Due giorni dopo sono di nuovo nella stanza di Alexander.
-Non posso stare buona e tranquilla.- dico risoluta a mio cugino:-Voglio scoprire cosa ci nascondono Beatrix e Aaron e voglio farlo al più presto, dobbiamo agire, non possiamo restare ad aspettare che le risposte cadano giù dal cielo.
-D'accordo, se non vogliamo finire nei guai ed essere scoperti, dobbiamo avere un piano. Da dove pensi di partire?- mi domanda il ragazzo sedendosi sul letto e studiandomi con attenzione.
-Da Pax.- rispondo senza esitazioni.
-E chi è?- mi domanda lui perplesso.
-Andrej.
-Quello che sta sempre con Beatrix? Lo sai vero che è il suo genelare più fidato?- dice ed intanto mi guarda come se fossi una folle:-Dobbiamo essere cauti! E parlare con Andrej mi sembra davvero una pessima, pessima idea, sarebbe come andare da Beatrix ed affrontarla direttamente!
-Lui non si chiama Andrej, ma Pax, ne sono certa. Anche se, il come io sappia ciò, è tra i ricordi che ho perso. Comunque, una volta l'ho chiamato accidentalmente Pax e la sua reazione mi ha fatto capire che ho ragione. Lui nasconde qualcosa a Beatrix, perché altrimenti non mentirebbe sul suo vero nome.- gli spiego io.
-Anche se fosse come dici tu, come credi di farti dire la verità? Se davvero sta mentendo a nostra zia, a maggior ragione non ti dirà nulla e farà in modo di ostacolarci.
-Andrej non sta mentendo solo sul suo nome, penso nasconda dell’altro e voglio provare a metterlo alle strette. Se gli facessi credere che ho intenzione di smascherarlo davanti a mia zia, forse potrei spingerlo a dirmi qualcosa in cambio del mio silenzio.
-Cercherò di aiutarti il più possibile, ma fai attenzione. Minacciare uno come Andrej, o come cavolo si chiama, può essere molto pericoloso.- mi avverte lui:-Mi sembra uno senza scrupoli.
Annuisco:-Lo so, ma sono disposta a tutto pur di andare in fondo a questa storia. Voglio sapere chi sono Damien e Shawn, perché li ho sognati e che rapporto avevo con loro prima di perdere i ricordi degli ultimi mesi prima che arrivassi qui.
-Ti prego, fai molta, moltissima attenzione. Ho come la sensazione che succederà presto qualcosa di brutto.- dice sospirando affranto ed io annuisco.
-Pure io ho questa sensazione, ma non possiamo restarcene con le mani in mano. Ora che ci siamo dentro, non ne possiamo più uscire. E lo sai anche tu. Io e te dobbiamo sapere la verità, non possiamo continuare a far finta di niente... Perché più il tempo passa e più sono convinta che, forse, ci stiano nascondendo qualcosa di molto brutto e che... non siano davvero loro i buoni in questa storia...
Lui annuisce ed io mi sento sollevata. Sapere di avere al mio fianco Alexander, che mi appoggia ed è pronto ad aiutarmi, mi fa sentire molto meglio e soprattutto meno sola.
Ho paura di perdere Beatrix e Aaron, ormai sono l’unica famiglia che mi è rimasta, ma scoprire la verità, a questo punto, è più importante.
-Sicura che sia di guardia qui?- mi domanda Alexander guardandosi intorno circospetto ed inquieto.
-Sì, me lo ha detto Aaron.
-Cosa? Così si sarà subito insospettito!- esclama lui.
-No, non penso, ho fatto in modo che mi dicesse lui di venire a cercarlo. Dato che ora è occupato a svolgere un compito assegnatogli dalla zia, gli ho chiesto se potesse accompagnarmi fuori a fare un giro e lui mi ha detto di venire a cercare Andrej qui. Sapevo mi avrebbe risposto così, in fondo Pax è il più fidato dei suoi sottoposti.- gli spiego io.
Mio cugino sospira scuotendo la testa ed io gli sorrido:-Stai tranquillo, per il momento va tutto bene.
Siamo davanti all'uscita del nascondiglio e stiamo cercando Pax (o Andrej) che dovrebbe teoricamente essere di guardia qui con altri due demoni, ma non c'è traccia di anima viva...
