Vecchie conoscenze

4909 Parole
Roxy. Mi manca. Era, anzi è, la mia migliore amica ed io l'ho abbandonata senza nemmeno dirle addio, Aaron non mi ha nemmeno dato il tempo di fare i bagagli, è venuto a prendermi in tutta fretta e mi ha portata via dicendomi che ero in pericolo. Il solo pensiero, però, di aver lasciato indietro la mia amica, la quale non ha la più pallida idea di quello che mi è successo, è in grado di mandarmi il morale sotto i piedi e di farmi sentire uno schifo. Roxy per me è sempre stata come una sorella e sento la sua mancanza crescere giorno dopo giorno. Troppo. Ho bisogno di parlare con lei, di ridere con lei, di abbracciarla, di passare le serate accucciate sul divano, sotto le coperte e con una vaschetta di gelato tra le mani mentre guardiamo un film, di andare in giro per negozi a provare vestiti che non potremmo mai permetterci... Ho semplicemente bisogno di lei. Aaron mi ha detto che sta bene, che ogni tanto va a controllarla per assicurarsi che nessuno la minacci, senza ovviamente farsi vedere per non farla insospettire. Ha detto che le sembra triste e che una volta l’ha vista piangere, ma mi ha anche rassicurata dicendomi che presto, quando i demoni e gli angeli non saranno più una minaccia, potrò tornare da lei e riabbracciarla e la mia vita tornerà quella di prima. Non vedo l'ora di rivederla e di ritornare a casa mia. Busso alla porta di Alexander ed attendo impaziente che mi risponda. Appena apre la porta, mi fiondo dentro la sua stanza, superandolo. -Hey, hey, piccolo tornado! Cosa c'è? Come mai sei così agitata?- mi domanda mio cugino ridacchiando divertito. -Ho delle domande urgenti da farti.- rispondo seria come non mai ma tenendo il tono basso, non è il caso di urlare quello che sto per dire ai quattro venti e, in questo posto, anche i muri hanno le orecchie. -D'accordo. Dimmi tutto.- risponde lui tornando serie ed aggrottando la fronte. -Sai chi sono Damien e Shawn? Questi due nomi ti dicono qualcosa?- domando mentre trattengo il respiro, ansiosa di sapere la risposta. Quello che mi ha detto Aaron non mi è bastato e, soprattutto, non mi ha convinta totalmente, ma non posso di certo andare da lui e chiedergli spiegazioni perché è fin troppo chiaro che non ha intenzione di dirmi nulla. Sono quindi costretta ad indagare per conto mio e cercare di andare in fondo a questa storia, senza però farmi scoprire. Lui sembra rifletterci un attimo, facendo così aumentare la mia ansia, ma poi, finalmente, risponde:-Ho sentito parlare di loro. Due angeli che erano di guardia all'entrata ne stavano parlando ed io, per sbaglio, ho origliato. Okay, non per sbaglio, ma lo sai come sono fatto, sono curioso e quando li ho sentiti borbottare tra loro a bassa voce non ho resistito. Da quel che ho capito erano le due guardie di uno dei principi degli Inferi, Sebastiano o Sebastian, come cavolo si chiama. Ho anche sentito che tutti e tre, forse circa tre mesi fa, erano stati catturati da Aaron ma che poi erano scappati. Non riesco a capire come siano riusciti in un'impresa simile dato che erano in netta inferiorità numerica. Resto in silenzio mentre riprendo lentamente a respirare, quasi sollevata. Quindi... sono ancora vivi? Aaron mi ha mentito? -Perché me lo hai chiesto?- mi domanda allora mio cugino sedendosi sul suo letto e studiandomi con attenzione. -Beh, ecco... Due notti fa, quando ho urlato nel sonno, li ho visti. Mentre dormivo mi sono apparsi in sogno. Lo so, è strano.