il pugnale maledetto con cui sono legata a lei. -Se sopravvivrai, se il tuo Damien riuscirà davvero a raggiungerti e a liberarti, allora dovrai venire a cercarmi. Dovrai rubarmi il pugnale ed uccidermi con questo per liberarti dal patto. Voglio proprio vedere se ci riuscirai, voglio vedere fin dove ti spingerai. E se non mi verrai a cercare, dopo che avrò catturato i tuoi cari e li avrò uccisi, sarò io stessa a cercarti. Finché avrò questo pugnale non ci sarà posto dove potrai nasconderti da me. Vediamo se davvero l’amore per cui hai tanto lottato ti salverà o risulterà essere solo la tua condanna a morte!- e così dicendo riapre la cella, davanti alla quale noto Aaron in piedi con lo sguardo rivolto verso il pavimento. -Avanti, entra. Stai forse aspettando un invito scritto?- lo richiama Beatrix e lui obbedisce senza alzare la testa. Una volta che arriva davanti a me, l’angelo lo afferra bruscamente per un braccio per poi aprire una profonda ferita con il pugnale. Fiotti di sangue fuoriescono dallo squarcio e cadono sul pavimento, io rabbrividisco alla vista anche se istintivamente vorrei solo avvicinarmi e bere quel liquido che ultimamente è diventato così invitante. Beatrix allora avvicina il braccio sanguinante del figlio a me e, afferrandomi per il mento, mi costringe ad avvicinare le labbra alla ferita. Del sangue entra nella mia bocca e subito sento la gola bruciarmi mentre aumenta dentro di me il desiderio di bere. Più però cerco di oppormi, più il mio corpo non mi ascolta e ben presto sento i canini crescere nella mia bocca ed affondare nella carne dell’ibrido. Solo quando inizio a bere avidamente il sangue Beatrix lascia la presa su di me. Dopo non so quanto tempo Aaron si libera dalla mia presa spingendomi lontano da sé ed io istintivamente cerco di morderlo nuovamente, ma lui si allontana e le catene mi impediscono di raggiungerlo. So perfettamente di avere un aspetto mostruoso con il sangue che mi macchia le labbra ed il mento ed il collo, i canini che sporgono affilati dalla mia bocca e gli occhi rossi fiammeggianti, ma non mi importa, ora voglio solo continuare a bere quel liquido così saporito e dal profumo così invitante che scorre dentro le vene dell’ibrido. -Addio.- dice Beatrix uscendo dalla cella con il figlio per poi chiudere a chiave la porta e sparire dalla mia visuale. Il mio respiro è affannato e la mia gola brucia come se avessi appena inghiottito dei carboni ardenti, ho sete, voglio altro sangue... Maledizione, così non va bene! Se non riesco a trattenermi uscirò completamente di testa in poco tempo! Devo calmarmi! Perché desidero così avidamente altro sangue quando ne ho appena avuto in abbondanza? Delle lacrime di frustrazione escono dai miei occhi scendendo lungo le mie guance, merda! Con gli avambracci cerco di pulirmi la faccia il più possibile, avere tutto questo sangue addosso di certo non mi aiuta a calmarmi. Cerco poi di regolare il mio respiro e di convincermi che non ho così tanto bisogno di sangue, che ne ho avuto abbastanza per parecchio tempo, anche se in cuor mio so che non è vero. Dopo non so quanto tempo finalmente riesco a tornare in me, i canini si ritraggono e gli occhi tornano del solito azzurro limpido, solo le lacrime continua a scorrere copiose mentre dei singhiozzi sfuggono al mio controllo. È tutto finito. Non ho più modo di contattare Damien e di guidarlo a me. Quando arriverà qui e vedrà che Beatrix è battuta in ritirata, la cercherà pensando che mi abbia portata con sé mentre io rimarrò imprigionata in questa cella in mezzo ad un infinito labirinto di cunicoli che si estende dentro tutta la montagna. Senza contare che queste celle sono protette da potenti sigilli creati da Beatrix per poter impedire sia ai demoni sia agli angeli di fuggire. Senza chiave non potrò mai uscire da qui! -Heey! Ci sei? Dai biondina, rispondii!