-Cosa state facendo voi due? Ve ne volete andare? Ci state disturbando, tornatevene dentro mocciosi!
All'udire questa voce, sobbalzo.
È Pax, riconosco la sua voce dura e profonda, ma continuo a non vederlo da nessuna parte.
-Vogliamo parlarti.- rispondo incerta mentre mio cugino continua a guardarsi intorno confuso.
Pax ed altri due demoni entrano nella mia visuale uscendo da dietro alcuni alberi ed arbusti che sono intorno all'ingresso del nascondiglio.
-Di cosa? Mi risulta che non abbiamo nulla da dirci, o sbaglio?- mi domanda Pax impassibile mentre gli altri due, rimasti qualche passo indietro, ci osservano silenziosi.
-Innanzitutto devi accompagnarmi fuori da qui.- gli dico io cercando di ostentare una sicurezza che non ho.
-Io non devo fare proprio nulla.- ribatte stizzito facendo ridacchiare le altre due guardie.
-Lo ha ordinato Aaron. Quindi? Vuoi che vada da sola? E se mi capitasse qualcosa? Aaron se la prenderebbe sicuramente con te e tu finiresti in guai seri.- rispondo a tono incrociando le braccia al petto.
Lui mi fulmina con lo sgurdo e borbotta qualcosa, poi fa cenno con la testa agli altri due demoni di restare fermi e dice:-Andiamo, marmocchi. I giovani di oggi non sanno nemmeno fare due passi da soli.
Inizia a camminare ed io ed Alexander ci affrettiamo a corrergli dietro per stare al passo.
-Perché dici di chiamarti Andrej? So che ti chiami Pax.- dico andando dritta al punto non appena siamo sufficientemente lontani dalle altre guardie.
-Non avevi detto che volevi farti un giro nei dintorni e che dovevo farti da scorta? Sto facendo la mia parte, ora che ne diresti di camminare in silenzio?- ribatte bruscamente continuando a camminare, ma io non demordo e lo affianco.
-Allora non ti dispiacerà se continuerò a chiamarti Pax, anche davanti a mia zia.- replico studiando con attenzione il suo viso. Per un attimo vedo le sue spalle irrigidirsi e la sua espressione impassibile vacillare, ma si ricompone all’istante.
-Preferirei che lo evitassi.- ringhia a bassa voce.
-Perché? Voglio solo delle risposte, Pax.
Lui sbuffa, credo che abbia ormai capito che è inutile tentare di farmi desistere.
-Perché il mio nome è troppo legato alla mia vecchia vita che qui, mi metterebbe solo nei guai. Quindi, vedete entrambi di non spifferarlo in giro o vi uccido con le mie stesse mani prima ancora che lo venga a scoprire la vostra zietta.- dice voltandosi di scatto e guardandoci minaccioso con i suoi occhi scarlatti.
Sia io sia mio cugino ci blocchiamo sul posto, terrorizzati.
-Non è nostra intenzione rivelare il tuo segreto.- mi affretto a dire deglutendo a fatica. Il suo sguardo mette i brividi.
-Ma davvero? Eppure mi era parso che tu avessi detto l’esatto contrario poco fa.- replica il moro con voce atona.
-Noi... ecco, volevamo sapere alcune cose. Ad esempio il motivo per il quale sia io che Astrid abbiamo perso alcuni dei nostri ricordi... Sei praticamente il braccio destro di Beatrix, crediamo che tu sappia qualcosa.- prosegue Alexander:-Non vogliamo crearti problemi, vogliamo solo sapere la verità.
-Vi sbagliate, non so nulla.- risponde immediatamente il demone.
Mente.
-E perché io non ti credo?- insisto io.
-Ed io come faccio a sapere quali assurdi pensieri passino per quella tua testolina da mezzo angelo? Non sono affari miei se non mi credi, questo è quanto.- ribatte lui innervosito.
-Dimmi almeno come faccio a sapere il tuo vero nome, Pax!- continuo allora io, sempre più infervorata, mentre al mio fianco vedo Alexander supplicarmi con gli occhi di stare calma:-Se non lo hai detto a nessuno, io come lo so?