- rispondo io con un filo di voce, poi subito aggiungo:-Ti prego, non dire ad Aaron che te ne ho parlato. Lui vuole che dimentichi quei due, è arrivato addirittura a dirmi che erano morti, anche se non ne so la ragione... Lui annuisce, pensieroso, e tra noi è calato il silenzio. -Hai... hai sentito altro sul loro conto? Qualsiasi cosa.- domando ancora e lui scuote la testa. -A te... è mai sembrato che Beatrix ed Aaron ci stessero raccontando solo tante bugie? Ti hanno mai dato l'impressione di nascondere qualcosa?- gli domando allora, spaventata dalla risposta che potrei ricevere. Se mio cugino dicesse che anche secondo lui ci stanno mentendo, tutto il mio mondo crollerebbe. Ciò significherebbe che in questi mesi ho vissuto solo un'enorme illusione. Purtroppo lui annuisce:-Più di una volta ho avuto questo dubbio. Ogni tanto capita che nella mia testa riaffiori qualche ricordo che non coincide con quello che fino ad ora mi hanno raccontato, ma non voglio indagare. Ho paura delle scoperte che potremmo fare. Tanto, stiamo bene così. Sia Beatrix sia Aaron ci trattano bene e tutto è tranquillo, quindi credo sia meglio fare come dicono ed aspettare di poter ritornare alle nostre vite. Le sue parole sono come un pugno in pieno viso, terribilmente dolorose. -Sì, ma... non vorresti ricordarti che cosa è successo davvero?- gli domando io nervosa. Lui resta in silenzio, come se stesse riflettendo molto accuratamente sulle domande che gli ho posto. -Io voglio scoprire cosa ci stanno nascondendo, voglio capire. Ho perso una parte di me, ho perso alcuni dei miei ricordi e li voglio recuperare. E ho bisogno del tuo aiuto, da sola non posso riuscirci, sei l’unico di cui mi fidi qui dentro.- sussurro chinando il capo. -Mi spiace, ma non ti aiuterò. Ora va tutto bene, perché rovinare questa quiete? Ci sarà sicuramente una ragione valida se ci stanno nascondendo alcune cose, probabilmente lo stanno facendo per il nostro bene. Del resto, non ci hanno mai dato ragione di preoccuparci della nostra incolumità.- nella sua voce percepisco però dell'indecisione che è piuttosto evidente nei suoi limpidi occhi azzurri. Sono certa che, se insisto, riesco a farlo cedere. -Perché mi sento incompleta e vuota! Tu non ti senti svuotato? Sento di aver scordato qualcosa di importante, di molto importante! Voglio scoprire che cosa ho scordato!- rispondo mentre sento i miei occhi inumidirsi. Si alza dal letto e mi si avvicina, stringendomi tra le sue calde e rassicuranti braccia. -Ti capisco... ma sai quanto Aaron sia irritabile e cambi spesso e facilmente d'umore, sarebbe una follia andare contro il suo volere. Si arrabbierebbe e potrebbe commettere azioni di cui poi si pentirebbe, compreso farci del male. Ed anche Beatrix potrebbe non prenderla molto bene.- cerca di farmi ragionare mio cugino ed io resto in silenzio. Bugie. Solo bugie. Tutte bugie. Io ed Alexander finora siamo stati circondati soltanto da un muro di bugie eretto da Aaron e da Beatrix. Ora, però, è giunto il momento di abbattere questo muro che mi separa dalla verità. Voglio sapere che cosa è accaduto realmente e non mi accontento più di quello che mi è stato raccontato. Delusa dall’atteggiamento di mio cugino, mi dirigo verso la porta ed esco, sbattendomela alle spalle. A passo svelto mi dirigo verso camera mia e, una volta dentro, mi lascio cadere sul letto e affondo la testa nel cuscino. Sono determinata ad andare fino in fondo alla questione, ma in che modo? Non so nemmeno da dove partire, se devo essere sincera. In questo posto non posso fidarmi di nessuno, eccezion fatta per Alexander, quindi da chi posso ottenere le informazioni che cerco senza che Beatrix ed Aaron lo vengano a sapere? Farsi