- mi chiama una voce ridacchiando istericamente. Alzo la testa e con gli occhi appannati dalle lacrime guardo oltre le sbarre, nella cella davanti alla mia intravedo una sagoma nell'oscurità. -Perché piangi? Ora hai taaanto tempo libero! Non sei più costretta ad obbedire a nessuno e puoi anche godere della mia strepitosa compagnia! Sai, sono una tipa molto simpatica!- dice ancora colei che ha parlato poco fa per poi scoppiare a ridere. Mi asciugo gli occhi mentre la sagoma avanza appoggiandosi alle sbarre della propria cella ed ora, grazie alla luce delle torce, riesco a riconoscerla. È Samantha. I capelli leggermente più lunghi e molto più sporchi di quanto ricordassi, gli occhi scuri come il petrolio e il volto pallido sfregiato da tagli e lividi. Ha i vestiti sporchi e strappati ed un'aria da folle stampata sul volto. -Stai zitta, sei una delle ultime persone che volevo vedere.- sibilo con rabbia mentre rivedo davanti ai miei occhi gli ultimi momenti di Gionata. -Uh... guarda, c'è la guardia!- esclama distogliendo del tutto l'attenzione da me e spostandola su altro:-Ciao guardia! Come stai? Dai, non andartene! Fermati un po’ qua con noi! -È un angelo simpatico. Anche se non mi ha mai parlato, ma certe cose si sanno e basta.- dice inginocchiandosi per poi fissare lo sguardo a terra ed iniziare a borbottare tra sé e sé. È pazza. Probabilmente è rinchiusa qua dentro da quando è morto Gionata e questo deve averle fatto totalmente perdere il senno. La sola idea di finire come lei mi fa rabbrividire, non voglio più guardarla né sentire la sua voce, ma purtroppo non posso in alcun modo allontanarmi da lei. Credo che le si sia bruciato il cervello a stare qui, rinchiusa da sola in una fredda e buia cella. Avrei preferito che Beatrix mi uccidesse subito. Mi rannicchio sul freddo pavimento e chiudo gli occhi, cercando di ignorare la voce di Samantha e di non pensare più a niente. Non so quanto tempo sia passato, forse qualche ora o magari una giornata intera, ma alla fine la stanchezza ha prevalso sulla disperazione e mi sono addormentata, almeno finché le urla di Samantha non mi hanno riportata alla realtà. -Ciao, mio amato! Sei finalmente venuto a trovarmi?- esclama l’angelo mentre mi rimetto a sedere e poi, rivolgendosi a me, dice entusiasta:-C'è il mio amato! È l’amore della mia vita, lo sai? È venuto a trovarmi! Io la guardo interdetta e confusa, non capendo di cosa stia parlando. Inizialmente penso stia solo farneticando, almeno finché non sento un odore familiare invadermi le narici ed accendere nuovamente la mia sete. -Chiudi la tua stupida bocca di pennuto senza cervello.- ringhia una voce fin troppo familiare e, qualche istante dopo, davanti alla mia cella appare Aaron. I suoi occhi sono entrambi rossi ed ardono di rabbia e disprezzo. -Perché cazzo l'hai fatto? Eh? Non ti andiamo bene come famiglia? Stavamo bene insieme, no? Io, tu, Alexander e mia madre, cosa volevi di più?- mi domanda fuori di sé, ma io distolgo lo sguardo, non rispondendo. -Ci tenevo sul serio ad avere al mio fianco te ed Alexander, ad avere una famiglia. Tu non sai cosa voglia dire crescere con Beatrix. Qualsiasi cosa facessi, veniva sempre criticata e messa in dubbio da mia madre. Ho dedicato tutta la mia esistenza, ogni istante di essa, ad allenarmi con lei per essere un’arma perfetta! Sono cresciuto da solo ed ora per il tuo egoismo mi volti le spalle, eppure mi sono sempre preso cura di te!- urla con rabbia:-Sai che mia madre mi disprezza per come sono nato?! Un occhio rosso e l'altro marrone! Non lo ha mai accettato ed ha sempre detto che sono stato io la causa di tutte le sue sventure! Quando siete arrivati tu ed Alexander mi sono illuso di aver trovato una vera famiglia. Invece mia madre aveva ragione, le persone a noi più vicine sono quelle che ci fanno più male ed i sentimenti sono solo un inutile ostacolo! -Povero il mio amore!- esclama Samantha ora con le lacrime agli occhi:-Vieni qui, fatti abbracciare! Solo io posso capire il tuo dolore. Sia io sia Aaron la ignoriamo. -E quindi, a causa della tua triste esistenza, hai avuto la splendida idea di rovinare la mia vita!