-Era quello che speravo mi dicessi tu!- sbotta il demone guardandomi dritto negli occhi.
-Quindi... non mi hai mai vista prima che arrivassi qui? Non ci conoscevamo già?- domando stupita e lui annuisce.
Ora non sta mentendo, me lo sento.
Ma allora perché so il suo nome? E perché mi sembra di conoscerlo da prima di arrivare qui?
-E... com'è possibile?- domanda Alexander confuso.
-Ti ho appena detto che non ne ho idea, stupido ragazzino. Ora che abbiamo parlato, possiamo finalmente tornare indietro? Avrei da fare.- sbotta Pax irritato iniziando a tornare indietro senza attendere una risposta.
-Aspetta! Non abbiamo ancora finito!- lo blocca però mio cugino:-Non potreste, che so, avere qualche conoscente in comune?
Pax si blocca di nuovo con un’espressione infastidita mentre un lampo attraversa la mia mente, proiettando davanti ai miei occhi un nome.
-Non dire scemenze.- ringhia il demone mentre io, senza riflettere, dico ad alta voce:-Alissa.
Chi è però? So che è qualcuno di importante, ma non riesco a ricordare nient’altro che il nome.
Pax, udendo questo nome, sobbalza e con due falcate si avvicina a me, gli occhi due braci ardenti ed i canini sporgono dalle sue labbra, un’espressione minacciosa sul volto. Senza che io abbia il tempo di indietreggiare, con una mano circonda il mio collo, stringendolo con forza e bloccandomi il respiro in gola. Io cerco di allentare la sua presa con le mie mani, ma inutilmente, è troppo forte rispetto a me. Alexander, alla mia destra, resta immobile, come paralizzato, con gli occhi sgranati dal terrore.
Forse non è stata davvero una buona idea decidere di parlargli...
-Cosa sai di lei?- mi domanda il demone ringhiando furioso.
Devo davvero smetterla di parlare senza pensare.
-Non ricordo... so solo che mi è venuto in mente questo nome. Non ricordo chi sia, seriamente. Non ne ho la più pallida idea.- rispondo io respirando affannosamente mentre stringo le mie mani intorno alla sua e cerco di fargli mollare la presa.
-Sai, dovresti imparare una cosa molto importante: non intrometterti nella mia vita.- sibila lui riducendo gli occhi a due fessure, stringendo di più la sua mano intorno al mio collo ed avvicinando il suo viso al mio.
Vedo con la coda dell’occhio Alexander riprendersi e scattare verso di noi, pronto ad attaccare il demone, il quale però lo respinge abilmente con il braccio libero e, senza distogliere lo sguardo da me, dice:-Non ti avvicinare o le stacco davvero la testa.
-Dimmi la verità, dimmi chi sei!- continuo ad insistere io mentre mio cugino si rimette in piedi, senza però tentare di attaccare di nuovo.
-Sei solo un insignificante, stupida ed ingenua ragazzina.- dice il demone sputando le parole con rabbia ed odio per poi spintonarmi all’indietro e lasciarmi libera dalla sua presa.
Alexander mi accoglie tra le sue braccia prima che possa cadere a terra e mi stringe a sé.
-Ora, tornate dentro.- ci ordina lui con un tono di voce duro che non ammette repliche.
-Cosa sta accadendo, Andrej?- domanda una voce fin troppo familiare alle spalle di Pax.
Il demone si volta e guarda Aaron dritto negli occhi, senza dire niente.
-Attendo una risposta.- ripete mio cugino continuando a guardare il demone con sguardo gelido.
-È stata colpa mia, ho provocato Andrej, scusa.- mi affretto a rispondere io ed Aaron sposta allora lo sguardo su di me, osservandomi dubbioso.
-Sai che non sono molto brava a camminare in silenzio e come mio solito ho parlato troppo. Andrej mi aveva avvertita che non gli piacciono molto le chiacchiere inutili, ma io ho insistito. Infatti vorrei adesso chiedergli scusa per averlo infastidito.- continuo io, notando che Pax ora mi sta osservando con attenzione.
-Bene. Comunque, Astrid, ero convinto che fossi in grado di difenderti meglio di così, penso che dovrò farvi allenare entrambi di più, adesso tornate dentro, la passeggiata è finita. Andrej, Beatrix ti cerca, ha bisogno del tuo aiuto.- ordina Aaron voltandosi per tornare indietro e tutti e tre lo seguiamo in silenzio.