beccare non è assolutamente un’opzione, perderei l’unica famiglia che mi è rimasta e rimarrei di nuovo da sola. Non voglio mandare all’aria la mia vita qui, non voglio rimanere da sola, il solo pensiero mi terrorizza. Mi rannicchio sotto le coperte con il proposito di farmi una bella dormita e di pensarci a mente più lucida al risveglio. Dopo pochi minuti, piombo in un sonno profondo. Come ci sono finita qui? Perché sono in questo luogo? Sono fuori dal nascondiglio, nello stesso prato in cui mi ha portato Aaron. Alzo gli occhi al cielo costellato di stelle, è notte fonda. Come sono arrivata qui nel bel mezzo del sonno? Anche se fossi improvvisamente diventata sonnambula, le guardie all’ingresso mi avrebbero fermata. Guardo la luna piena e la sua pallida luce con meraviglia. Mi godo la sensazione dell'erba fresca e bagnata sotto i miei piedi e dell'aria fresca che mi accarezza la pelle. Mi sento, per la prima volta da quando sono qua, libera. Nessuno che mi tiene d’occhio, nessuno che mi sta con il fiato sul collo ad ogni passo che faccio... Anche se so che questa libertà non durerà molto, che a breve dovrò rientrare, cerco di godermela a pieno. Sospiro. Spero che Aaron non si arrabbi con me, dato che non sono uscita io di mia volontà... Ma a parte il sonnambulismo, l’unica altra opzione è che qualcun altro mi abbia portata qui. Però chi? Dopo diversi minuti mi rendo conto che è il momento di rientrare, ma qualcosa dentro di me mi spinge a restare. È ancora presto, posso rimanere un altro po’. Inizio a camminare, senza una meta, a passo lento e incerto. All’improvviso sento un brivido partire dalla base del collo ed attraversa tutta la colonna vertebrale e la pelle d’oca formarsi sulle mie braccia, avverto qualcosa alle mie spalle e subito mi volto. Davanti a me, una sagoma scura che sembra fin troppo familiare. I nostri sguardi si incontrano ed entrambi restiamo immobili, i suoi occhi sono fissi nei miei e i miei nei suoi. Vorrei distogliere lo sguardo, dovrei farlo. Vorrei correre via e tornare dentro il nascondiglio, dovrei farlo. Ma nulla di tutto questo mi riesce, il mio corpo non obbedisce. Sono incantata dai suoi occhi scuri e profondi che mi sembra di aver già visto un'infinità di volte e a cui, nonostante tutto, non mi sono ancora abituata. Sento il mio cuore battere all'impazzata mentre il fiato mi si blocca in gola e non ne capisco il motivo. Non riesco a muovermi. È come se fosse il cuore a comandare il mio corpo, e non la ragione che mi urla di andarmene. La sagoma che ho davanti appartiene ad un demone e, soprattutto, ad un nemico, non dovrei rimanere immobile a fissarlo. I suoi capelli bianchi risaltano alla pallida luce della luna e basta solo questo dettaglio a farmi ricordare dell’ultimo sogno che ho fatto e di averlo già visto lì, ma questa volta lui lui sembrerebbe in grado di vedermi. Dovrei correre a dare l’allarme, uno dei nostri nemici è qui, a pochi passi dall’entrata del nostro nascondiglio ed io non faccio niente. -A-Astrid?- domanda con un filo di voce e con gli occhi sgranati. Mi guarda sorpreso, meravigliato. Non si aspettava di vedermi e, onestamente, nemmeno io mi aspettavo di vederlo ancora e men che meno di parlarci. Damien. Così si chiama quel demone iracondo e violento che ho visto nel mio sogno l’altra notte, quello che si avventava su ogni cosa posasse lo sguardo. Ho visto con i miei stessi occhi quanto sia pericoloso, eppure non scappo e nemmeno lo temo. In realtà... non mi sento nemmeno in pericolo. -Tu sei... Damien? È questo il tuo nome, vero?