- sbotto con il cuore a pezzi:-Se tu non mi avessi mentito, se tu non avessi ucciso il mio amico, se tu non mi avessi allontanata da coloro a cui tengo maggiormente, ma fossi semplicemente venuto a parlarmi e a spiegarmi la situazione, non ti avrei mai respinto! Ma dopo tutto quello che mi hai fatto non puoi dire di esserti preso cura di me! -Per te non mi dispiace neanche un po'- interviene Samantha imbronciandosi. -Era per questo che ti avevamo rimosso i ricordi! Per farti star bene, per farti scordare di quello che ti legava alla tua vita di prima!- continua ad urlare Aaron, il viso arrossato per la rabbia, entrambi gli occhi rossi come due fiamme ardenti ed i pugni serrati. -Io però non stavo bene senza i miei ricordi! Mi sentivo come se fossi stata privata di una parte di me!- ribatto io urlando:-Ed hai visto anche tu, no? I tuoi tentativi sono stati vani! Mi hai solo allontanata da te per colpa tua! -Non urlargli contro, non farlo!- sbotta Samantha isterica e subito Aaron si volta verso di lei con sguardo infuocato:-Taci, stupido pennuto, o giuro che ti stacco le piume una ad una e poi ti brucio viva! L’ibrido si rigira poi verso di me:-Hai distrutto tutto! È stata solo colpa tua! Se solo mi avessi obbedito ogni cosa sarebbe andata per il verso giusto! -No, sei stato tu a distruggere tutto! Tu e Beatrix! La colpa è vostra! Come puoi pretendere di manipolare e comandare a bacchetta qualcuno che consideri parte della tua famiglia! urlo scoppiando a piangere, non riuscendo più a trattenermi. Aaron si lancia contro le sbarre prendendole a pugni accecato dall'ira:-Non è vero, io ti ho sempre protetta, ho fatto tutto per il tuo bene. Tu dovevi voler bene solo a me e a Beatrix! Noi... noi... Si blocca ed indietreggia tenendosi la testa tra le mani, il suo respiro si fa più affannoso mentre mormora che non riesco ad udire. -Mia madre mi aveva avvertito che non dovevo provare affetto affezionarmi a te, che tu non ne eri degna! Mi aveva detto che sei solo una stupida che deve morire.- ringhia infuriato. -Ah, bene! Segui i consigli della tua malefica mammina, la stessa che ti detesta e maltratta da quando sei nato! Sei del tutto nelle sue mani, non te ne rendi conto? Sei un suo burattino! Come puoi farti comandare così? Perché non capisci che devi essere tu a decidere per te stesso!- ribatto sentendo tutto l'odio che provo per Beatrix annebbiarmi i pensieri. Lui digrigna i denti:-Dimmi perché... Perché hai preferito l'amore di quel demone e l'affetto dei tuoi amici, piuttosto che il mio di affetto? Sei mia cugina e dovresti mettere prima di tutto la famiglia! Sono l’unica famiglia che ti è rimasta, no? -Lo sai che, se sopravvivrai a tutto questo, mia madre ti ucciderà? E lo farà nel modo più doloroso possibile. Lo guardo dritta negli occhi e poi mi ricordo delle parole di Beatrix, lei ha detto che non avrebbe permesso al pugnale di uccidermi, che lo avrebbe tenuto. -Sei stato tu a convincere Beatrix a tenere il pugnale, vero? A non farmi uccidere da esso? Tu hai guadagnato tempo per cercare di convincerla a non uccidermi, o sbaglio?- gli domando socchiudendo gli occhi e lui non fa altro che indietreggiare fino a sbattere contro le sbarre della cella di Samantha, dalla quale fuoriescono le braccia dell'angelo che si aggrappano alle spalle di Aaron. -Oh, mio amore... che bello poterti toccare!- esulta Samantha. L’ibrido non risponde e con un movimento brusco si libera dalla presa dell’angelo per poi andandosene rapidamente. -Che belle catene che hai!- esclama Samantha studiandomi attentamente. -Però non è giusto! Le tue sono più belle e luccicanti delle mie!