Sono ancora fuori dal nascondiglio, in mezzo all'immensa distesa di prato verde circondata da alcune montagne e da una fitta boscaglia.
Beatrix, più di una volta, mi ha detto che sono dotata di poteri molto particolari (anche se non mi ha mai detto cosa sono in grado di fare) e ora che ne ho l’occasione voglio capire se, la volta scorsa, sono stata io a portare nel mio sogno quel demone come mi ha detto lui o lui ad introdursi qui.
Spero nella prima opzione perché ho bisogno di risposte e devo parlargli.
Mi siedo a terra, un lieve e freso venticello mi scompiglia i capelli ed io alzo gli occhi al cielo stellato, concentrandomi sul volto del demone.
Damien.
Ho bisogno di parlare con lui. Ho bisogno che lui venga qui, da me. Ho bisogno che mi dica tutto quello che sa.
Una mano calda si posa delicata sulla mia spalla ed il mio corpo viene percorso dai brividi.
Giro lentamente la testa e, davanti a me, appare Damien inginocchiato che mi osserva con i suoi occhi scuri. Con cautela mi giro con tutto il corpo, interrompendo così il nostro contatto.
-Finalmente... Da quando ci siamo visti l'ultima volta e tu mi hai cacciato via... sono praticamente andato del tutto fuori di testa.- sussurra accennando un sorriso amaro:-Temevo non saresti più entrata in contatto con me.
-Io non so chi tu sia.- affermo cercando di rimanere lucida e risoluta.
Il suo sorriso si spegne ed i suoi occhi si incupiscono, diventando più scuri.
-Immaginavo una cosa simile, altrimenti tu avresti cercato prima di metterti in contatto con me... ma sentirtelo dire... Sentirti dire che non ti ricordi chi sono... fa male.- mormora lui appoggiando una mano sulla mia guancia.
Mi osserva nostalgico e nei suoi occhi vedo una profonda solitudine.
Io mi ritraggo lasciando la sua mano sospesa a mezz'aria. Non voglio fidarmi di lui, non ancora almeno.
-Voglio che tu mi dica chi sei, è per questo che ti ho chiamato qui.- gli dico io cercando di non vacillare davanti al suo sguardo ferito.
-Cosa ti hanno detto Beatrix ed Aaron?- mi domanda invece lui, stizzito.
-Mi hanno detto che sei morto e che tempo fa hai attentato alla mia vita. Ora rispondi tu, alla mia domanda.
Lui ride, una risata amara.
-Che bella stronzata che ti hanno raccontato!- dice continuando a ridere.
-So che non sei morto, altrimenti adesso non saresti qui. Ma è vero che hai cercato di uccidermi? È vero che per me sei un pericolo?- continuo io ignorandolo.
-No. E so, che anche tu sei consapevole del fatto che non ho cercato di ucciderti, se così non fosse non rimarresti qui a parlarmi tranquillamente.- replica lui tornando serio, senza distogliere lo sguardo.
E di nuovo dentro di me sento che non sta mentendo.
Senza volerlo, mi lascio sfuggire un sospiro di sollievo ed il mio cuore inizia a battere più velocemente.
-Non avrei mai potuto.- aggiunge dopo alcuni attimi di silenzio.
-Perché?- gli domando io.
-Lo sai il perché. Inconsciamente sai chi sono, altrimenti non saresti riuscita a farmi venire qui né l’altra volta né ora ed io non posso entrare nei tuoi sogni se non so nemmeno dove sei e non sono abbastanza vicino a te.- mi risponde lui.
-Ti ho chiamato qui perché ho bisogno di risposte.
-Tutte le risposte che cerchi sono dentro di te.
-lo so, dannazione, lo so!- esclamo:-Però non riesco a ricordarmele! Ed ora non so di chi possa fidarmi e non so quale sia la verità!
Chiudo gli occhi e faccio un respiro profondo per riprendere il controllo di me. Mi concentro poi sul demone che ho davanti, io voglio ricordarmi chi è e del legame c'era tra noi.