- gli domando non riuscendo a frenare la lingua. -Sì, sono io. Ma... perché me lo chiedi? Dovresti sapere chi sono... Oppure non ti ricordi di me, Astrid? È per questo che non mi hai cercato prima?- domanda mentre vedo il terrore ed il dolore farsi largo nei suoi occhi scuri. Fa un passo avanti, incerto, ma subito indietreggio di tre passi, facendolo bloccare. Anche se, stranamente, non mi sento minacciata da lui, non sono così stupida da farlo avvicinare a me, soprattutto non dopo aver visto quanto può essere violento questo demone. -Non... non ti conosco. So solo che sei... che sei una minaccia.- replico io, sulla difensiva. -Quindi non ti ricordi di... di me? O... o di Shawn o Sebastian?- mi domanda ancora con voce tremante mentre avanza di qualche passo, spingendomi ad indietreggiare rapidamente. Shawn... era il demone dai capelli rossi che avevo visto con lui nel sogno dell’altra notte. E Sebastian, da quello che mi ha detto Alexander, è un altro demone, uno anche piuttosto importante. Di nuovo, vedendo la mia reazione, si blocca e sul suo viso compare un’espressione sofferente:-Non ti ricordi nemmeno di Roxy? Alla sua domanda mi paralizzo, come fa a conoscerla? Perché l’ha nominata? -Non ti azzardare... non ti azzardare... Non devi osare toccarla nemmeno con un dito, lei deve rimanere fuori da questa faccenda!- urlo furiosa serrando i pugni lungo i fianchi. -Non lo farei mai, so che per te è importante e... anche per Shawn lo è.- risponde pacatamente:-Tutto sommato, quella ficcanaso non mi dispiace nemmeno più troppo. Alle sue parole sobbalzo, colta di sorpresa. Però non devo farmi ingannare, devo pur sempre ricordarmi che è un demone ed un nemico, forse mi sta mentendo per ingannarmi e farmi abbassare la guardia. -Se non ti ricordi di me, allora non ricordi nemmeno di quello che siamo l’uno per l’altra.- ribatte riprendendo ad avanzare verso di me. Dovrei voltarmi e scappare, correre verso il nascondiglio ed allertare le guardie all’ingresso, ma i piedi rimangono incollati al suolo. Rimango immobile fino a quando non me lo ritrovo davanti, ormai poco più di un passo a separarci. Solleva un braccio allungando la mano tremante nella mia direzione, come se volesse toccarmi ma avesse troppa paura per farlo, come se io potessi scomparire in un istante davanti ai suoi stessi occhi. -Che... che cosa vuoi dire? Che cosa eravamo noi due?- domando incerta, non sapendo se posso credere alle sue parole oppure no. È un demone ed i demoni sono rinomati per essere degli ottimi bugiardi, ma nonostante io sappia che non posso fidarmi di lui, sento il bisogno di ascoltarlo e di... credergli. -Non parlare al passato, ti prego, perché stai pur certa che farò di tutto per farti ricordare di me. Non ti lascerò andare così facilmente, farò qualsiasi cosa pur di riaverti con me e non permetterò mai più a nessuno di portarti via.- dice avvicinandosi ancora, ora solo pochi centimetri ci separano:-Non aver avuto tue notizie per tutto questo tempo, non sapere nemmeno se eri viva mi ha ucciso. Questa volta indietreggio, spaventata, non da lui, dentro il mio cuore, per qualche assurdo motivo, sento che non mi farà del male, ma spaventata dalle sue parole che mi fanno battere il cuore all'impazzata. Le sue parole, così vere e piene di significato, mi mozzano il respiro e mi mandano in tilt il cervello. -Dimmi dove sei, ti prego.- mi supplica, disperato:-Dimmi dove ti trovi ed io verrò a prenderti, ti riporterò a casa. -Sono qui. Dove sei anche tu.