- continua a lamentarsi l'angelo, imbronciandosi e mostrandomi le catene grigie che ha alle caviglie. È ormai da ore che sono qui ed il terrore di perdere il senno e diventare come Samantha cresce sempre più. Non so se mi farà impazzire prima la sete o la prigionia o la compagnia della pazza di fronte a me, ma so che non resisterò a lungo. Ho provato ad usare i miei poteri, a mettermi in contatto con qualcuno, ma ho fallito miseramente, probabilmente sono le catene ad inibire i miei poteri, ma purtroppo non ho modo di togliermele. Inoltre la gola è sempre più secca ed ora anche il debole profumo del sangue dell’angelo mi rende difficile respirare. È questo che Damien e Shawn devono sopportare ogni volta? È così che si sentono? D'un tratto sento riecheggiare nel silenzio il rumore di alcuni passi e, dopo qualche secondo di attesa, davanti alla mia cella appare Pax. -Meno male, sei tu.- sospiro sollevata. -Dobbiamo fare in fretta, prima che ci scoprano.- dice saltando i convenevoli ed andando dritto al punto. Si guarda intorno circospetto e poi mormora:-La partenza è prevista tra otto ore. Beatrix ha già trovato un luogo in cui poterci rifugiare. Io andrò con loro per tenerli sott'occhio, cercherò di lasciare alcuni indizi che possano condurre qualcuno da te per tirarti fuori da qui, poi dovrai trovare un modo per metterti in contatto con me nei tuoi sogni così che io possa condurti nel nuovo nascondiglio e, se ci dovessero essere, aggiornamenti sui piani. Per ora, dì a Damien che Beatrix sta iniziando a radunare tutte le anime che ha imprigionato e che manca poco prima che attacchi. Annuisco rincuorata dalle sue parole, forse non gli importa nemmeno, ma sapere che mi aiuterà ad uscire da qui mi restituisce un briciolo di speranza, anche se non sono certa di riuscire a resistere fino all’arrivo di Damien. Prima che se ne vada gli domando:-Alexander come sta? Lui resta un attimo in silenzio, riflettendo attentamente, poi risponde dicendo:-È distrutto, ha paura di non farcela senza di te. Sospiro affranta, mi sento in colpa per non essergli accanto in questo momento in cui ha bisogno di me. -Aiutalo tu, ti prego. Incoraggialo e, ti prego, difendilo in caso di pericolo.- supplico allora il demone. Lui resta immobile osservandomi incuriosito, poi annuisce:-Farò il possibile. Ora pensa solo a tirare avanti. Queste sono le ultime parole che dice prima di voltarsi ed andarsene. Sono passate altre lunghissime ore e, per tutto il tempo, ho sentito solo il canto di Samantha, pieno di dolore e rabbia. Ho fatto di tutto pur di distrarmi dalla sete, ma è un chiodo fisso ed ormai non riesco a pensare ad altro. Sangue, voglio sangue, e dire che a pochi metri da me c’è una perfetta fonte di sangue ed io non posso raggiungerla. Eppure basterebbe così poco per placare il bruciore alla gola ed il dolore alla testa, ma prima dovrei riuscire a liberarmi di queste maledette catene ed aprire la cella! Ad un tratto davanti alla mia cella appare di nuovo Aaron. I suoi occhi sono ancora una volta di due colori differenti ed ora sembra più calmo rispetto all’ultima volta in cui l’ho visto. -Ce ne stiamo andando.- dice con tono atono ed io non rispondo. Vorrei solo urlargli in faccia tutto il dolore che sto provando a causa sua, vorrei solo che lui capisse ciò che mi sta facendo, ma lui non capirà mai. Lui non può e, soprattutto, non vuole capire. Seguono alcuni attimi di silenzio e poi ecco che dalla tasca tira fuori una chiave dello stesso colore dell'oro, così simile a quella che non so quanto tempo fa Beatrix ha usato per rinchiudermi qui, e con essa apre la cella, entrandovi. Lo guardo perplessa e lui avanza per poi inginocchiarsi davanti a me. -Cosa vuoi?- gli domando in un sussurro distogliendo gli occhi dai suoi mentre il mio respiro si fa più irregolare a causa della sua vicinanza. Sento il suo sangue pulsargli nelle vene e ne sento l’invitante profumo... -In realtà sono già andati. Io... sono rimasto indietro.- dice con un filo di voce. -Perché? -Non volevo che tu restassi troppo da sola. Posso rimanere qui ancora per un po’. Poi, quando avremo vinto, parlerò di nuovo con mia madre, la convincerò a risparmiarti e rimarrò sempre con te.