La sua sola voce è in grado di far accelerare i battiti del mio cuore e per fortuna che siamo seduti a terra, perché le gambe mi tremano e sono più che sicura che le ginocchia in questo momento non reggerebbero il mio peso.
I suoi occhi mi sono troppo familiari, è come se già in passato mi fossi persa dentro essi più di una volta. E forse è davvero così.
Mando via a calci la ragione e cerco di farmi guidare dal mio corpo e dal mio istinto.
Sollevo la mano destra a mezz’aria e la poso con titubanza sulla guancia di Damien. Sposto la mano più in alto, sulla tempia, poi sulle palpebre chiuse. Mi muovo delicatamente, come se temessi di romperlo in mille pezzi, di distruggerlo con il solo tocco. Lui invece mi lascia fare, quasi beandosi del mio tocco ed io non riesco a trattenere il piccolo sorriso che si forma sulle mie labbra. E pensare che quello che ho davanti è lo stesso demone che ho visto diverse notti fa in sogno, quello che ha distrutto un’intera stanza arrivando addirittura ad avventarsi contro il suo stesso amico.
Chiudo gli occhi e mi beo di questo momento di quiete. Per la prima volta, dopo tanto tempo, mi sento davvero in pace e mi sento completamente al sicuro.
Faccio scendere la mano sul naso, poi la sposto sull'altra guancia ed in fine le mie dita sfiorano le sue labbra.
Lui resta immobile, senza dire nulla, semplicemente sospira malinconico.
Una raffica di emozioni nuove, che però mi sembra già di conoscere, inizia a scombinare tutti i miei pensieri mentre il mo cuore martella nel petto velocemente.
Apro gli occhi e mi ritrovo vicinissima al viso di Damien. Troppo vicina. Nemmeno mi ero accorta di aver quasi del tutto annullato la distanza che ci separava.
I suoi occhi sono chiusi, le sue lunghe ciglia chiare si muovono impercettibilmente, i capelli gli ricadono morbidi sulla fronte ed il suo volto sembra rilassato come mai lo avevo visto.
Sposto la mano dalle sue labbra e gli scosto i capelli dalla fronte.
Apre gli occhi e li fissa nei miei, nessuno dei due riesce a distogliere lo sguardo.
Prende la mia mano nella sua e la scosta dalla propria fronte, poi se la porta alle labbra e ne bacia il dorso delicatamente.
Le sue labbra sono calde e morbide e mi provocano una serie di brividi che salgono lungo il braccio e si estendono in tutto il corpo.
Faccio un respiro profondo mentre sento che il cuore potrebbe esplodermi nel petto.
-Io sono già... confusa. E tu mi confondi ancora di più.- mormoro e lui sorride.
Ormai i nostri visi sono così vicini che sento il suo caldo respiro sulla mia pelle. Sposto lo sguardo sulle sue labbra invitanti e lui fa lo stesso con me.
Credo che questo sia un enorme sbaglio. Anzi, ne sono sicura.
Mia zia non me lo perdonerebbe mai. Non posso condividere un momento così intimo e privato con lui, che dovrebbe essere mio nemico. Tuttavia, non riesco ugualmente a resistergli. Sono profondamente attratta da lui e non riesco a fare nulla per resistete.
All'improvviso vedo il suo sguardo alzarsi oltre le mie spalle e la sua espressione mutare. Vedo i suoi occhi diventare rossi come il sangue, vedo la rabbia ed il rancore invadere i suoi pensieri.
Due forti braccia mi cingono la vita e mi spingono ad alzarmi, facendomi rapidamente allontanare da Damien che intanto è già scattato in piedi.
-Ti avevo detto di non pensare più a questo demone!- sbotta Aaron tenendomi saldamente tra le sue braccia.
-Ma... lui sa! Lui sa qualcosa dei ricordi che ho perso e può aiutarmi! Ti prego, lasciami!- ribatto io mentre i miei occhi si inumidiscono e la mia vista si appanna.
-Vattene! Lo sai che, anche se tu riuscissi adesso ad avere la meglio su di me, Astrid è comunque con me, nella realtà. Sarebbe lei, a pagare le conseguenze delle tue azioni. Sei sicuro di voler essere la causa del suo dolore, di nuovo?- domanda Aaron a Damien che subito fa un passo indietro, spostando lo sguardo da mio cugino a me. È preoccupato, vorrebbe correre in mio soccorso e liberarmi dalla presa di mio cugino, ma si trattiene, consapevole di non poter fare niente in questo maledetto sogno.