- rispondo confusa. Basta guardarsi intorno per capire dove siamo. Lui fa un sorriso amaro, quasi impercettibile:-Ora siamo in un sogno, nel tuo sogno. Dimmi dove sei nella realtà. Quindi... non sa che posto è questo... Tuttavia non posso dirgli che mi trovo qui anche nella realtà, perché al tempo stesso rivelerei il nascondiglio. E non posso, perché sebbene io sappia che non mi farà del male, so che metterei in pericolo Beatrix ed Aaron ed Alexander. Non ho intenzione di tradire mia zia. Non finché non saprò tutta la verità. Abbasso la testa e resto in silenzio. Lui si avvicina di nuovo e posa le sue dita sotto il mio mento, facendomi alzare il viso e facendo scontrare nuovamente i nostri sguardi. Il suo tocco è caldo e delicato e spazza via ogni mia insicurezza e paura. -Perché sei qui, se siamo nel mio sogno?- gli domando con un filo di voce:-Come hai fatto ad entrare nella mia testa? -Sei stata tu a chiamarmi. Forse stai iniziando a ricordarti di me, anche se ancora non ne sei consapevole.- risponde anche lui sussurrando. È come se entrambi temessimo che, alzando il volume della voce, tutto questo possa svanire in un istante. D'un tratto un ricordo spezza questo momento di intimità e di complicità che si era creato tra noi. Il ricordo di Aaron e delle parole che mi ha detto riguardo a Damien. Mi ha detto che lo devo dimenticare, che lui ha cercato di uccidermi. Forse ora vuole solo sfruttarmi per arrivare ad Aaron e a Beatrix o forse no, ma per il momento non posso abbassare la guardia. Finché non avrò le prove necessarie che mi dimostrano il contrario, che mi dimostrano che Damien non sta mentendo, io non mi fiderò di lui. Non posso fidarmi di lui solo basandomi sulle mie sensazioni, perché se commettessi un errore farei del male a quella che ormai è diventata la mia famiglia. -Allora vattene. Non l’ho fatto di proposito, non sapevo di essere in grado di fare una cosa simile.- dico con tono freddo e distaccato, non posso permettermi di mostrargli che le sue parole hanno il potere di destabilizzarmi fino a questo punto o gli darei la possibilità di manipolarmi. Devo parlare ad Aaron e dirgli che Damien non è morto come pensa e che quest'ultimo ci sta cercando, devo dirgli che si è messo in contatto con me. Questo è il mio dovere ed è la cosa giusta da fare. Vedo gli occhi di Damien spalancarsi mentre sul suo volto compare un’espressione di disperazione e dolore ed il solo guardarlo, ora, mi fa saltare un battito. -Non mandarmi via...Non scacciarmi, ti prego.- sussurra lui ma io volto la testa, usando tutta la mia determinazione e tutta la mia forza di volontà per ignorarlo. Poi tutto diventa nero e la tenebra mi avvolge mentre una lacrima sfugge al mio controllo. Mi sveglio di soprassalto con il respiro accelerato ed il cuore che mi martella nel petto. Era veramente un sogno, non ero realmente all’esterno. Ma Damien no, lui era reale. Troppo reale e familiare ma allo stesso tempo troppo misterioso ed estraneo. Per ora, però, è meglio se aspetto. Più tardi, ne parlerò con Aaron. Forse. In realtà non so che cosa fare. L'indecisione ha preso il sopravvento su di me. Credo sia meglio se ora mi riposo, ci penserò domani con più calma. Mi risistemo sotto le coperte e cerco di riaddormentarmi, ma il volto di Damien continua a riapparirmi davanti agli occhi. No, non riesco a riaddormentarmi. Non con lui per la testa. Rivedo l'espressione di quel demone che, in alcuni momenti, sembrava quella spaventata ed innocente di un bambino ed i sensi di colpa mi assalgono. Come ho potuto trattarlo così? Cacciarlo via con tale indifferenza? E poi, lui è l'unico che, finora, è sembrato realmente sincero con me. Credo che sia l'unico a potermi dare delle risposte sui ricordi che ho smarrito e ora, stupidamente, vorrei tanto che fosse qui, a darmi le risposte di cui tanto ho bisogno. Però non posso nemmeno credere ad ogni sua parola, potrebbe facilmente approfittare delle lacune nei miei ricordi per mentirmi e spingermi a fare quello che vuole... Senza che io possa impedirlo, le lacrime iniziano a sgorgare copiose dai miei occhi. Qual è la cosa giusta da fare? Di chi mi posso fidare? -Astrid! Sei in ritardo!