- ribatte lui con un filo di voce. Certo, però non mi restituirai la libertà... -Perché? Cosa ti importa di me? Lui resta un attimo in silenzio, pensieroso, poi dice:-Nel periodo della tua permanenza qui, prima che tu recuperassi i tuoi ricordi, mi hai trattato con gentilezza e... dolcezza. Mi parlavi e mi raccontavi tutto, mi sorridevi con sincerità e ti piaceva passare il tempo con me. Non mi trattavi come un essere inferiore, come un inetto che non capisce nulla e che mai sarà in grado di fare qualcosa di buono. Quando poi hai recuperato i ricordi... ti sei allontanata sempre più da me ed io ho iniziato a sentire la tua mancanza. Tu sei l'unica che mi abbia mai fatto sentire bene con me stesso e che mi abbia mai dimostrato affetto. Ora io non... non voglio rinunciare a te. Abbassa la testa ed io lo osservo attentamente mentre vedo alcune lacrime rigargli le guance, che però subito si appresta ad asciugare. -Non dev'essere stato facile crescere con Beatrix...- mormoro provando pietà per lui. L’ibrido alza la testa e fa incrociare i nostri occhi:-È stato abbastanza difficile. Quando ero bambino mi disprezzava ancora più di adesso, perché allora ero debole e non gli servivo a niente. Mi teneva imprigionato in una stanza che era in grado di inibire i miei poteri. Dopo non so quanti anni ha iniziato a venirmi a trovare e... ad addestrarmi. Solo quando ho compiuto diciassette anni ha iniziato a farmi uscire da quella stanza. Comunque, non mi permetteva di vedere mai nessuno, dovevo stare sempre solo. Poi ho incontrato te ed Alexander ed ho scoperto che eravamo cugini e io... io volevo conoscervi . Prelevare lui da casa sua e portarlo qui è stato facile, in fondo era cresciuto pensando di essere un semplice umano e quindi non aveva sviluppato i suoi poteri. Ma tu... tu hai lottato. Volevi restare con coloro che amavi e questo mi ha fatto infuriare. Io volevo che tu venissi con me e che ti riunissi con la tua famiglia. Non capivo perché preferissi stare con loro... -Per questo hai ucciso Gionata...- sussurro io:-Perché stavo dando più importanza a lui che a te. Volevo che si salvasse, volevo che uscisse vivo da qui e non prestavo invece attenzione a te. Lui non dice più una parola mentre io mi sento ancora più in colpa per la morte dell'angelo. Se solo mi fossi accorta prima di quello che provava Aaron, forse avrei potuto salvarlo... -Hai ucciso un mio amico solo perché volevi tutte le attenzioni su di te.- sussurro mentre sento l’aria mancarmi dai polmoni. Perché Gionata è dovuto morire per un motivo tanto assurdo? -Ti prego, non... non odiarmi più.- sussurra guardandomi spaventato, è la prima volta che lo vedo così vulnerabile:-Torna a comportarti come prima con me! -Come posso non odiarti? Hai ucciso un mio amico e mi hai portata via da coloro che amo! Mi hai manipolata quando ho perso la memoria, mi hai mentito e mi hai usata!- esplodo io furiosa e lui indietreggia senza rispondere. -Gionata non tornerà mai più!- sbotto io e nella cella cala il silenzio:-Quando qualcuno muore se ne va per sempre, uccidere non è un gioco! -Mi dispiace...- dice con un filo di voce e sembra quasi un cane bastonato. Però so perfettamente che non gli dispiace di aver ucciso Gionata, lui è solo dispiaciuto di aver fatto qualcosa che mi ha ferita e mi ha portato ad odiarlo. Non importa quante volte io possa spiegarglielo, lui non capirà mai. -Sembri sofferente, hai sete, vero? Vuoi bere un po’ del mio sangue?- le sue parole mi riportano alla realtà e noto che ora si sta riavvicinando a me. Sento i canini spuntare dalle mie labbra ed i miei occhi infiammarsi, ma non voglio cedere, non voglio avere niente da lui. -Vattene.- ringhio prima che si avvicini ulteriormente, prima che il suo profumo diventi forte a tal punto da farmi perdere l’ultimo barlume di lucidità che mi è rimasto e farmi cedere ai miei impulsi. Lui non insiste e velocemente esce dalla mia cella richiudendola a chiave. Onestamente, il fatto che sia rimasto qui potrebbe essere ancora peggio che stare da sola in compagnia della mia dolorosa sete e dell’ormai impazzita Samantha.
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