Aaron, intanto, appoggia una mano sul mio collo e stringe.
-Stai fermo.- intima mio cugino rivolto a Damien.
Veniamo rapidamente circondati dall’oscurità mentre il paesaggio inizia a scomparire. Mio cugino si sta appropriando del mio sogno, ne sta assumendo il controllo.
-Aaron, ti prego. Ho bisogno di sapere che cosa non ricordo.- supplico mio cugino, che però mi ignora e continua a tenere stretto il mio collo con la sua mano.
Damien resta immobile. Vedo il suo corpo fremere di rabbia e nei suoi occhi leggo la voglia che ha di prendere a calci mio cugino, ma prima che possa fare qualsiasi cosa, Aaron ha già preso del tutto il controllo del mio sogno e mi sta lentamente riportando alla realtà.
Vedo la figura di Damien farsi sempre più sfocata finché non sparisce avvolta dalle tenebre.
Aaron mi tiene saldamente stretta a sé mentre io cerco di liberarmi dimenandomi come una forsennata.
-Lasciami, Aaron! Ti prego!- urlo mentre piano piano usciamo dal sogno.
Apro gli occhi. Sono nel mio letto. Nella mia stanza.
Sono tornata nella realtà.
Mi metto a sedere mentre sento la testa scoppiarmi.
C'è una candela accesa che illumina parzialmente la stanza e, accanto a me, in piedi, vedo Aaron. Mi guarda furioso, entrambi i suoi occhi sono rossi ed i canini estesi al massimo fuoriescono dalla sua bocca.
Non ho mai avuto così tanta paura di mio cugino come in questo momento.
Mi afferra violentemente un braccio, facendomi male, e mi costringe ad alzarmi con la forza.
Mi strattona fuori dalla mia stanza ed inizia a trascinarmi lungo i bui e tetri corridoi del nasconsiglio. Cerco di liberarmi, ma la sua presa è d'acciaio e mi è impossibile allentarla.
-Aaron, lasciami! Mi stai facendo male!- lo prego mentre le lacrime iniziano ad offuscarmi la vista. Aaron non mi ha mai trattata così e, vedere che ora è così violento, mi ferisce.
-La prossima volta ci pensi prima di ignorare i miei avvertimenti! Te l'ho detto di dimenticarti di quel demone e tu che fai? Ti metti in contatto con lui! Certo che sei proprio stupida!- urla infuriato stringendomi il braccio con ancora più forza:-Perché cazzo sei così testarda?!
Mi zittisco ed abbasso la testa mentre le lacrime solcano le mie guance, seguendolo senza più oppure resistenza. Tanto, sarebbe inutile.
Dopo pochi minuti mio cugino spalanca con un calcio una porta in fondo al corridoio e mi trascina dentro una stanza che non ho mai visto prima.
Le candele sono accese e, sul letto, vi è una ragazza, che mi sembra essere una demone, intenta a leggere.
-Ma quale onore... a cosa devo questa tua visita?- domanda la ragazza chiudendo il libro quando Aaron sbatte la porta con violenza.
Mio cugino mi butta per terra e, con rabbia, dice:-Ho bisogno del tuo aiuto.
La ragazza ha dei lunghi capelli castani e gli occhi azzurri, la pelle abbronzata e liscia ed indossa una t-shirt bianca con dei pantaloncini blu.
Guardandola meglio... non è una demone, ma nemmeno un angelo. Che sia un essere umano? Impossibile, perché allora si troverebbe qui?
-Tienila d'occhio ed impediscile di contattare ancora quel demone! Mi raccomando, non perderla di vista per un istante e tienila sveglia!- sbotta Aaron e la ragazza mi lincia con lo sguardo.
Non so perché, ma mi dà sui nervi. Mi infastidisce anche la sua sola presenza e raramente qualcuno mi ha fatto sentire così.