- mi rimprovera Aaron irrompendo sgraziatamente nella mi stanza. Io sono rannicchiata sotto le coperte del mio letto, ancora scossa dal mio bizzarro incontro con Damien nel mio sogno. In tutta onestà, non ho assolutamente né la voglia né le forze anche solo per mettermi a sedere. Devo forse parlare di Damien con Aaron? Devo dirgli cosa è accaduto questa notte? Forse lui può aiutarmi oppure potrei solo incasinare di più le cose... Nonostante stia pensando a cosa fare da ore ormai, ancora non mi sono decisa. Appena mio cugino mi strappa le coperte di dosso gettandole a terra con forza ed i nostri occhi si incontrano, le parole mi muoiono in gola. Se prima stavo pensando di rivelargli ogni cosa, ora ho cambiato idea. Il suo occhio rosso, come ogni volta che lo mostra, mi mette i brividi, mi guarda sadico e divertito. L'altro, marrone scuro, mi rassicura di più, quindi decido di concentrare il mio sguardo su quest'ultimo. No, non posso parlarne con lui! Non posso rivelargli nulla di Damien, non voglio farlo. Sento di non doverlo fare, di tenere per me il nostro incontro. -Beatrix ti vuole parlare.- sbuffa porgendomi una mano per aiutarmi ad alzarmi. -Di cosa? -Non lo so. Non mi ha detto nulla.- ribatte bruscamente:-Ora smettila con le domande ed alzati, avanti. Fa per voltarsi ed uscire, ma si blocca e appoggia le sue mani sulle mie spalle. Mi guarda dritta negli occhi e dice:-Mi raccomando, fai come dice. Obbedisci senza fiatare e non ribattere come fai sempre con me. Lei ti vuole aiutare, vuole solo il tuo bene, ma se tu non collabori... La frase resta sospesa in aria e non c'è bisogno di completarla perché entrambi sappiamo cosa accade a chi non obbedisce a Beatrix. Annuisco e lui, per un breve attimo, mi stringe tra le sue forti braccia in modo protettivo. -Datti una sistemata e velocemente. Andrej penserà a scortarti da Beatrix.- mi dice scrutandomi attentamente. Un brivido percorre tutto il mio corpo, dalla testa ai piedi. Andrej. Ho come l’impressione di aver già sentito questo nome, ma non riesco ad associarlo al viso di nessuno... Annuisco ed Aaron, dopo qualche attimo di esitazione, esce dalla stanza chiudendosi la porta alle spalle ed io inizio a cambiarmi. Appena sono pronta, esco e fuori dalla stanza trovo un demone. -Sei tu Andrej?- gli domando continuando a fissarlo. Sì, ho già parlato con lui. L'ho già incontrato, anche se non riesco a rammentare molti dettagli. L’unica cosa che so, è che non mi rivolgevo a lui con il nome Andrej. Lo chiamavo in un altro modo, anche se lui mi diceva che non era quello il suo nome. Annuisce ed inizia a camminare senza spiccicare parola. Io lo seguo spremendomi le meningi, ho bisogno di ricordare qualcos’altro, qualunque cosa... -Pax...- mormoro dopo pochi istanti e lui si blocca di colpo, come pietrificato. Mi fermo anch'io e lo osservo con attenzione mentre si gira verso di me. -Non è il mio nome. Sono Andrej.