-Cos’è, non riesci a star dietro alla tua dolce cuginetta?- dice la ragazza stuzzicando Aaron:-Sei tu che ti sei fatto in quattro per trovare un modo per portarla qui, nonostante io ti avessi avvertito che era un'idea terribile. Ora te ne penti? Hai finalmente capito che ti sei sbagliato? Che dovevi ucciderla subito?
-Taci, Sally.- la zittisce brusco mio cugino, linciandola con uno sguardo di fuoco.
Sally. Ecco come si chiama.
-Ora è meglio che me ne vada o rischio veramente di fare qualche idiozia, tipo uccidere qualcuno.- sibila Aaron per poi aggiungere:-Guai a te se ti becco ancora con quel demone. Ti assicuro che, se lo farai di nuovo, non esiterò ad ammazzarti all’istante con le mie mani.
Dopo aver smesso di urlarmi contro, il castano esce dalla stanza, lasciandomi sola con Sally.
-Allora, Astrid, tutto bene? Hai detto addio al tuo affascinante Damien?- mi domanda stizzita la ragazza abbassandosi alla mia altezza e guardandomi schifata, come se io fossi meno di un misero scarafaggio da calpestare.
-Tu... che cosa sei? Un'umana?- le domando però io.
-Sì, e allora? Un mio lontano parente era un demone e da esso ho ereditato alcuni poteri.- risponde lei con astio.
-Ora, carina, alzati da terra e stai buona sulla sedia. Per colpa tua mi toccherà stare in piedi tutta la notte per farti da baby-sitter.- dice afferrandomi un polso e facendomi alzare.
Faccio come mi ha ordinato senza oppormi e lei si risiede sul letto, riprende in mano il libro e ricomincia a concentrarsi su di esso.
-Tu, quindi... conosci Damien?- le domando ripensando a come ne ha parlato.
-Sì. Ora taci, non vedi che sono occupata?- ribatte seccata e seguono alcuni minuti di silenzio.
-Per quanto dovrò stare ancora con te?- le domando ancora io, interrompendo di nuovo la sua lettura.
-Finché non imparerai ad obbedire docile agli ordini di Beatrix e di Aaron e finché uno dei due non verrà a riprenderti.- sbuffa lei:-E mi auguro che accada presto, già non ti sopporto più.
Tra noi cala di nuovo il silenzio, tuttavia io non ce la faccio a stare zitta, non dopo quello che è accaduto.
Ripenso alla mia vicinanza con Damien ed alle mie dita sulla sua morbida pelle, altri brividi percorrono tutto il mio corpo mentre il cuore riprende a battermi all'impazzata nel petto. E poi ecco Aaron che con il suo arrivo ha distrutto il momento mostrando inoltre una violenza che non avevo mai visto, o almeno mai rivolta verso di me.
-Cosa sai di Damien?- domando ancora.
Sally, visibilmente innervosita, chiude il libro con forza e si alza dal letto, avvicinandosi a me.
Appoggia le sue mani sulle mie spalle e le stringe con forza per poi vvicinare il suo viso al mio e con gli occhi ridotti a due fessure sibilare:-Era il mio ragazzo ed una grande cagna me l'ha portato via. Va bene? Ora, ti dico questo: non mi stai molto simpatica, per nulla, proprio non ti sopporto e se fosse per me, saresti già morta. Purtroppo, però, io non posso decidere del tuo destino, quindi ora mi tocca farti da balia. Odio il fatto che dovrò passare del tempo con te e so che anche tu non ne sei molto contenta, quindi fai a un favore ad entrambe: chiudi quella tua dannatissima fogna e lasciami in pace, fai la brava e fai finta di non esistere. D'accordo?
Annuisco, sorpresa dalle sue parole e senza la minima voglia di litigare. Piuttosto, ad attirare la mia attenzione è soprattutto la prima parte del suo discorso, Damien era davvero il suo ragazzo? O lo ha detto solo per cercare di ferirmi?
Scuoto la testa, è inutile pensare a questo ora che mi ritrovo incastrata qui. E se provassi a scappare?
Meglio di no. Beatrix prenderebbe la mia fuga come un tradimento e qui i traditori non vengono trattati molto bene. Mi tasto la vita e sento il pugnale ancora incastrato nella cintura. Finché avrò questo con me, non potrò fare nulla che vada contro mia zia...
Sospiro e mi preparo alle ore più lunghe della mia vita.