- queste sono le prime parole che mi rivolge. La sua voce roca mi fa capire tono che lo sto innervosendo, o che forse si è semplicemente alzato dal letto con la luna storta. I suoi occhi neri sono completamente inespressivi, il suo sguardo è gelido e distaccato e mette i brividi, ha l’aria di essere uno capace di ucciderti con un colpo solo se lo fai infuriare e di certo le cicatrici sul suo volto non lo rendono meno spaventoso. Nonostante ciò, non riesco a frenare la mia maledetta lingua lunga. -Allora perché mi sembri così turbato?- gli domando circospetta. -Perché blateri assurdità. -Stavo ragionando e parlando da sola, non mi stavo rivolgendo a te. A volte mi capita. A te no?- rispondo insospettita. Lui sta nascondendo qualcosa, altrimenti non avrebbe reagito in quel modo. -Però, a quanto pare... tu ti chiami Pax, non Andrej. Altrimenti saresti andato avanti, senza dare peso a quello che stavo blaterando.- aggiungo riducendo gli occhi a due fessure. Probabilmente mi sto scavando la fossa con le mie stesse mani, non è consigliabile far infuriare un demone, soprattutto quando non hai la forza necessaria per difenderti, eppure non posso fare a meno che insistere. -Ti sbagli, sei totalmente fuori strada. Ora andiamo e vedi di camminare in silenzio.- ribatte linciandomi con lo sguardo e ricominciando a camminare. Lo seguo e tra noi cala nuovamente il silenzio. Pax. Mi è familiare questo nome, molto più del nome Andrej, ma dove l'ho sentito? Dopo pochi minuti siamo davanti alla stanza di Beatrix ed Andrej, senza dire una parola, se ne va lasciandomi sola. Io busso alla grande porta in legno e, dopo un attimo, Beatrix è davanti a me. -Entra.- mi ordina con voce atona. Da quando la conosco, non l'ho mai vista mostrare anche solo una piccola emozione, è sempre impassibile ed indifferente davanti ogni cosa. Lei dice che è questa la vera forza: non mostrare alcuna emozione e non provarne alcuna in maniera tale da non avere punti deboli che i nemici possano sfruttare. Le emozioni ci rendono fragili e sono facili da usare per colpirci e distruggerci. Forse ha ragione, ma io non posso fare a meno di provare dei sentimenti e, nonostante tutti i suoi sforzi per inculcarmi i suoi insegnamenti, non riesco a mascherarle. Se questo per lei significa essere debole, tutto sommato non mi dispiace poi troppo. Una volta varcata la soglia, Beatrix chiude la porta alle mie spalle. -Aaron mi ha detto che hai sognato due demoni. Due demoni a cui non dovresti nemmeno pensare.- dice andando dritta al punto, come sempre. -Ehm... sì. Lui mi ha detto di non pensare più a loro e così ho fatto- mento io cercando di mostrarmi il più naturale possibile. Non voglio che sappia la verità su quello che penso, non so come potrebbe reagire. Ora devo solo pensare ad altro, così che lei non ascolti i miei pensieri che potrebbero tradirmi. -Ne sei sicura?- mi domanda inchiodandomi sul posto con il suo sguardo glaciale. Annuisco, ogni parola mi resta bloccata in gola. I suoi occhi così vuoti e spenti mettono i brividi. -E come si chiamavano questi due demoni? -Non... non ricordo.- mento ancora. -A me Aaron ha riferito che si chiamavano Damien e Shawn. -Ah, già... Ma sai, non pensandoci mi sono passati di mente... Non mi ricordo nemmeno le loro facce.- mento ancora, facendo sempre più fatica a mantenere il sangue freddo. Non so per quanto tempo potrò ancora reggere il suo sguardo opprimente. -Mostrami exitium.- mi ordina lei ed io obbedisco docilmente. Incastrato nella cintura dei pantaloni ho un pugnale, che subito tiro fuori e porgo a mia zia. -Quando hai dei dubbi, guarda sempre il pugnale e ricordati. Ricordati da che parte stai e da che parte devi stare. Lo hai usato di tua spontanea volontà e ora sei vincolata a rimanere con me. Sai cosa accadrà se mi tradirai.- dice guardandomi dritta negli occhi. Deglutisco a fatica ed annuisco. Non mi ricordo quando, ma è stato Aaron a darmi questo pugnale che, ora che lo ho usato, mi vincola a non tradire Beatrix. Il pugnale stesso mi ucciderebbe se tradissi mia zia e la sua causa per la quale ha dato tutta se stessa. Osservo il pugnale per non incontrare ancora lo sguardo spaventoso di mia zia. La lama scura ed affilata di iridio è piena di strani simboli incisi di cui non ne capisco il significato, solo a guardarla mi vengono i brividi e mi fanno pensare subito al fatto che quest'arma è pericolosa. -Rifletti bene su quel che ti conviene fare o non fare, pensa alle conseguenze delle tue azioni e delle tue scelte. Prova a capire quanto ti conviene continuare ad indagare su Damien e Shawn, perché so che non li hai scordati. So che vuoi sapere chi sono. Pensaci prima di indagare, perché una volta che avrai scoperto quel che vuoi, non potrai più tornare indietro. Vale la pena di vivere tra immensa sofferenza ed infinita nostalgia per riavere indietro dei futili ricordi?- conclude lei ed io rimango in silenzio. -Vai.- mi congeda dopo qualche attimo:-Non ho altro tempo da dedicarti. Annuisco e, senza dire una parola, esco. Una volta in corridoio mi permetto di fare un respiro di sollievo e di pensare alle parole che mia zia ha detto. Io ci tengo a recuperare i ricordi che ho perduto, ma perché lei ha detto che se li recupero, vivrò una vita di sofferenze e nostalgie? Cos'è successo di così grave? Con la mente sommersa da mille domande a cui non trovo risposta mi dirigo verso la camera di Alexander. Tutte le volte che ho bisogno di parlare, vado sempre da lui, è l’unico ad essermi di conforto qua dentro. Appena entro nella stanza di mio cugino, lui concentra il suo sguardo indagatore su di me. -Cos'è successo? Hai una faccia che fa spavento.- mi fa gentilmente notare Alexander. Io sospiro e decido di raccontargli della piacevole chiacchierata con nostra zia e del nuovo sogno che ho fatto, in cui c'era Damien. -Nostra zia non vuole che tu recuperi i ricordi... Che strano. Dovrebbe aiutarti, aveva promesso che se ci fosse stato un modo per recuperarli ci avrebbe aiutati.- commenta mio cugino. -Forse ha ragione. Forse soffrirei e basta dopo aver recuperato i ricordi.- mormoro io, affranta:-Però voglio comunque andare fino in fondo. Mio cugino sospira:-Sai, ci ho riflettuto... Ho una fifa tremenda di commettere qualche errore e di scatenare l’ira di nostra zia, però tu l’altra sera avevi ragione. Dobbiamo recuperare i nostri ricordi, senza di essi non abbiamo il quadro completo della situazione. Ormai è evidente che ci stanno nascondendo qualcosa e dobbiamo scoprire che cosa per decidere se possiamo fidarci o meno. -Non sei l’unico ad aver paura. Paura che le parole di Beatrix siano vere, paura di soffrire... -Se non ti ricordi quello che hai dimenticato, non potrai mai sapere quello che hai perso venendo qui. Magari non è come dice la zia. E se starai male, ci sarò io al tuo fianco, pronto a sorreggerti per non farti cadere e pronto a riassemblare il tuo cuore in caso si rompa.- dice lui con sicurezza. -E poi, anche tu dovrai aiutare me a recuperare i miei ricordi. Ci sosterremo l’un l’altra. Io annuisco e, sorridendo, lo abbraccio. Avere il suo supporto alleggerisce il peso che mi sto portando sulle spalle in questi ultimi giorni. -Aaron ci sta aspettando... meglio andare.- mi sussurra all'orecchio accarezzandomi la schiena e, dopo qualche minuto, ci decidiamo entrambi ad alzarci.
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